Articolo Pubblicato il 18 gennaio, 2021 alle 10:00.

Il 18 gennaio del 2017 si consumava la più grave catastrofe sulla neve che sia mai accaduta in Italia: una valanga travolgeva un hotel a Rigopiano di Farindola, in provincia di Pescara, in Abruzzo, portandosi via 29 persone che si trovavano in quel resort nel pieno della stagione delle “settimane bianche”, tra ospiti e dipendenti.

 

Una catastrofe “di Stato”

Una strage immane ed evitabile, causata da una fatale catena di omissioni e mancanze che coinvolgono svariati organi statali periferici: la struttura che non doveva essere autorizzata e realizzata in quel luogo già teatro di fenomeni simili, e che non doveva essere aperta in quel periodo dell’anno, la sottovalutazione di quanto stava accadendo, i ritardi della macchina dei soccorsi, oggetto persino di “depistaggi” a posteriori. Una brutta pagina di storia delle istituzioni, e non è un caso che lo Stato proprio in questi giorni di gennaio 2021 abbia annunciato il (molto) parziale risarcimento erogato ai familiari delle vittime, che però si aspettano soprattutto verità e giustizia e rinnovato impegno per ottenerle.

Lento anche il processo, come i soccorsi

Il processo che si sta celebrando a Pescara, e che vede sul banco degli imputati numerosi tra amministratori e funzionari, non ultimo l’ex prefetto della Città, infatti, sta procedendo ancora più lentamente dei soccorsi, dopo quattro anni non si è ancora usciti dall’udienza preliminare e bisognerà attenere un altro mese e mezzo per la prossima udienza, il 5 marzo: tempi lunghi che l’emergenza Covid non basta da sola a giustificare.

Il commosso ricordo della moglie da parte del superstite Giampaolo Matrone

In questo clima ricorre il quarto anniversario di “Rigopiano”, in occasione del quale Studio3A intende ricordare tutte le 29 vittime e stingersi a due persone speciali che assiste, Giampaolo Matrone e la figlioletta Gaia, di 9 anni. Giampaolo, che oggi ha 37 anni e che vive a Monterotondo, è il sopravvissuto simbolo di quella catastrofe: lui in quel resort c’era e vi è rimasto sepolto per 62 lunghe e interminabili ore.

Alla fine è stato tratto in salvo ed è vivo per miracolo, ma a carissimo prezzo: in quell’inferno di neve ha perso la moglie e compagna di vita, Valentina Cicioni, ed è uscito con menomazioni gravi e invalidanti agli arti. Non è più in grado di fare il lavoro che svolgeva da quand’era ragazzino, il pasticciere. Ma quanto meno il destino gli ha consentito di continuare a stare vicino alla figlia, rimasta orfana di mamma ad appena cinque anni, aiutandola – e aiutandosi a vicenda – ad andare avanti e a vivere una vita per quanto possibile serena.

Per questa giornata del 18 gennaio (2021) sempre particolare, Matrone ha voluto dedicare alla moglie una poesia e un video speciale, che si conclude (in foto) con il lancio in cielo di 29 palloncini con i nomi delle vittime, tutti bianchi eccetto quello per Valentina, rosso e a forma di cuore: non solo un ricordo toccante, ma anche un profondo anelito di giustizia per tanti innocenti e un messaggio forte “lanciato” alle istituzioni, che tragedie di queste dimensioni non abbiano mai più a ripetersi.