Articolo Pubblicato il 3 novembre, 2020 alle 17:30.

Mai lasciare le chiavi dell’auto nella “disponibilità” dei male intenzionati, perché si rischia non solo di vedersi rubare la vettura senza alcuna difficoltà ma anche di non essere risarciti se il veicolo è assicurato, in quanto l’assicurazione può appellarsi alla “colpa grave” dell’assicurato.

Da segnalare, al riguardo, la sentenza n. 636/20 del Tribunale di Vicenza che, interpretando per la verità in modo molto rigido questo principio, ha respinto la richiesta di indennizzo perché le chiavi originali della macchina rubata erano state lasciate non all’interno dell’abitacolo o peggio ancora inserite nel quadro  non infrequentemente i proprietari commettono anche questa leggerezza fatale -, bensì nella camera d’hotel di cui l’incauto automobilista non aveva chiuso a chiave la porta durante la notte.

 

L’azienda proprietaria di un’auto rubata cita in causa l’assicurazione

Il legale rappresentante di una società vicentina, con ricorso ex art. 702 bis c.p.c. depositato nel settembre 2014, aveva citato in giudizio la Ca. Assicurazione Società Cooperativa a r.l., per sentirla condannare al pagamento della somma di 26.856,17, oltre agli interessi legali, quale indennizzo spettante in forza della polizza assicurativa che copriva in caso di furto l’autoveicolo di proprietà della stessa società concesso in locazione finanziaria al un’altra srl con contratto stipulato nel 2010.

Il mezzo era stato rubato il 17 dicembre 2012 a un collaboratore dell’azienda a cui era stato dato in locazione, furto regolarmente denunciato ai Carabinieri di Verghereto, ma alla richiesta di pagamento di indennizzo rivolta dalla ditta proprietaria del veicolo assicurato, la compagnia assicuratrice aveva comunicato di non ritenere dovuto il pagamento, rilevando nel comportamento dell’utilizzatore una colpa grave.

 

La compagnia si appella alla “colpa grave”

Nel corso del giudizio la Ca. Assicurazione si era richiamata alla clausola n. 26 delle condizioni generali del contratto assicurativo, che recitavano: ”Dalla garanzia sono esclusi i danni determinati da dolo o colpa grave dell’assicurato, delle persone con lui coabitanti, dei suoi dipendenti o delle persone da lui incaricate alla guida, riparazione o custodia del veicolo assicurato e comunque i danni da furto avvenuto con l’utilizzo delle chiavi originali”.

E aveva eccepito che nulla era dovuto alla ricorrente in quanto il furto era avvenuto, appunto, per colpa grave dell’utilizzatore dell’autovettura che, come risultava anche dalla denuncia sporta ai Carabinieri, non aveva chiuso a chiave la porta della camera dell’hotel dove dormiva consentendo al ladro di sottrarre le chiavi dell’auto.

Aggiungendo inoltre che nell’albergo dov’era avvenuto il furto non erano risultati segni di effrazione in alcun luogo e che, comunque, il furto era avvenuto a mezzo dell’utilizzo delle chiavi originali, circostanza che precludeva la copertura assicurativa del veicolo rubato. In effetti, dalla denuncia presentata dal derubato, il furto era avvenuto all’alba ad opera di persone rimaste ignote che si erano introdotte nella camera d’albergo in cui il malcapitato, che non aveva incautamente chiuso a chiave la porta d’ingresso, stava dormendo e che gli avevano sottratto, oltre al portafoglio, i pantaloni nei quali aveva lasciato le chiavi dell’auto, che veniva così asportata dal parcheggio dell’hotel dove era stata parcheggiata.

 

Lasciare aperta la porta della camera dell’hotel configura una colpa grave

Ebbene, secondo i giudici, oltre alla circostanza incontestata che il furto fosse avvenuto con l’uso della chiave originale della vettura, “è fuor di dubbio che la condotta posta in essere da (omissis) venga a configurare gli estremi della “colpa grave”, cui fa riferimento la clausola contrattuale e comporti conseguentemente l’esclusione della copertura assicurativa dell’autovettura assicurata”.

Il tribunale aggiunge poi che “l’introduzione della clausola di cui all’art. 26 delle condizioni generali di contratto che delimita l’oggetto del contratto ed esclude l’operatività della copertura assicurativa in ipotesi di colpa grave dell’assicurato (o delle persone che, su incarico dello stesso, ne abbiano a vario titolo la disponibilità), è stata dettata dall’esigenza di evitare che l’assicurato (o le altre persone cui fa riferimento la stessa clausola), proprio contando sul fatto che il peso economico del rischio del furto dell’autovettura viene a essere traslato su altro soggetto, ometta di adottare quelle precauzioni minime che adotterebbe una persona ragionevole anche in assenza di assicurazione”.

Secondo i giudici, insomma, è evidente che “l’utilizzatore, avendo lasciato le chiavi dell’autovettura nella tasca dei propri pantaloni riposti su una sedia all’interno della camera d’albergo dove dormiva, senza chiudere a chiave la porta di accesso, ha posto in essere un comportamento sicuramente così negligente ed incauto, tale da configurare quella “colpa grave” cui fa riferimento la più volte citata clausola pattizia, dato che, di fatto, ha permesso agli autori del furto di introdursi senza alcun problema nella camera d’albergo dove egli dormiva e di sottrargli i pantaloni dove aveva lasciato le chiavi dell’autovettura ed il portafogli”.

Né può sostenersi, a ragione, che alcuna colpa grave possa derivare dal fatto che le chiavi del veicolo fossero riposte nella tasca dei pantaloni custoditi all’interno di una camera d’albergo, ossia in un luogo che per definizione è custodito tramite il custode o con la chiusura a chiave della porta d’entrata dopo un certo orario – conclude il Tribunale vicentino ribattendo alle osservazioni dell’azienda proprietaria del mezzo – A confutazione dell’assunto è sufficiente evidenziare che nella camera d’albergo dove dormiva (omissis), proprio a causa della sua imprudente e colpevole condotta, poteva penetrare chiunque si trovasse già all’interno dell’albergo per ragioni di lavoro o di ospitalità, ma anche altre persone provenienti dall’esterno, e ciò senza trovare ostacoli di sorta, dato che la porta della camera non era chiusa a chiave.

La chiusura a chiave della porta di accesso alla camera d’albergo, d’altra parte, costituiva una minima precauzione inderogabile, rimasta disattesa per colpa grave dell’utilizzatore dell’auto”. Di qui il rigetto delle domande di indennizzo.