Articolo Pubblicato il 4 dicembre, 2020 alle 20:00.

Sensibile calo degli incidenti, ma altrettanto marcato aumento dei casi mortali.

Anche l’ultimo rapporto sul fenomeno infortunistico pubblicato dall’Inail il primo dicembre 2020, e relativo al l’analisi dei dati dei primi dieci dell’anno, conferma le risultanze delle precedenti rilevazioni, caratterizzate “nel bene e nel male” dalla pandemia da Covid e dai suoi effetti.

Lo stesso istituto avverte come il raffronto con lo stesso periodo di riferimento del 2019 risenta di alcuni fattori che hanno e stanno fortemente condizionando l’andamento degli infortuni sul lavoro, strettamente connessi all’emergenza sanitaria e alle misure per il contenimento dell’epidemia da nuovo Coronavirus: la sospensione su tutto il territorio nazionale, tra il 9 marzo e parte del mese di maggio, di ogni attività produttiva reputata non essenziale, la contemporanea chiusura dei plessi scolastici e la difficoltà incontrata dalle imprese nel riprendere la produzione a pieno regime nel periodo post-lockdown, e per contro l’inclusione, a partire dalla rilevazione dello scorso marzo, delle denunce di infortunio relative alle infezioni da Covid-19 avvenute nell’ambiente di lavoro, che sta avendo un impatto significativo sull’andamento dei decessi finora registrati.

 

Oltre 421mila denunce di infortunio, il 21% in meno dei primi dieci mesi del 2019

Le denunce di infortunio sul lavoro presentate all’Inail entro lo scorso mese di ottobre sono state 421.497, circa 113mila in meno rispetto alle 534.314 dei primi dieci mesi del 2019 (-21,1%). Il calo si è registrato nonostante la presenza, nel 2020, delle denunce di infortunio sul lavoro a seguito dei contagi da Covid-19, che rappresentano circa (bes) il 16% del totale delle denunce di infortunio pervenute da inizio anno.

La diminuzione si è registrata in tutti i mesi del 2020 e in particolare a maggio, con denunce praticamente dimezzate rispetto allo stesso mese del 2019. Seguono aprile e giugno, con una riduzione di circa un terzo nel confronto con l’anno precedente, luglio con un calo del 20%, marzo, settembre e ottobre, che presentano una riduzione tra il 15% e 16%, e infine agosto con un più contenuto -12%. I mesi di gennaio e febbraio di quest’anno, non coinvolti pienamente dalla pandemia, hanno presentato decrementi inferiori al 4%.

I dati rilevati al 31 ottobre del 2020 evidenziano a livello nazionale un decremento sia dei casi avvenuti in occasione di lavoro, passati da 451.779 a 369.688 (-18,2%), sia di quelli in itinere, occorsi cioè nel tragitto di andata e ritorno tra l’abitazione e il luogo di lavoro, che registrano un calo percentuale più sostenuto, pari al -37,2%, da 82.535 a 51.809.

 

Calo generalizzato in tutte le gestioni e i settori, eccettuata la Sanità

Il numero degli infortuni sul lavoro denunciati nei periodo gennaio-ottobre del 2020 è diminuito del 13,0% nella gestione Industria e servizi (dai 420.625 casi del 2019 ai 365.837 del 2020), del 19,7% in Agricoltura (da 27.947 a 22.444) e del 61,3% nel conto Stato (da 85.742 a 33.216).

Per quest’ultima gestione, in particolare, si è registrato tra marzo e giugno un crollo delle denunce, dalle oltre 41.500 del 2019 alle 2.800 del 2020 (-93%), per effetto dell’utilizzo della prestazione lavorativa in modalità agile da parte della quasi totalità dei dipendenti statali, soprattutto durante il primo lockdown e dopo il periodo estivo, e dell’assenza degli studenti nelle scuole/università statali, che sono state chiuse per evitare il propagarsi del contagio. Il calo, infatti, si è, attenuato in luglio (-37%) e soprattutto ad agosto (-6%) per poi riprendere più decisamente a settembre (-51%) e a ottobre (-62%).

Per la gestione Industria e servizi, dopo gli incrementi registrati a febbraio (+1,6%) e marzo (+10,5%), già da aprile inizia un trend in diminuzione (-21%) che in maggio raggiunge il suo valore più basso (-37%), con cali generalizzati nei mesi successivi, superiori al 20% in giugno-luglio e del 10% in agosto-settembre per poi fermarsi a circa -3% a ottobre.

Tra i settori economici della gestione Industria e servizi, il settore Ateco “Sanità e assistenza sociale” si distingue invece per il forte incremento delle denunce di infortunio in occasione di lavoro, i due terzi delle quali hanno riguardato il contagio da Covid-19: +117% nei primi dieci mesi (dai 23mila casi del 2019 ai 50mila del 2020), con punte di oltre il +500% a marzo (da 2.400 a 14.700 casi) e del +450% ad aprile (da 2.100 a 11.900 casi) nel confronto tra il 2020 e il 2019. Tra giugno e agosto si è assistito, invece, a un’inversione di tendenza, con decrementi compresi in un intervallo tra il -6% e il -17%. A settembre si rileva una ripresa pari al +9%, con aumenti che a ottobre, con la seconda ondata, tornano a essere preoccupanti (+202%, da duemila a seimila casi).

L’Agricoltura dopo il +2,6% di febbraio, da marzo comincia a registrare un calo consistente, con un -51% rispetto a marzo 2019, ad aprile si attesta a un -44%, per poi assestarsi tra il -15% e il -20% tra maggio e luglio, intorno al -7% tra agosto e settembre, per poi risalire a -29% a ottobre.

 

La distribuzione territoriale

Tra gennaio e ottobre di quest’anno, anche l’analisi territoriale evidenzia un calo generalizzato delle denunce di infortunio. Questa flessione risulta decisamente più contenuta nel Nord-Ovest (-13,7%) e più accentuata nel Nord-Est (-22,4%), al Centro (-25,1%), al Sud (-26,4%) e nelle Isole (-25,5%). Tra le regioni con minor decremento troviamo la Lombardia, che infatti risulta la più colpita dal Covid, la Liguria (-14,9% per entrambe) e il Piemonte (-10,8%), mentre tra quelle con decrementi maggiori la Calabria (-31,2%), il Molise (30,1%) e il Lazio (-29,3%).

La flessione che emerge dal confronto dei primi 10 mesi del 2019 e del 2020 è legata soprattutto alla componente maschile, che registra un calo del 25,3% (da 344.369 a 257.096 denunce), mentre per quella femminile si attesta al -13,4% (da 189.945 a 164.401). Per i lavoratori il calo più evidente si è registrato ad aprile (-58%) e per le lavoratrici a maggio (-52%).

Per quanto riguarda la nazionalità, tra gennaio e ottobre la diminuzione ha interessato sia i lavoratori italiani (-22,1%), sia quelli comunitari (-14,0%) ed extracomunitari (-16,9%), con cali percentuali più sostenuti nel mese di maggio (rispettivamente -52%, -38% e -41%). Infine, dall’analisi per classi di età emergono decrementi generalizzati in tutte le fasce, ma più contenute per i lavoratori tra i 50-69 anni.

 

In dieci mesi sono giù oltre mille i casi mortali

Le denunce di infortunio sul lavoro con esito mortale presentate all’Istituto nei primi dieci mesi del 2020 sono state 1.036. Pur nella provvisorietà dei numeri, questo dato evidenzia già un aumento di ben 140 casi rispetto agli 896 registrati nello stesso periodo del 2019 (+15,6%). L’incremento è influenzato dai decessi avvenuti e protocollati al 31 ottobre 2020 a causa dell’infezione da Covid-19 in ambito lavorativo, che rappresentano circa un terzo dei decessi denunciati all’Inail da inizio anno.

A livello nazionale, rispetto ai primi dieci mesi dell’anno scorso, si registra una riduzione solo degli infortuni mortali in itinere, che sono passati da 242 a 176 (-27,3%), mentre quelli avvenuti in occasione di lavoro sono aumentati da 654 a 860 (+31,5%). L’incremento ha riguardato la gestione Industria e servizi (da 761 a 907 denunce) e il conto Stato (da 16 a 35), mentre l’Agricoltura ha registrato 25 casi in meno (da 119 a 94).

 

Gli incidenti plurimi

Al 31 ottobre risultano nove incidenti plurimi avvenuti nei primi 10 mesi del 2020, per un totale di 18 decessi: il primo in gennaio, costato la vita a due lavoratori vittime di un incidente stradale a Grosseto; il secondo in febbraio, con due macchinisti morti nel deragliamento ferroviario avvenuto in provincia di Lodi; il terzo in marzo, con due vittime in un incidente stradale in provincia di Torino; il quarto in giugno, sempre su strada, con due vittime in provincia di Bologna; il quinto in giugno, con due operai travolti dal crollo di un muro a Napoli; il sesto e il settimo in luglio, con due operai caduti da un ponteggio in un cantiere edile di Roma, e altre due vittime in un incidente stradale a Bologna; l’ottavo in settembre, con i due fratelli morti a causa delle esalazioni all’interno di un silos in provincia di Imperia; l’ultimo a ottobre con due operai schiacciati da un escavatore in provincia di Cuneo.

Lo scorso anno, invece, gli incidenti plurimi avvenuti tra gennaio e ottobre erano stati 16, con 34 casi mortali denunciati (24 dei quali stradali).

 

L’analisi territoriale

Dall’analisi territoriale emerge una diminuzione di sei casi mortali nelle Isole (da 80 a 74), di due casi nel Nord-Est (da 209 a 207) e altrettanti nel Centro (da 185 a 183). Il Nord-Ovest si contraddistingue, invece, per un incremento di 131 casi mortali (da 232 a 363), complice soprattutto l’aumento registrato in Lombardia, con 84 casi in più. Il Sud registra un aumento di 19 decessi (da 190 a 209), 17 dei quali avvenuti in Campania.

L’incremento rilevato nel confronto tra i primi dieci mesi del 2020 e del 2019 è legato soprattutto alla componente maschile, i cui casi mortali denunciati sono passati da 820 a 924 (+104 decessi), mentre quella femminile ha fatto registrare 36 casi in più, da 76 a 112.

In aumento le denunce di infortunio mortale dei lavoratori italiani (da 733 a 876), mentre calano quelle dei lavoratori comunitari (da 51 a 50) ed extracomunitari (da 112 a 110). Dall’analisi per fasce d’età spicca l’incremento dei decessi di quella degli over 50, rispetto alla diminuzione registrata nelle altre.

 

Le denunce di malattia professionale

Le denunce di malattia professionale protocollate dall’Inail tra gennaio e ottobre 2020 sono state 36.619, 14.436 in meno rispetto allo stesso periodo del 2019 (-28,3%). A influenzare la flessione è soprattutto il numero delle denunce presentate tra marzo e luglio 2020 rispetto all’analogo periodo del 2019, ovviamente collegato anche qui al “fermo” per Covid.

  Il decremento maggiore si è registrato in aprile (-87%). Seguono maggio (-69%), marzo (-40%), giugno (-29%) e luglio (-18%), mentre settembre, al pari di gennaio, presenta un calo di oltre il 5% e ottobre del -17%. Ad agosto si era registrato, invece, un modesto incremento dell’1% rispetto all’analogo mese del 2019, mentre febbraio aveva chiuso con un +17%.

Nei primi 10 mesi del 2020 si sono rilevate diminuzioni delle denunce nell’Industria e servizi (-26,8%, da 40.989 a 30.006 casi), in Agricoltura (-34,5%, da 9.530 a 6.241) e nel conto Stato (-30,6%, da 536 a 372). Dall’analisi territoriale emergono cali delle patologie denunciate in tutte le aree del Paese: -41,6% nel Nord-Ovest, -30,8% nel Nord-Est, -22,7% al Centro, -29,1% al Sud e -24,6% nelle Isole.

In ottica di genere emerge un calo di 10.297 denunce di malattia professionale per i lavoratori, da 37.255 a 26.958 (-27,6%), e di 4.139 per le lavoratrici, da 13.800 a 9.661 (-30,0%). Il decremento ha interessato sia le denunce dei lavoratori italiani (passate da 47.502 a 34.117, pari a un calo del 28,2%), sia quelle di comunitari (da 1.200 a 860, -28,3%) ed extracomunitari (da 2.352 a 1.642, -30,2%).

Le prime tre malattie professionali denunciate tra gennaio e ottobre di quest’anno continuano a essere, nell’ordine, le patologie del sistema osteo-muscolare e del tessuto connettivo (22.745 casi), del sistema nervoso (4.068) e quelle dell’orecchio (2.369), seguite dalle malattie del sistema respiratorio (1.488) e dai tumori (1.313). Tutte registrano diminuzioni nei periodi in esame.