Articolo Pubblicato il 28 novembre, 2019.

Nell’udienza di oggi depositate le varie costituzioni, tra cui quella della mamma di Dragos Petru Chiriac

Familiari delle vittime parte civile nel processo per il disastro sul lavoro di Crotone. Si è svolta quest’oggi, mercoledì 27 novembre 2019, presso il palazzo di giustizia di via Vittorio Veneto, la seconda udienza del procedimento per il tragico infortunio successo il 5 aprile 2018 e costato la vita a tre operai, travolti dal crollo di un muro del cantiere durante i lavori di ampliamento del lungomare di viale Magna Grecia: Giuseppe Greco, 51 anni, e Mario De Meco, 56, entrambi di Isola di Capo Rizzuto, e l’appena 35enne di origini rumene Dragos Petru Chiriac, di Crotone.
Per l’ennesima tragedia sul lavoro che, anche per le sue dimensioni, ha scosso l’Italia intera, iPubblico Ministero della Procura crotonese titolare del fascicolo per il reato di omicidio colposo in concorso, il dott. Andrea Corvino, a chiusura delle indagini preliminari, ha chiesto il rinvio a giudizio per tre figure apicali della Crotonscavi Costruzioni generali S.p.a., l’impresa incaricata dal Comune di eseguire i lavori “incriminati”, e per il progettista. 

Si tratta del geom. Gennaro Cosentino, 57 anni di Crotone, rappresentante legale dell’impresa, appaltatore delle opere, redattore del Piano Operativo di Sicurezza, datore di lavoro di fatto e di diritto e direttore tecnico di Crotonscavi; il geom. Massimo Villirillo, 56 anni, di Crotone, dirigente e procuratore della società, a cui erano conferiti specifici poteri di vigilanza e organizzazione del lavoro; il geom. Giuseppe Spina, 44 anni, pure di Crotone, capocantiere preposto della ditta, e l’architetto di origini vicentine residente a Como Sergio Dinale, 57 anni, legale rappresentante dello Studio veneziano “D:RH architetti e associati” con sedi a Mestre e Como, firmatario del Psc (Piano di Sicurezza e Coordinamento), progettista dell’opera nonché direttore dei lavori e coordinatore della sicurezza in fase di progettazione (Csp) ed esecuzione (Cse).

Agli imputati il Pm contesta a vario titolo, ciascuno per le proprie funzioni, gravissime violazioni in ordine alla “inosservanza di leggi, regolamenti, ordini e discipline” alla base dell’incidente. Le indagini hanno portato ad accertare che “l’evento si verificava perché nel corso delle lavorazioni di un nuovo muro di contenimento a valle del preesistente (a 2,5 metri), veniva trascurata la situazione di fatto costituita dalla presenza di un basamento in cemento la cui rimozione, e successiva asportazione del terreno sottostante (per 70 cm di profondità), senza previa valutazione e senza cautele, comprometteva l’equilibrio statico del muro poi collassato, privo di fondazioni, da cui conseguiva una concreta situazione tale che una occasionale, minima causa perturbativa, quale la vibrazione indotta da un mezzo di cantiere o la presenza di una zona maggiormente scavata al piede, già scalzata per la rimozione del basamento, ne provocava il rovinoso ribaltamento” scrive il magistrato nella sua richiesta di rinvio a giudizio.

Nell’udienza odierna erano in programma le costituzioni di parte civile, opportunità che è stata scelta dai familiari (tutti o una parte) di tutte e tre le vittime, compresa la mamma di Dragos Petru Chiriac la quale, per essere assistita, unitamente ad altri congiunti del 35enne operaio, attraverso il consulente personale Giuseppe Cilidonio, si è affidata a Studio3A-Valore S-p.A., società specializzata a livello nazionale nel risarcimento danni e nella tutela dei diritti dei cittadini, in collaborazione con l’avvocato penalista del Foro di Bari, Aldo Fornari, che stamani ha formalizzato in aula la costituzione per conto della donna. Si è costituita anche l’Associazione nazionale vittime sul lavoro.

Il Gup, dott.ssa Romina Rizzo, ha rinviato il procedimento all’udienza del prossimo 11 dicembre in cui scioglierà le riserve su tutti gli atti, dopodiché il processo potrà entrare nel vivo della fase dibattimentale.