Articolo Pubblicato il 9 aprile, 2020 alle 8:27.

Il 74enne di Mira, deceduto il 2 aprile, è la sesta vittima della sua squadra di lavoro per le stesse malattie. Chiesta l’autopsia e un’indagine sulle misure di protezione

Della sua squadra di lavoro, per la stessa patologia, erano morti già in cinque: ora è toccato anche a lui. I familiari di Mario Trevisan, residente a Mira e deceduto il 2 aprile, a 74 anni, per un tumore al polmone, hanno presentato una denuncia-querela ai carabinieri di Marghera chiedendo all’autorità giudiziaria di disporre l’autopsia sulla salma del loro caro, di accertare l’origine professionale del male e di perseguire i soggetti ritenuti eventualmente responsabili della sua morte, con particolare riferimento ai vertici dell’azienda per la quale ha lavorato: la Italiana Coke Spa.

Un calvario, quello di Trevisan, simile a quello di migliaia di lavoratori che hanno operato per lunghi anni a stretto contatto con l’amianto che, è ormai scientificamente assodato, è un cancerogeno completo, nel senso che l’esposizione alle sue polveri è idonea da sola a provocare neoplasie e altre patologie mortali.

Il settantaquattrenne ha lavorato dal 1971 al 1997 nello stabilimento di Porto Marghera di Italiana Coke Spa come manutentore di impianti di carbone: era addetto alla manutenzione delle griglie interne dei tunnel in amianto per l’estrazione di carbone. Un’ attività che lo costringeva ad una continua e consistente inalazione di fibre di amianto e di polveri di carbone, elementi patogeni che, come detto, determinano notoriamente terribili malattie quali il mesotelioma e il tumore ai polmoni.

Le condizioni di salute di Mario Trevisan, già colpito nel 2006 da un attacco ischemico transitorio (una manifestazione patologica conseguente all’inalazione da fibre di amianto), hanno iniziato ad aggravarsi nel settembre 2019 quando, a seguito di un episodio sincopatico con trauma cranico, è stato trasportato al Pronto Soccorso dell’ospedale di Mirano. Qui, dopo una radiografia al torace, gli è stato diagnosticato un versamento pleurico destro. Trasferito all’Angelo di Mestre, è stato sottoposto a ulteriori controlli: a novembre l’esito delle indagini citologiche sul liquido pleurico prelevatogli ha rivelato la positività per adenocarcinoma del polmone e per la cura di questa patologia è stato preso in carico dal dipartimento di oncologia di Mirano.

Visto però il rapido evolversi della gravità della male, che in pochi mesi se lo sarebbe portato via, l’operaio in pensione ha deciso di sottoporsi ad una visita medico legale finalizzata al rilascio da parte dell’Inail della certificazione medica di malattia professionale. L’istituto ha condotto un’accurata anamnesi lavorativa, per valutare la possibile origine professionale del gravissimo quadro clinico del paziente: origine che, con certificato del 28 gennaio 2020, è stata pienamente accertata, evidenziando proprio nell’amianto l’agente correlabile alla malattia “adenok polmonare”. A fronte di queste risultanze, del fatto che Trevisan non era un fumatore e, di più, che negli ultimi anni altri cinque dipendenti della Italiana Coke Spa, che facevano parte della sua stessa squadra di lavoro, sono deceduti per le medesime patologie polmonari, la moglie e i figli già da mesi hanno iniziato a nutrire seri dubbi sulla corretta adozione di misure di protezione in fabbrica da parte dell’azienda.

Alla morte del loro caro, dunque, i familiari della vittima, per fare piena luce sui fatti ed essere assistiti, attraverso l’area manager e responsabile della sede di Dolo, Riccardo Vizzi, si sono rivolti a Studio3A-Valore S.p.A, società specializzata a livello nazionale nel risarcimento danni e nella tutela dei diritti dei cittadini, e come primo passo è stato presentato un esposto in cui si chiede all’autorità giudiziaria di disporre l’esame autoptico per accertare la correlazione tra l’inalazione di fibre di amianto e il decesso e, sulla base delle risultanze della perizia medico legale, la sussistenza del nesso di causalità tra l’omessa adozione e/o violazione da parte del datore di lavoro di idonee misure di protezione e sicurezza e la morte del proprio familiare in conseguenza della protratta esposizione alle polveri. Con la conseguente richiesta di perseguire per omicidio, e ogni altra fattispecie di reato ravvisabile, tutte le persone che si riterranno responsabili.

Studio3A ha anche già chiesto le coperture assicurative alla Italiana Coke S.p.A. che, com’è noto, non opera più a Porto Marghera, ma rimane un colosso nella lavorazione del carbone: il gruppo, che ha sede legale a Genova, impiega nell’impianto savonese di Cairo Montenotte 330 dipendenti ed è tra le prime cinquanta imprese della Liguria.