Articolo Pubblicato il 20 gennaio, 2021 alle 10:00.

Un automobilista che sbaglia strada, decide poco opportunamente di innestare la retro per imboccare la via giusta e che però, così facendo, va ad urtare un’altra auto che sta procedendo nel suo corretto senso di marcia.

Di primo acchito non sembrerebbero sussistere dubbi sulla responsabilità esclusiva del primo conducente nella causazione del sinistro, peraltro non di grave entità, ma non è (sempre) così secondo la Cassazione, che ha ritenuto corresponsabile anche l’altro automobilista. Motivo? Non ha fatto quanto era nelle sue possibilità per evitare lo scontro.

 

Un automobilista che urta in retro un’altra vettura fa causa per ottenere i danni

L’autore della retro aveva chiesto il risarcimento dei danni subiti al veicolo ritenendo di avere ragione o, comunque, non il torto integrale, appellandosi anche al mancato rispetto della distanza di sicurezza da parte della controparte, ma in primo e secondo grado la sua istanza era stata rigettata.

Di qui il suo ricorso in Cassazione nel quale il ricorrente ha sostenuto con forza che il giudice, nel caso di sinistro tra veicoli, anche laddove abbia accertato la colpa di uno dei conducenti, non può per questo ritenere superata la presunzione di pari responsabilità ex art. 2054 c.c. posta a carico anche dell’altro guidatore e che pertanto, anche nel caso di specie, era sempre e comunque tenuto a verificare se anche quest’ultimo avesse o meno tenuto una condotta di guida corretta.

La Cassazione accoglie il ricorso

E la Cassazione, con l’ordinanza n. 654/21 del 15 gennaio 2021, gli ha dato ragione, ricordando per appunto il principio che la colpa di un conducente nella determinazione di un incidente stradale non esclude quella dell’altro se quest’ultimo non ha effettuato manovre di emergenza o comunque non si è impegnato ad evitare lo scontro, per quanto fosse nelle sue possibilità.

Una regola generale sulla base dalle quale, una volta appurato che uno dei due automobilisti ha violato il Codice della strada, non è detto che l’altro ottenga automaticamente il risarcimento integrale: il giudice, infatti, è sempre tenuto a verificare in concreto se anche quest’ultimo ha tenuto una condotta corretta e secondo prudenza. Prudenza che impone di far di tutto per prevenire ed evitare gli scontri.

 

Va sempre verificato  l’eventuale concorso di colpa della controparte

Nel caso di specie, per quanto sia indubbia la colpa di colui che aveva invertito il senso di marcia senza accorgersi di chi stava sopraggiungendo da dietro, la Suprema Corte ha ravvisato un possibile concorso di colpa anche in capo all’altro conducente, “reo” di non aver mantenuto una condotta di guida sufficientemente prudente che avrebbe potuto consentirgli di evitare l’impatto con l’auto di controparte.

E, soprattutto, ha denotato una mancanza di valutazione in merito a tale corresponsabilità da parte della Corte territoriale, a cui ha quindi rinviato l’esame della vicenda dopo aver cassato la sentenza.