Articolo Pubblicato il 4 gennaio, 2017 alle 11:01.

TESTATA: Corriere della Sera – 04/01/2017

Morta a 31 anni dopo un calvario ospedaliero durato mesi. Tutto nasce da un «banale» intervento chirurgico che Sara Roncucci, questo il nome della donna di Latina protagonista della vicenda, aveva affrontato per perdere i chili di troppo. Ma andare sotto i ferri non è quasi mai un fatto banale, e lo dimostrano le complicazioni con esito mortale che la famiglia ed i legali attribuiscono proprio all’intervento di mini bypass gastrico subito dalla giovane madre lo scorso 2 settembre 2016. Dopo un lungo periodo di sofferenze, il decesso è sopraggiunto il 27 dicembre 2016 presso una clinica di Bergamo. A scatenare il dramma potrebbe essere stata la rottura di una graffetta del bypass. Sara lascia il compagno e due figli piccoli. Dopo la querela sporta dai familiari, la Procura di Bergamo ha aperto un procedimento per omicidio colposo, per ora a carico di ignoti. Il Pm già disposto il sequestro di tutte le cartelle cliniche, mentre l’autopsia sulla salma prevista per l’11 gennaio prossimo.

Almeno venti medici coinvolti

A rendere noto il caso sono i legali che hanno preso in carico le istanze della famiglia, lo Studio 3A di Mestre. Gli avvocati ripercorrono la storia di presunta malasanità che coinvolgerebbe almeno 20 medici e diverse strutture sanitarie: il 2 settembre, con l’obiettivo di sconfiggere l’obesità, Sara si sottopone a un intervento chirurgico di «mini bypass gastrico» all’ospedale Le Scotte di Siena. L’8 settembre Sara viene dimessa e torna a casa, a Latina. La notte seguente, tuttavia, la 31enne accusa forti dolori addominali, coliche e vomito, e viene trasportata in ambulanza al pronto soccorso dell’ospedale di Latina, da dove però viene subito dimessa dopo brevi accertamenti: le riscontrano un lieve versamento di liquido e la rimandano a casa prescrivendole un antidolorifico.

Primo riscontro: si è rotta una graffetta

I dolori però continuano ed il 10 settembre la donna viene riportata al pronto soccorso: mentre la sottopongono alla Tac, Sara va in arresto cardiaco e i medici devono rianimarla. L’esame evidenzia una grave emorragia addominale, che il chirurgo in servizio addebita alla rottura di una «graffetta», uno dei punti interni del bypass gastrico praticatole pochi giorni prima. La operano d’urgenza per bloccare l’emorragia con peritonite e la trasferiscono in Rianimazione, in coma farmacologico. Dopo un mese in Terapia Intensiva, durante il quale va incontro ad altre problematiche, tra cui una grave crisi respiratoria, Sara subisce anche una tracheotomia. I danni neurologici conseguenti a questo calvario sono importanti: la 31enne può muovere solo gli occhi e viene alimentata con un sondino.

La paralisi e la morte

Dopo un altro mese di ricovero a Latina, il 7 dicembre Sara viene trasferita per la riabilitazione neurologica alla clinica Habilita di Ciserano (Bergamo) con una diagnosi di «disordine della coscienza con stato di veglia non responsiva, doppia emiplegia, disfagia, deficit di controllo del capo e del tronco». Praticamente paralizzata, sembra però migliorare, ma il 26 dicembre la situazione precipita definitivamente: il giorno di Santo Stefano il fratello nota che la sorella ha problemi di respirazione dovuti a forte catarro, che un’infermiera provvede ad aspirare. Ma poco dopo la mezzanotte, il lunedì 27 dicembre, i familiari vengono avvisati dalla struttura che Sara non ce l’ha fatta. Dopo lo choc iniziale, la famiglia si è rivolta ai carabinieri di Bergamo per chiedere di far luce sull’accaduto: una storia partita dalla voglia comune a molte persone quella di perdere i chili in più e riguadagnare salute e autostima. Il prezzo pagato da Sara Roncucci, però, è stato davvero troppo.