Articolo Pubblicato il 6 gennaio, 2021 alle 10:00.

In caso di incidente con danni materiali e lesioni non gravi, è uno dei documenti più usati e nel cruscotto dell’auto dovrebbero tenerlo tutti: parliamo del modulo cosiddetto CID, il modello per la constatazione amichevole previsto dalla Convenzione per l’Indennizzo Diretto, in base alla quale ciascuna impresa di assicurazione aderente agisce come mandataria di ogni altra, versando direttamente ai propri assicurati il risarcimento dovuto in nome e per conto della compagnia del responsabile, che poi le rimborserà la somma: una norma introdotta per accelerare le procedure risarcitorie, anche se purtroppo non sempre l’obiettivo viene centrato.

Ma quale valore probatorio ha il CID? Ebbene, vale la pena di segnalare al riguardo una recente e illuminata sentenza del giudice di pace di Venezia, la n. 1027/20 del 7 settembre 2020, nella quale si riafferma, sempre che sussistano determinante condizioni, la piena valenza di prova del modulo.

 

Un automobilista cita in causa l’assicurazione che non riconosce il CID

Ad adire le vie legali, supportato dai suoi patrocinatori, è stato un automobilista padovano che nel luglio 2013 era rimasto coinvolto in un sinistro nel Veneziano, nel comune di San Donà di Piave. L’uomo, che procedeva incolonnato dietro ad altri mezzi quasi fermi, a un certo punto ha svoltato a sinistra ed è stato colpito da un’altra macchina che stava sciaguratamente sorpassando i veicoli in coda, riportando sia danni alla vettura sia lesioni fisiche, per una prognosi di non poco conto.

Nessun dubbio sulle responsabilità dello scontro, tutta in capo al conducente in fase di sorpasso, e infatti i due automobilisti hanno compilato e firmato il modulo Cid descrivendo puntualmente la dinamica dei fatti. Quando però si è trattato di risarcire il proprio assicurato, la compagnia ha liquidato solo una minima parte dei danni e non ha inteso in alcun modo andare oltre.

Inevitabile, quindi, la citazione in giudizio avanti il giudice di pace lagunare nei confronti dell’automobilista di controparte, della compagnia di assicurazione di quest’ultimo e della propria, che, costituendosi, hanno contestato sia la dinamica dell’incidente, ossia l’an, disconoscendo quindi il CID, sia il quantum richiesto.

 

Quando il Cid ha efficacia probatoria

Al di là degli aspetti tecnici del procedimento, ciò che qui preme è che la dott.ssa Paola Malvisi, circa il valore di prova del Cid, ha sì ammesso che essa va “liberamente apprezzata dal giudice”, ma ha anche aggiunto che laddove, come nello specifico, esso sia “sottoscritto da entrambe le parti”, risulti “compilato senza contraddizioni” e la grafica ritraente il sinistro “appaia molto chiara”, è legittimo riconoscere “piena efficacia probatoria al documento”.

Anche perché, ha sottolineato, “il teste oculare che si trovava a bordo della vettura che seguiva ha confermato in toto la dinamica esposta nell’atto”.

Il giudice, per la cronaca, ha dato ragione piena al ricorrente anche sul quantum, riconoscendogli, anche sulla base della consulenza medico legale affidata ad un proprio Ctu, un risarcimento complessivo di 11.592,89 euro, a fronte dei soli 2.350 che gli erano stati versati prima.