Articolo Pubblicato il 16 luglio, 2020 alle 11:00.

Per chi è pizzicato a guidare in stato di ebbrezza non basta, per evitare la condanna penale, la giustificazione di aver assunto farmaci contenenti alcol in grado di alterare i risultati del test, anzi: egli deve conoscere quali sono gli “effetti collaterali” del medicinale, tanto più se nelle istruzioni d’uso viene espressamente indicato di evitare di mettersi al volante dopo l’assunzione.

 

Giovane condannato per guida in stato di ebbrezza

Il Tribunale di Campobasso ha recentemente pubblicato un’interessante sentenza al riguardo, la n. 621/2019, con la quale ha condannato alla pena di otto mesi e a tremila euro di ammenda un giovane automobilista che, a un controllo, era risultato positivo all’alcoltest. Il suo legale aveva obiettato che il ragazzo assumeva, una volta al giorno, da due anni, un farmaco contro la faringite con una componente alcolica che quindi poteva aver influito sui risultati della prova.

Non basta la giustificazione di aver assunto un farmaco contenente alcol

Ma la strategia difensiva non ha pagato, anzi. I giudici hanno innanzitutto chiarito che non basta produrre semplicemente un certificato medico con cui si attesta l’assunzione del farmaco contenente alcol: bisogna quantomeno provare a dimostrare che il medicinale non è solo potenzialmente idoneo a influenzare il test, ma lo ha influenzato nel caso specifico. Per esempio, attraverso una relazione medica che certifichi la riconducibilità dell’elevato tasso alcolico agli effetti del farmaco.

 

Va sempre letto il foglietto illustrativo del medicinale

Ma il tribunale è andato oltre specificando che “la circostanza che il conducente di un’auto abbia assunto un farmaco contenente alcool eventualmente idoneo a influire sull’esito dell’alcoltest non esclude la configurabilità del reato di guida in stato di ebbrezza”.

I giudici hanno infatti evidenziato come il foglietto illustrativo del farmaco, che purtroppo non viene letto quasi mai, anche in ragione della complessità cui cui è scritto, fornisce tutte le indicazioni utili, e se vi si sconsiglia di mettersi alla guida dopo la sua assunzione, ma lo si fa ugualmente, si è responsabili, come se si fosse ecceduto con la bottiglia.

 

Se le istruzioni sconsigliano di mettersi al volante, e lo si fa comunque, si è responsabili

Assumere un farmaco con una componente alcolica, infatti, oltre ad innalzare il tasso alcolemico, può agire sulla concentrazione del conducente e causare sonnolenza, con conseguenza anche più gravi di un controllo di polizia, per sé e per gli altri.

Dunque, chi assume medicinali di questo tipo, oltre ovviamente ad astenersi dal bere alcool aumentando così ulteriormente la sua concentrazione nel sangue, deve anche evitare di mettersi alla guida o controllare, attraverso gli appositi test, di trovarsi nelle condizioni di poterlo fare. Insomma, essere malati o soffrire di determinate patologie non equivale a essere giustificati, perché è onere di chi si pone al volante, dopo aver preso questi farmaci, verificare la compatibilità della loro assunzione con la circolazione stradale.