Articolo Pubblicato venerdì, 10 maggio, 2019.

I familiari, che si sono affidati a Studio 3A-Valore S.p.A, chiedono risposte.

La Procura di Cassino ha aperto un fascicolo: sarà decisiva la perizia autoptica

Ci sono due medici indagati per la morte, avvenuta in circostanza tutte da chiarire, dell’ottantenne Franceschina Pistilli, spirata nella sua casa di Roccasecca, in provincia di Frosinone, lo scorso 23 aprile dopo aver assunto un antibiotico, il Rocefin, a cui sono già legate diverse morti sospette.

L’anziana nel mese di marzo, in seguito alla comparsa di macchie rosse in svariate parti del corpo, era stata ricoverata per una settimana presso la clinica “Casa del Sole” a Formia (Latina), dove le sono stati somministrati diversi farmaci, mentre prima era solita assumere solo Aspirina e un altro medicinale per l’Alzheimer. 

E’ appunto qui che l’ottantenne ha iniziato ad accusare i problemi all’occhio che le sarebbero stati fatali, con una forte infiammazione del canale lacrimale trattata con un medicinale che però le avrebbe causato una reazione cutanea e una secrezione oculare. La paziente è tornata alla clinica dove, tra le altre cose, l’hanno curata con impacchi di acqua calda che tuttavia hanno “sgonfiato” solo parzialmente l’occhio. E così l’anziana, tramite la sorella, ha chiesto al suo medico di famiglia di poter avere un altro parere specialistico e il dottore le ha prescritto una visita presso l’ospedale di Santa Scolastica di Cassino. Qui l’oculista che l’ha visitata le ha prescritto un antibiotico, il Rocefin, da somministrare con iniezione intramuscolo. Ed è appunto 15-20 minuti dopo una puntura di Rocefin, che il 23 aprile la signora Pistilli ha cominciato a sentirsi male e a non riuscire più a respirare. Inutili tutti i tentativi dei familiari di soccorrerla e l’allarme lanciato tempestivamente al 118: i sanitari del Suem hanno tentato svariate volte le manovre di rianimazione, purtroppo però la signora è spirata dopo circa venti minuti.

E’ stato il medico intervenuto per la constatazione del decesso, una volta acquisiti gli elementi dell’iter clinico della donna da parte dei suoi cari, a segnalare il caso all’autorità giudiziaria e la Procura di Cassino ha aperto un procedimento penale per omicidio colposo. I congiunti della vittima, per essere assistiti, attraverso il consulente personale Angelo Novelli, si sono affidati a Studio 3A-Valore Spa, società specializzata a livello nazionale nel risarcimento danni e nella tutela dei diritti dei cittadini, che peraltro segue già un altro tragico caso analogo, quello del giovane di 27 anni Nicolò Daversa, di Falconara, nelle Marche, deceduto due mesi fa dopo un’iniezione per via muscolare di Fidato, che è un generico con lo stesso principio attivo del Rocefin. I suoi familiari hanno pubblicamente richiesto anche un controllo alle autorità sanitarie alla luce del fatto che all’assunzione del Fidato e del Rocefin sono collegate diverse altre morti di pazienti: una, peraltro, proprio a Cassino lo scorso dicembre.

Il Pubblico Ministero titolare del procedimento, la dott.ssa Maria Carmen Fusco, ha disposto l’autopsia sulla salma della vittima, nominando un proprio consulente tecnico medico legale: esame effettuato il 29 aprile scorso e i cui risultati definitivi, che si avranno con il deposito della perizia, saranno determinanti per chiarire cosa sia accaduto, se si sia effettivamente trattato di una reazione al farmaco e se vi siano responsabilità da parte dei sanitari, che è poi quello che vogliono capire i congiunti della vittima e Studio 3A.

Ma il Sostituto Procuratore, come atto dovuto anche per dare loro modo di nominare consulenti di parte, ha anche ritenuto di iscrivere nel registro degli indagati due dei medici che hanno avuto in cura la vittima: innanzitutto il dott. L. T., 64 anni, di Cervaro, dirigente medico presso il reparto di Oculistica dell’ospedale di Cassino che ha prescritto l’antibiotico “incriminato”, e il dott. C. N., 69 anni, di Colle San Magno, il medico di base della signora.