Articolo Pubblicato il 2 novembre, 2020 alle 15:00.

In caso di sinistro, tanto più se a essere coinvolto è un minore, anche se si ha ragione e se la controparte non sembra essersi fatta molto male, bisogna comunque fermarsi, aspettare le forze dell’ordine e fornire le proprie generalità, viceversa si è passibili di condanna per i reati di fuga e omissione di soccorso.

A ribadire il concetto la Cassazione, con la sentenza n. 29837/20 depositata il 28 ottobre 2020, con la quale ha definitivamente respinto il ricorso di automobilista.

 

Un automobilista investe un bambino, si ferma ma poi riparte

L’uomo aveva avuto un incidente con un bambino che, in bicicletta, era finito contro la portiera della sua macchina, rovinando per terra. Il conducente del veicolo in un primo tempo si era fermato ma, verificate le condizioni di salute che il ragazzino, che peer fortuna non aveva rimediato ferite gravi, era risalito in auto e aveva ripreso la sua marcia allontanandosi, senza accompagnare la piccola vittima a casa o al pronto soccorso.

Alcuni coetanei del bambino che avevano assistito all’incidente, tuttavia, erano riusciti a trascrivere il numero i targa della vettura, oltre che a chiamare i soccorsi: i sanitari hanno diagnosticato al piccolo ferito un trauma facciale con lesioni al labbro e ai denti.

 

Conducente della vettura condannato per fuga e omissione di soccorso

Rintracciato dalle forze dell’ordine, quindi, l’investitore era stato condannato dai giudici di merito alla pena di nove mesi di reclusione, con la sospensiva, più alla sospensione della patente per 18 mesi, per i reati di fuga e omissione di soccorso.

Secondo la Corte territoriale le azioni e le colpe dell’automobilista erano inequivocabili, perché, dopo aver colpito il ciclista, per di più giovanissimo, che era caduto riportando delle lesioni, non aveva ottemperato all’obbligo di  fermarsi e di prestare assistenza dandosi alla fuga.

Il ricorso per Cassazione

L’uomo ha quindi proposto ricorso per Cassazione asserendo che il sinistro era stato causato dal bambino e che, dopo essersi fermato, era stato lo stesso minore a rassicurarlo sulle sue condizioni fisiche, verosimilmente perché spaventato per la possibile reazione dei genitori in considerazione del danno provocato all’automobile.

A suo dire dunque il reato contestatogli non era configurabile e non sussisteva, secondo l’imputato, l’elemento oggettivo in considerazione dell’arresto e della discesa dalla vettura, né l’elemento soggettivo in considerazione delle buone condizioni del minore.

Gli Ermellini, tuttavia, ricostruendo preliminarmente l’incidente, considerano pacifico che l’automobilista, pur essendosi fermato nell’immediatezza dei fatti ed avendo parlato con il bambino in bicicletta coinvolto nel sinistro, non aveva fornito le proprie generalità, né aveva accompagnato il ragazzino a casa o all’ospedale, e che era stato identificato solo successivamente all’esito delle verifiche svolte dalle forze dell’ordine.

Inoltre, la Cassazione sottolinea come il minore avesse riportato una tumefazione alla bocca e la frattura di un dente e come l’automobilista non poteva non essersi accorto della ferita sanguinante al labbro.

 

L’imputato non poteva non aver visto le ferite del bimbo e non ha fornito le generalità

Per tali ragioni la Suprema Corte alla fine ha confermato la colpevolezza dell’uomo affermando che risultavano sussistenti sia l’elemento soggettivo del reato, consistente nella sosta inidonea a consentire l’identificazione e nel mancato soccorso al bambino ferito, sia l’elemento soggettivo, consistente nella consapevolezza di un possibile danno al minore sanguinante e nella decisione di non fornire le proprie generalità e di non accompagnarlo a casa o in ospedale.

In tema di circolazione stradale – conclude la Cassazione riaffermando il principio di diritto -, risponde del cosiddetto reato di fuga il soggetto che, coinvolto in un sinistro con danni alle persone, effettui soltanto una sosta momentanea, senza fornire le proprie generalità, essendo strumentale l’obbligo di fermata all’identificazione dei soggetti coinvolti ed alla ricostruzione dei fatti, ed essendo irrilevante, ai fini della configurazione del reato, che ciò sia reso, comunque, possibile da circostanze accidentali, come la presenza di testimoni o di telecamere o i luoghi in cui si sono svolti i fatti”.

Con l’ulteriore precisazione che il il reato di fuga è configurabile nei confronti dell’utente della strada coinvolto nel sinistro, anche se questi non sia responsabile dell’evento. Di qui dunque il rigetto del ricorso e la conferma della condanna comminata in appello.