Articolo Pubblicato il 9 giugno, 2019.

Il 67enne di Taglio di Po era deceduto a fine 2017 nella Casa di Cura Madonna della Salute di Porto Viro per una “banale” colecistite acuta: sono indagati tre medici della struttura

La morte di Carletto Ortolan non va “archiviata”.  Il giudice vuole vederci (più) chiaro sul decesso del 67enne di Porto Viro e, accogliendo l’opposizione presentata dal legale dei familiari alla richiesta di archiviazione, ha restituito gli atti al Pm concedendogli tre mesi per la prosecuzione delle indagini. Decisione accolta con soddisfazione dai congiunti della vittima e da Studio 3A-Valore S.p.A., a cui si sono affidati.

La vicenda all’epoca destò sconcerto: fu presentata anche un’interrogazione alla Giunta regionale perché si accertasse se si fosse trattato di un caso di mala sanità e se la struttura sanitaria in questione, la Casa di Cura Madonna della Salute di Porto Viro, avesse applicato le pratiche mediche previste.

Ortolan, noto commerciante di automobili, il 28 dicembre 2017 si era svegliato con forti dolori addominali e nausea. Era rimasto a letto e aveva assunto un medicinale per il vomito: invano. La moglie e la figlia allora avevano chiamato il 118 e il paziente era stato trasportato in ambulanza al Pronto Soccorso della Madonna della Salute, ospedale privato accreditato con il servizio sanitario nazionale. Qui era stato visitato ma dimesso quasi subito, con la sola prescrizione di una terapia antibiotica, nonostante le insistenze dei familiari per un ricovero. L’indomani Ortolan non si reggeva in piedi e, verso sera, ha  iniziato anche a palesare rossori diffusi su buona parte del corpo. I suoi congiunti hanno chiamato la guardia medica che ha consigliato di sospendere la cura prescritta al pronto soccorso e assumere un diverso antibiotico. Ma anche il cambio di medicinale non ha sortito effetti e la mattina del 30 dicembre 2017, sentito il medico di base, i familiari del 67enne hanno chiamato ancora il 118. Giunto di nuovo al Pronto Soccorso della Casa di Cura Madonna della Salute, i medici a quel punto hanno finalmente deciso di sottoporlo ad accertamenti più approfonditi, all’esito dei quali è stato ricoverato d’urgenza in terapia intensiva, ma alle 23.30 del giorno stesso Carletto Ortolan è spirato.

Sconvolti dal dolore, e non riuscendo a capacitarsi dell’improvvisa tragedia, i familiari, tramite il consulente personale Riccardo Vizzi, per ottenere risposte e giustizia si sono rivolti a Studio 3A, società specializzata a livello nazionale nel risarcimento danni e nella tutela dei diritti dei cittadini, e il 2 gennaio 2018 è stato presentato un esposto alla magistratura presso i carabinieri di Taglio di Po. Il Pubblico Ministero della Procura di Rovigo dott. Fabrizio Suriano ha aperto un procedimento penale per omicidio colposo, inizialmente contro ignoti, sequestrato le cartelle cliniche e acquisito il referto del riscontro diagnostico, l’autopsia interna disposta dalla stessa Casa di Cura ed effettuata all’ospedale di Rovigo. Nel marzo 2018 il Sostituto Procuratore, anche come atto dovuto per consentire loro dei nominare consulenti di parte, ha iscritto nel registro degli indagati quattro medici (per lo più del Pronto Soccorso) della Casa di Cura: G. M., 62 anni, di Cavarzere, M. A., 41 anni, di Ferrara, ed E. D., 38 anni, di Ariano nel Polesine, più un altro sanitario nel frattempo deceduto. E ha conferito a due propri consulenti tecnici, la dott.ssa Marianna Daniele, medico legale, e il dott. Gabriele Anania, chirurgo, l’incarico di stabilire se il decesso fosse stato dovuto a eventuali errori e/od omissioni dei sanitari. I due Ctu, che hanno operato sulla documentazione medica e sul referto e i reperti del riscontro diagnostico (non è stata disposta un’ulteriore autopsia), hanno individuato la causa di morte in uno “shock settico con insufficienza multiorgano, sostenuto da colangite con pericolangite suppurativa e colecisticite”. Tuttavia per i consulenti, “gli elementi clinico-laboratoristici e strumentali a disposizione dei medici curanti non potevano consentire di provvedere la gravità e repentinità della successiva evoluzione clinica” e sulla base di tali conclusioni della perizia il Pm ha chiesto di archiviare il fascicolo.

Conclusioni che tuttavia il consulente medico consultato ad hoc da Studio 3A, il dott. Stefano Ardit, specialista in chirurgia generale, ha contestato muovendo al contrario parecchie censure all’operato dei medici della Casa di Cura in occasione di entrambi gli accessi al pronto soccorso. Nella sua relazione si evidenzia come la vittima già al primo accesso presentasse chiari sintomi di colecistite acuta, e tale quadro clinico, specie su pazienti affetti da diabete come Ortolan, “avrebbe dovuto imporre al personale l’attuazione di un immediato ricovero in osservazione con inizio di terapia antibiotica”. E, qualora questa non avesse sortito effetti, “sarebbe stato indicato effettuare subito un intervento chirurgico d’urgenza”: i medici invece, “minimizzando la gravità della situazione”, hanno deciso di dimettere il paziente con la mera prescrizione di terapia farmacologica. Ma il dott. Ardit esprime perplessità anche sulla gestione del paziente in occasione del secondo accesso al pronto soccorso, dove peraltro Ortolan ha sostato per più di cinque ore in codice rosso. Seppur grave, il paziente era arrivato ancora cosciente e collaborante “e questo stato a maggior ragione – conclude Ardit – avrebbe reso praticabile l’esecuzione di un semplice ma risolutivo  (nel 95% dei casi) intervento di colecistostomia”. Tutti questi rilievi sono stati puntualmente riportati nell’opposizione alla richiesta di archiviazione presentata dall’avvocato penalista della famiglia Ortolan, e discussi nell’udienza in camera di consiglio dello scorso 22 maggio avanti il giudice dott.ssa Silvia Varotto. La quale, con provvedimento del 6 giugno, a scioglimento della sua riserva, alla luce della consulenza medica di parte prodotta unitamente all’opposizione, ha per l’appunto ritenuto necessario un approfondimento istruttorio finalizzato in particolare a chiedere ai consulenti del Pm di fornire chiarimenti in ordine a questi profili di responsabilità e ha disposto la prosecuzione delle indagini in tal senso.