Articolo Pubblicato il 20 maggio, 2020 alle 11:30.

Non bisogna mai “abusare” del diritto di precedenza e vanno sempre rispettati i limiti di velocità per essere in grado di far fronte a possibili manovre scorrette di terzi, tanto più in corrispondenza di intersezioni. Viceversa, si è corresponsabili di eventuali incidenti.

A ribadire con forza questo principio la Corte di Cassazione che, con la sentenza n. 15238/20 depositata il 15 maggio 2020, ha definitivamente deliberato sul tragico e complesso caso giudiziario relativo al decesso di due coniugi pavesi nel settembre del 2010 travolti da un grosso fuoristrada dopo essere usciti con il loro quad dalla stradina che portava al locale dove avevano appena trascorso la serata per immettersi sulla strada principale, la Statale Brontese (in foto, i mezzi coinvolti).

 

Conducente di un fuoristrada condannato per omicidio stradale

Il conducente dell’Hummer che li aveva centrati era stato condannato in primo grado, nel 2014, dal tribunale di Pavia alla pena di un anno e otto mesi per omicidio colposo, ma la Corte d’Appello di Milano, a cui aveva appunto presentato appello, lo aveva mandato assolto.

La sentenza tuttavia era stata cassata nel 2019 dalla stessa Cassazione, con rinvio alla Corte d’Appello di Milano che, con decisione del 6 maggio 2029, aveva invece confermato la sentenza di condanna inflitta dal Tribunale.

L’imputato ricorre per Cassazione sostenendo il suo diritto di precedenza

Contro questa seconda sentenza d’appello, dunque, l’imputato ha proposto ricorso per Cassazione lamentando come nel giudizio di rinvio, disposto come detto a seguito dell’annullamento della sentenza di assoluzione che era stata pronunciata da altra sezione della medesima Corte d’appello, i giudici dell’impugnazione avessero a suo dire omesso di rivalutare la sua condotta nel caso concreto, ritenendo di essere vincolati dalla sentenza di annullamento alla conferma della dichiarazione della sua responsabilità.

Conclusione alla quale sarebbero pervenuti omettendo di esaminare i motivi del suo appello alla sentenza di primo grado, in particolare quello con cui si prospettava l’inevitabilità dell’evento, in quanto l’immissione nella strada che egli percorreva da parte del quad era avvenuto dopo che egli aveva già pienamente usufruito del suo diritto di precedenza e aveva già interamente impegnato l’incrocio, rendendo impossibile qualsiasi manovra di emergenza e inevitabile l’evento

Il mancato accertamento del momento di immissione del quadriciclo a motore sulla strada principale percorsa dal suo fuoristrada avrebbe peraltro determinato un’incertezza sulla efficacia causale della sua condotta e sulla prevedibilità e prevenibilità dell’incidente, che sarebbe stato da ricondurre esclusivamente alla condotta “improvvida” del conducente del quad, che avrebbe reso appunto inevitabile l’evento, a prescindere dalla velocità che egli teneva.

Il ricorrente lamentava altresì una mancata rinnovazione della perizia tecnica sul punto, aggiungendo un ulteriore elemento, e cioè che il quadriciclo dopo l’urto era rimasto incastrato sotto la ruota del suo Hummer, all’interno della corsia di marcia riservata al proprio mezzo, il che avrebbe dovuto indurre a maggior ragione a escludere l’evitabilità dello scontro.

L’automobilista contestava anche la circostanza dell’avvistamento del quad riferita dalle persone che egli trasportava nel suo fuoristrada ma che in realtà sarebbe stata desunta dalla testimonianza di un’automobilista che si trovava su un altro veicolo che sopraggiungeva in senso opposto e che quindi non avrebbe in alcun modo riferire su ciò che i trasportati del suo Hummer avevano avuto modo di vedere.

 

La Suprema Corte respinge le doglianze: l’automobilista andata troppo veloce

Ma per la Cassazione il ricorso è infondato. La Suprema Corte rammenta innanzitutto che all’imputato era stato contestato il fatto di non aver regolato la velocità nell’approssimarsi all’incrocio in ora notturna, velocità che era stata stimata in ben 100 km/h, come dedotto dalle caratteristiche specifiche e dalle dimensioni dei mezzi, dalla distanza tra il primo contatto tra i veicoli e il punto d’arresto degli stessi e dalle tracce di abrasione e di scarrocciamento presenti sul percorso.

Pur considerato gravemente imprudente il comportamento del conducente del quad, che non aveva rispettato l’obbligo di dare la precedenza ai mezzi circolanti sulla strada nella quale si stava immettendo – spiegano gli Ermellini -, il consulente tecnico del pubblico ministero aveva rilevato che la velocità tenuta dall’imputato risultava comunque inadeguata alla situazione di avvicinamento a un incrocio segnalato, presso il quale era presente un altro veicolo visibile, velocità che aveva impedito all’imputato di porre in essere la manovra evasiva che avrebbe scongiurato l’urto.

Di qui l’affermazione di responsabilità cui era pervenuto il Tribunale, che non aveva mancato di rilevare il grave concorso di colpa della vittima”.

 

Non bisogna “abusare” del diritto di precedenza

I Giudici del Palazzaccio, quindi, ribadiscono il principio riaffermato dalla quarta sezione della stessa Suprema Corte nella precedente sentenza di annullamento, secondo il quale, in tema di responsabilità da sinistro stradale, “il conducente favorito dal diritto di precedenza non deve abusarne ed è, pertanto, tenuto a moderare la velocità in prossimità di un incrocio, per essere in grado di affrontare qualsiasi evenienza, anche il mancato rispetto della precedenza spettantegli da parte di terzi”, nonché quello secondo cui il giudice, nel formulare il proprio apprezzamento sull’eccesso di velocità relativa (ossia di velocità non adeguata e pericolosa in rapporto alle circostanze di tempo e di luogo, indipendentemente dai prescritti limiti di velocità), “non è tenuto a determinare con precisione e in termini aritmetici il limite di velocità ritenuto innocuo, essendo sufficiente l’indicazione degli elementi di fatto e delle logiche deduzioni in base alle quali la velocità accertata è ritenuta pericolosa in rapporto alla situazione obiettiva ambientale”.

Considerazioni che avevano portato già allora la Cassazione a rilevare la mancanza di adeguata motivazione nella sentenza di assoluzione dell’imputato, sia in ordine alla sua assenza di responsabilità, nonostante fosse stato accertato il superamento del limite di velocità e per di più all’altezza di un incrocio, sia a proposito della prevedibilità ed evitabilità dello scontro.

 

Condanna confermata

Secondo la Cassazione, dunque, giustamente la Corte d’appello, pronunciandosi a seguito dell’annullamento della prima sentenza di secondo grado, dopo aver disatteso l’eccezione di estinzione del reato per prescrizione, aveva confermato l’addebito di colpa a carico dell’imputato, “in considerazione della velocità non prudenziale tenuta, superiore al limite massimo consentito e, soprattutto, non adeguata alle condizioni di scarsa illuminazione e alla presenza di un incrocio (in corrispondenza del quale vi era il quadriciclo a motore, fermo in attesa di impegnarlo per immettersi nella strada provinciale percorsa dal fuoristrada), evidenziando anche la prevedibilità e l’evitabilità dello scontro, in quanto il quadriciclo era stato visto sia dall’automobilista che procedeva nella direzione opposta sia dagli altri occupanti dell’Hummer condotto dall’imputato”.

E la giovane che arrivata dal senso opposto rispetto al ricorrente era invece riuscita ad evitare lo scontro, benché l’incrocio da cui proveniva il quadriciclo fosse alla sua destra, altro elemento che aveva portato la Corte territoriale a concludere per la prevedibilità dell’evento e la sua evitabilità, “attraverso una condotta di guida più prudenziale e una velocità più adeguata all’ora notturna e alla presenza di un incrocio, che avrebbero consentito di evitare lo scontro, come infatti era riuscita a fare l’altra automobilista.

Non vi è, in tale valutazione – concludono gli Ermellini -, nessuna omissioneadesione acritica a quanto stabilito nella sentenza rescindente, né, tantomeno, vi è dato di rilevare perplessità in ordine alla sussistenza della necessaria relazione causale tra la condotta colposa e l’evento, posto che la Corte d’appello ha adeguatamente illustrato, in modo logico e immune da perplessità, sia la prevedibilità dell’evento – per la presenza di un incrocio e per l’avvenuto avvistamento in concreto del quadriciclo in corrispondenza dell’incrocio stesso in attesa di immettersi nella strada provinciale percorsa dall’imputato -, e anche la sua evitabilità nel caso di condotta di guida più adeguata allo stato dei luoghi e rispettosa dei limiti di velocità”.

Dunque, ricorso rigettato, anche per gli altri motivi, e condanna confermata.