Articolo Pubblicato il 3 settembre, 2020 alle 11:00.

Nei casi, purtroppo frequenti, di incidente causato da “pirati” della strada, sporgere denuncia-querela contro ignoti è sempre consigliabile, ma non farlo non pregiudica automaticamente la possibilità di chiedere e ottenere il risarcimento dal Fondo di garanzia per le vittime della strada che, com’è noto, interviene nel caso di mezzi non assicurati o rimasti non identificati.

Lo ha chiarito la Cassazione, con l’ordinanza n. 18097/20 depositata il 31 agosto 2020, con la quale la Suprema Corte ha escluso ogni automatismo tra la mancata presentazione della denuncia e il rigetto della domanda risarcitoria al Fondo.

 

Domanda risarcitoria della vittima di un pirata respinta per mancanza della denuncia

A ricorrere alla Suprema Corte è stato uno scooterista campano che nel 2006, mentre era alla giuda del suo ciclomotore a Casalnuovo di Napoli, era stato tamponato da un’auto che si era dileguata e di cui egli era riuscito a identificare la marca e il modello, ma non anche a ricopiare il numero di targa. Il malcapitato, rovinando al suolo, aveva riportato lesioni serie e aveva citato in giudizio Generali Italia, in qualità di impresa allora designata dal Fondo per la regione Campania, per essere risarcito. Ma sia il giudice di Pace di Pomigliano d’Arco, nel 2011, sia il Tribunale di Nola, in qualità di giudice di seconde cure, presso il quale il danneggiato aveva appellato la sentenza di primo grado, avevano respinto la domanda risarcitoria. Alla base del rigetto, la circostanza che lo scooterista non aveva sporto l’indispensabile – secondo i giudici – denuncia/querela contro ignoti.

Il danneggiato ricorre per Cassazione

Con l’unico motivo di doglianza, il ricorrente ha dedotto – ai sensi dell’art. 360, comma 1, n. 3), cod. proc. civ. – violazione e falsa applicazione dell’art. 283, comma 1, del d.lgs. 7 settembre 2005, n. 209, dell’art. 19 della legge 24 dicembre 1969, n. 990.e dell’art. 116 cod. proc. civ.; – censurando la sentenza impugnata nella parte in cui essa, dichiarando di aderire all’orientamento giurisprudenziale della Cassazione (che secondo i giudici territoriali reputava indispensabile, nei casi di danni cagionati da veicoli non identificati, la preventiva denuncia dell’accaduto alle competenti autorità di polizia), aveva confermato il rigetto della domanda risarcitoria sul rilievo che, nel caso di specie, risultava “pacifico che l’appellante non ha sporto denuncia dell’accaduto”, oltre a non aver riferito, nel momento in cui gli furono refertate le lesioni, “di essere stato investito da conducente che si era poi dato alla fuga”.

Secondo il ricorrente, la decisione era invece in contrasto con l’opposto principio, prevalentemente enunciato dalla stessa Cassazione, in forza del quale, in tali casi, “l’omessa denuncia dell’accaduto all’autorità di polizia od inquirente non è sufficiente in sé a rigettare la domanda di risarcimento proposta”.

Generali ha resistito, con un controricorso, chiedendo il rigetto del ricorso e obiettando come, in caso di sinistri stradali cagionati da veicoli rimasti non identificati, fosse onere del danneggiato provare non solo tale dinamica dell’incidente, ma anche che la mancata identificazione fosse dipesa da impossibilità incolpevole da parte del soggetto leso (e ciò in conformità con la “ratio legis” che è quella di evitare possibili frodi): prova, quest’ultima, che nella specie sarebbe mancata secondo la compagnia.

 

La Cassazione accoglie il ricorso

Ma per la Suprema Corte il ricorso del danneggiato è manifestamente fondato. ”La vittima di un sinistro stradale causato da un veicolo non identificato – sentenziano i giudici del Palazzaccio – non ha alcun obbligo, per ottenere il risarcimento da parte dell’impresa designata per conto del Fondo di garanzia vittime della strada, di presentare una denuncia o una querela contro ignoti, la cui sussistenza o meno non è che un mero indizio“.

L’accertamento non è sulla diligenza della vittima nel consentire l’individuazione del pirata

L’accertamento da compiere, infatti, prosegue la Cassazione con un importante precisazione, “non deve concernere il profilo della diligenza della vittima nel consentire l’individuazione del responsabile, ma esclusivamente la circostanza che il sinistro sia stato effettivamente provocato da un veicolo non identificato”. Pertanto, il giudice di merito potrà “tener conto delle modalità con cui, fin dall’inizio, il sinistro è stato prospettato dalla vittima e del fatto che sia stata presentata una denuncia o una querela”, ma dovrà farlo “nell’ambito di una valutazione complessiva degli elementi raccolti e senza possibilità di stabilire alcun automatismo fra presentazione della denunzia o querela e accoglimento della pretesa, come pure fra mancata presentazione e rigetto della domanda”.

 

Nessun automatismo tra mancata denuncia del fatto e rigetto della domanda di risarcimento

La sentenza impugnata ha perciò errato laddove, ribadiscono gli Ermellini, “reputa indispensabile la denuncia del danneggiato (o la menzione della mancata identificazione del veicolo danneggiante, in occasione della redazione del referto sulle lesioni subite), giacché, così pronunciandosi, il giudice di merito, in sostanza, introduce il dato della collaborazione del danneggiato con le autorità inquirenti (anche solo mediante la tempestiva denuncia) quale elemento necessario a integrare il requisito della «impossibilità incolpevole» della identificazione la cui mancanza comporterebbe il rigetto della pretesa”.

Dunque, riafferma e conclude la Suprema Corte, “deve censurarsi la previsione di ogni automatismo tra la mancata presentazione della denuncia e il rigetto della domanda, non potendo il giudice di merito verificare se l’attore abbia fornito la prova che il veicolo investitore era rimasto sconosciuto, prescindendo del tutto dal contenuto delle acquisite dichiarazioni testimoniali sulle modalità del sinistro e sul repentino allontanamento del veicolo investitore

La sentenza impugnata è stata pertanto cassata, con rinvio al Tribunale di Nola, in persona di diverso giudice, per la decisione nel merito, nel rispetto di questo principio di diritto,  che esclude ogni automatismo tra mancata presentazione della denuncia di sinistro, e assenza di prova circa il fatto che il sinistro fu cagionato da veicolo non identificato”.