Articolo Pubblicato il 20 giugno, 2020 alle 10:00.

Il 12 giugno 2020 l’Inail ha pubblicato il quarto report nazionale sulle infezioni da Covid-19 di origine professionale denunciate all’istituto aggiornato alla data del 31 maggio.

Dal rapporto emerge che le denunce di infortunio a seguito di coronavirus hanno raggiunto quota 47.022, 3.623 casi in più rispetto a quelli censiti nel precedente report del 15 maggio, e che i decessi sono saliti a 208, 37 in più rispetto alla terza rilevazione: si tratta del 40% di tutte le morti sul lavoro denunciate all’Inail nel periodo in questione.

 

La Lombardia si conferma la regione più colpita

Nell’elaborato è stato realizzato anche un nuovo approfondimento a livello territoriale, che conferma la grave situazione della Lombardia, la regione di gran lunga più colpita, con il 35,5% delle denunce di contagio sul lavoro e il 45,2% dei decessi. Il 30,4% delle 16.700 infezioni denunciate nel territorio lombardo riguardano la provincia di Milano, ma il triste primato negativo dei casi mortali, con 25 decessi, spetta della provincia di Bergamo.

Contagiate soprattutto donne

Queste oltre 47mila denunce d’infortunio, il 23% di tutte quelle pervenute all’Inail da inizio anno, sono concentrate soprattutto nel mese di marzo (53,2%) e di aprile (38%): solo il 7,2% sono afferenti al mese di maggio. Per il 71,7% i contagiati sono donne, il 28,3% uomini. L’età media è di 47 anni per entrambi i sessi; l’età mediana (quella che ripartisce la platea – ordinata secondo l’età – in due gruppi ugualmente numerosi) è 48 anni (contro i 62 anni riportati dall’Istituto Superiore della Sanità per i contagiati nazionali). Scendendo nel, dettaglio per classi di età, il 43,5% del totale delle denunce riguarda la classe 50-64 anni: seguono quelle 35-49 anni (37,0%), 18-34 anni (17,4%) e over 64 anni (2,1%). Gli stranieri sono il 15,6% (otto su 10 sono donne), gli italiani l’84,4% (sette su 10 sono donne).

Passando all’analisi territoriale, si evidenzia una distribuzione delle denunce del 55,8% nel NordOvest (con in testa, come detto, la Lombardia con il 35,5%), del 24,4% nel Nord-Est (Emilia Romagna 10,2%), del 11,8% al Centro (Toscana 5,6%), del 5,8% al Sud (Puglia 2,5%) e del 2,2% nelle Isole (Sicilia 1,2%).

 

Il settore della Sanità si conferma il più esposto

Delle 47.022 denunce di infortunio da Covid-19, quasi tutte riguardano la gestione assicurativa dell’Industria e servizi (circa il 99%), mentre il numero dei casi registrati nelle restanti gestioni assicurative dell’Agricoltura, della Navigazione e per Conto dello Stato è di circa 550 unità.

Rispetto alle attività produttive (classificazione delle attività economiche AtecoIstat 2007) coinvolte dalla pandemia, il settore della sanità e assistenza sociale (ospedali, case di cura e di riposo, istituti, cliniche e policlinici universitari, residenze per anziani e disabili…) registra il 72,5% delle denunce, seguito dall’amministrazione pubblica (attività degli organismi preposti alla sanità e amministratori regionali, provinciali e comunali) con il 9,1%, dal noleggio e servizi di supporto (servizi di vigilanza, di pulizia, call center…) con il 4,2%, dal settore manifatturiero (addetti alla lavorazione di prodotti chimici, farmaceutici, stampa, industria alimentare) e dalle attività dei servizi di alloggio e di ristorazione, entrambi con il 2,6%.

E, tra le professioni, quella degli infermieri

L’analisi per professione dell’infortunato evidenzia la categoria dei tecnici della salute come quella più coinvolta da contagi, con il 41,3% delle denunce (più di tre casi su quattro sono donne), circa l’84% delle quali relative a infermieri. Seguono gli operatori socio-sanitari con il 21,5% (l’81,5% sono donne), i medici con l’11,0%, gli operatori socio-assistenziali con l’8,3% e il personale non qualificato nei servizi sanitari (ausiliario, portantino, barelliere) con il 4,8%. Il restante personale coinvolto riguarda impiegati amministrativi (2,6%), addetti ai servizi di pulizia (1,8%) e dirigenti sanitari (1,1%).

 

Le denunce di infortunio con esito mortale

Come detto, il monitoraggio alla data del 31 maggio 2020, rileva 208 denunce di infortunio con esito mortale a seguito di coronavirus pervenute all’Inail (circa quattro casi su dieci decessi denunciati), di questi il 40% deceduti a marzo e il 56% ad aprile. Rispetto al monitoraggio alla data del 15 maggio i casi sono 37 in più, di cui 8 riferibili a decessi avvenuti nel mese di maggio, il resto ascrivibili ad eventi di marzo e aprile.

A morire sono soprattutto uomini

Al contrario di quanto osservato sul complesso delle denunce, l’82,7% dei decessi hanno interessato gli uomini, il 17,3% donne. L’età media dei deceduti è di 59 anni (57 per le donne, 59 per gli uomini), l’età mediana è 60 anni (a fronte degli 82 anni calcolati dall’Iss per i deceduti nazionali): il dettaglio per classe di età mostra come il 71,2% del totale delle denunce riguardi la classe 50-64 anni, seguono le fasce over 64 anni (18,3%), 35-49 anni (9,1%) e under 34 anni (1,4%). Gli stranieri sono il 10,1% (sei su 10 sono maschi), gli italiani l’89,9% (nove su 10 sono maschi). L’analisi territoriale evidenzia una distribuzione dei decessi del 58,7% nel NordOvest (Lombardia 45,2%), del 12,0% nel Nord-Est (Emilia Romagna 6,7%), del 13,0% nel Centro (Marche 4,8%), del 14,4% al Sud (Campania 7,2%) e dell’1,9% nelle Isole (Sicilia 1,9%);

Anche qui la stragrande maggioranza dei decessi, il 91,8%, riguarda la gestione assicurativa dell’Industria e servizi, il 6,3% la gestione per Conto dello Stato, mentre il restante 1,9% è ripartito tra Agricoltura e Navigazione

Molti i casi mortali anche nel commercio

Rispetto alle attività produttive, il settore della sanità e assistenza sociale registra la maggior parte delle vittime, il 29,5%, ma sono elevati anche i casi di altri settori come il commercio all’ingrosso e al dettaglio (l’11,6% del totale), l’amministrazione pubblica (attività degli organismi preposti alla sanità e amministratori regionali, provinciali e comunali) e le attività del manifatturiero con il 9,8% per entrambe, il trasporto e magazzinaggio e le attività professionali, scientifiche e tecniche (consulenti del lavoro, della logistica aziendale, di direzione aziendale), con l’8,0% per tutti e due i settori.

L’analisi per professione dell’infortunato evidenzia come circa la metà dei decessi riguardi personale sanitario e socio-assistenziale: le categorie più colpite sono quelle dei tecnici della salute (il 66% sono infermieri) con il 14,2% dei casi codificati e dei medici con il 13,2%, seguite da quelle degli operatori socio-sanitari (9,4%), dagli impiegati amministrativi con l’8,5% e degli operatori socio-assistenziali e specialisti nelle scienze della vita (tossicologi e farmacologi), con il 4,7% per entrambe.

Le restanti categorie professionali coinvolte riguardano il personale non qualificato nei servizi sanitari e gli addetti all’autotrasporto, con il 3,8% ciascuno, gli addetti ai servizi di sicurezza, vigilanza e custodia, gli esercenti e dipendenti nelle attività di ristorazione e gli addetti alle vendite, con il 2,8% ciascuno.