Articolo Pubblicato il 12 agosto, 2020 alle 10:00.

Le denunce di infortunio sul lavoro a seguito del coronavirus continuano a salire: ora è stata superata quota 50mila. E purtroppo aumentano anche i casi mortali, 276.  Il 7 agosto l’Inail ha pubblicato il settimo report nazionale, con i dati aggiornati al 31 luglio.

 

Le denunce di infortunio

Dal monitoraggio emerge che le denunce segnalate all’istituto entro quella data sono 51.363 (il 18% di tutte quelle pervenute da inizio anno), concentrate soprattutto nel mese di marzo (52,9%) e di aprile (35,5%): il 7,5% sono denunce afferenti al mese di maggio, l’1,7% a febbraio e a giugno, lo 0,7% a luglio. I casi in più rispetto al monitoraggio effettuato alla data del 30 giugno sono 1.377.

Ripartizione per sesso, età e area territoriale delle 51.363 denunce

Il 71,4% dei contagiati sono donne, il 28,6% uomini; l’età media è di 47 anni per entrambi i sessi; l’età mediana (quella che ripartisce la platea – ordinata secondo l’età – in due gruppi ugualmente numerosi) è 48 anni (60 anni quella riportata dall’Istituto Superiore della Sanità per i contagiati nazionali).

Il dettaglio per classe di età mostra come il 44% del totale delle denunce riguardi la classe 50-64 anni. Seguono le fasce 35-49 anni (36,7%), 18-34 anni (17,2%) e over 64 anni (2,1%). Gli stranieri sono il 15,9% (8 su 10 sono donne); gli italiani l’84,1% (sette su 10 sono donne). L’analisi territoriale evidenzia una distribuzione delle denunce del 56,3% nel NordOvest (con in testa la Lombardia, con il 36,2%), del 24,2% nel Nord-Est (Emilia Romagna 10,4%), dell’11,8% al Centro (Toscana 5,6%), del 5,7% al Sud (Puglia 2,5%) e del 2,0% nelle Isole (Sicilia 1,1%).

Le attività produttive e le professioni più colpite: in testa i tecnici della salute

Delle 51.363 denunce di infortunio da Covid-19, quasi tutte riguardano la gestione assicurativa dell’Industria e servizi (circa il 99%), mentre il numero dei casi registrati nelle restanti gestioni assicurative, per Conto dello Stato, Navigazione e Agricoltura è di circa 650 unità.

Rispetto alle attività produttive (classificazione delle attività economiche AtecoIstat 2007) coinvolte dalla pandemia, il settore della sanità e assistenza sociale (ospedali, case di cura e di riposo, istituti, cliniche e policlinici universitari, residenze per anziani e disabili…) registra il 71,6% delle denunce, seguito dall’amministrazione pubblica (attività degli organismi preposti alla sanità – Asl – e amministratori regionali, provinciali e comunali) con il 9,0%, dal noleggio e servizi di supporto (servizi di vigilanza, di pulizia, call center, eccetera) con il 4,3%, dal settore manifatturiero (addetti alla lavorazione di prodotti chimici, farmaceutici, stampa, industria alimentare) con il 2,8% e dalle attività dei servizi di alloggio e di ristorazione con il 2,5%

L’analisi per professione dell’infortunato evidenzia la categoria dei tecnici della salute come quella più coinvolta da contagi, con il 40% delle denunce (più di tre casi su quattro sono donne), oltre l’83% delle quali relative a infermieri. Seguono gli operatori socio-sanitari con il 21,0% (l’81,5% sono donne), i medici con il 10,3%, gli operatori socio-assistenziali con l’8,9% e il personale non qualificato nei servizi sanitari (ausiliario, portantino, barelliere) con il 4,7%. Il restante personale coinvolto riguarda, tra le prime categorie professionali, impiegati amministrativi (3,0%), addetti ai servizi di pulizia (1,9%) e dirigenti sanitari (1,1%).

 

I casi mortali

Le denunce di infortunio con esito mortale a seguito di Covid-19 pervenute all’Inail alla data del 31 luglio 2020 sono 276 (circa un terzo di tutti i decessi denunciati), di questi il 37,3% deceduti a marzo, il 54,7% ad aprile, il 5,8% a maggio, l’1,5% a giugno e lo 0,7% a luglio. Rispetto al monitoraggio alla data del 30 giugno, con il consolidamento delle informazioni, i decessi sono 24 in più, per lo più distribuiti tra marzo e maggio.

Ripartizione per sesso, età e area territoriale

L’83,3% dei decessi hanno interessato gli uomini, il 16,7% le donne (al contrario di quanto osservato sul complesso delle denunce); l’età media dei deceduti è 59 anni (57 per le donne, 59 per gli uomini), l’età mediana è 60 anni (59 per le donne e 60 per gli uomini, mentre è pari a 82 anni quella calcolata dall’Iss per i deceduti nazionali).

Il dettaglio per classe di età mostra come il 69,9% del totale delle denunce riguardi la classe 50-64 anni. Seguono le fasce over 64 anni (20,0%), 35-49 anni (8,7%) e under 34 anni (1,4%). Gli stranieri sono il 9,8% (sette su 10 sono maschi); gli italiani il 90,2% (oltre otto su 10 sono maschi).

L’analisi territoriale evidenzia una distribuzione dei decessi del 57,6% nel NordOvest (Lombardia 43,8%), del 13,1% nel Nord-Est (Emilia Romagna 8,7%), del 12,3% nel Centro (Lazio 4,7%), del 15,2% al Sud (Campania 6,9%) e dell’1,8% nelle Isole (Sicilia 1,8%).

Le attività produttive e le professioni più interessate

Il 92,8% dei decessi afferisce alla gestione assicurativa dell’Industria e servizi, il 5,4% alla gestione per Conto dello Stato, l’1,4% all’Agricoltura e lo 0,4% alla Navigazione.

Rispetto alle attività produttive coinvolte dalla pandemia, il settore della sanità e assistenza sociale (ospedali, case di cura e di riposo, istituti, cliniche e policlinici universitari, residenze per anziani e disabili…) registra il 23,4% dei decessi, seguito dalle attività del manifatturiero (addetti alla lavorazione di prodotti chimici, farmaceutici, stampa, industria alimentare) con il 13,6%; dal trasporto e magazzinaggio e dal commercio all’ingrosso e al dettaglio ciascuno con il 10,9%; dall’amministrazione pubblica (attività degli organismi preposti alla sanità – Asl – e amministratori regionali, provinciali e comunali) con il 10,3%. Seguono le costruzioni con il 6,0%; le attività professionali, scientifiche e tecniche (dei consulenti del lavoro, della logistica aziendale, di direzione aziendale) con il 5,4%; le attività dei servizi di alloggio e ristorazione con il 4,9%.

L’analisi per professione dell’infortunato, infine, evidenzia come circa il 35% dei decessi riguardi personale sanitario e socio-assistenziale. Nel dettaglio, le categorie più colpite dai decessi sono quelle dei tecnici della salute (il 62% sono infermieri, di cui metà donne) con il 9,9% dei casi codificati e dei medici con l’8,5% (uno su dieci è donna). A seguire gli operatori socio-sanitari (6,6%, ugualmente distribuiti per genere), gli operatori socio-assistenziali (tre su quattro sono donne) e il personale non qualificato nei servizi sanitari (ausiliari, portantini, barellieri) con il 3,8% per entrambe le categorie e gli specialisti nelle scienze della vita (tossicologi e farmacologi) con il 2,8%.

Le restanti categorie professionali coinvolte riguardano gli impiegati amministrativi con l’11,7% (9 su dieci sono uomini), gli addetti all’autotrasporto con il 6,1%, i dipendenti nelle attività di ristorazione, gli addetti alle vendite e gli addetti ai servizi di sicurezza, vigilanza e custodia tutti con il 2,8% così come i direttori, dirigenti ed equiparati dell’amministrazione pubblica e nei servizi di sanità, istruzione e ricerca.