Articolo Pubblicato il 2 settembre, 2020 alle 11:00.

Poco importa che il periodo in questione sia quello delle festività natalizie e che vi sia parecchia strada da percorrere: il notaio è tenuto a trascrivere l’atto di acquisto di un immobile in tempi brevi, che non corrispondono certo a quasi un mese. Nel caso contrario il professionista dovrà risarcire i clienti che abbiano subito un danno a causa del suo ritardo.

Con l’ordinanza 18070/20 depositata il 31 agosto 2020 la Cassazione si è occupata di un emblematico caso di responsabilità professionale, un ambito di notevole rilevanza perché non infrequentemente errori od omissioni commessi da avvocati, architetti, ingegneri, commercialisti, eccetera possono cagionare gravi pregiudizi a quanti si sono affidati a loro.

 

Gli acquirenti di un immobile citano in causa un notaio per la tardiva trascrizione dell’atto

E quello che è capitato ai due acquirenti di un immobile che avevano citato in giudizio innanzi al Tribunale di Cosenza un notaio chiedendo il risarcimento del danno per la perdita del bene a seguito di procedura espropriativa in quanto il professionista aveva trascritto l’atto di acquisto in loro favore successivamente all’iscrizione di ipoteca giudiziale sullo stesso immobile nei confronti dell’originario alienante.

In secondo grado la loro richiesta danni viene parzialmente accolta

Il Tribunale aveva rigettato la domanda, ma i due danneggiati avevano appellato la sentenza e la Corte d’Appello di Catanzaro aveva parzialmente accolto l’appello, dichiarando il professionista inadempiente rispetto all’obbligo contrattuale e condannandolo al risarcimento dei danni da liquidarsi in separato giudizio.

I giudici di seconde cure avevano ritenuto come, in relazione all’obbligo di esecuzione della trascrizione “nel più breve tempo possibile”, così come previsto dal’art. 2671 del codice civile, il periodo di ventisei giorni intercorso fra la stipula del rogito e la sua trascrizione si configurasse decisamente eccessivo ed ingiustificato, e come non potessero assumere rilievo circostanze quali la concomitanza del periodo natalizio (tenuto conto del limitato arco temporale di chiusura degli uffici in tale frangente, legato a poche ed isolate giornate), ovvero la distanza fra il luogo di registrazione dell’atto (Castrovillari) e quello della sua trascrizione (Cosenza).

 

Il professionista ricorre per Cassazione

Il notaio a sua volta ha proposto ricorso per Cassazione, riproponendo tuttavia le stesse argomentazioni e dolendosi del fatto che i giudici d’appello avessero omesso di esaminare alcune circostanze decisive quali il particolare periodo dell’anno in cui erano successi i fatti contestati, i luoghi differenti in cui erano avvenuti il rogito e la trascrizione, la mancata richiesta da parte degli acquirenti di procedere con urgenza alla trascrizione, l’introduzione, a cavallo fra il rogito e la trascrizione, del servizio ipotecario meccanizzato presso la conservatoria dei registri immobiliari di Cosenza, che aveva determinato un rallentamento delle procedure di trascrizione avendo apportato di un’importante modifica procedurale.

La Suprema Corte respinge le doglianze

Un motivo di doglianza inammissibile per la Cassazione, in quanto, come detto, le prime due circostanze erano già state oggetto di esame da parte della Corte di appello, “sicché la censura mira, per questo aspetto, alla mera rivisitazione del giudizio di fatto, che è profilo non sindacabile nella presente sede di legittimità”. Quanto alle altre due circostanze, la Cassazione rammenta che, nel rispetto delle previsioni degli artt. 366, primo comma, n. 6, e 369, secondo comma, n. 4, cod. proc. civ., “il ricorrente deve indicare il “fatto storico” il cui esame sia stato omesso, il “dato”, testuale o extratestuale, da cui esso risulti esistente, il “come” e il “quando” tale fatto sia stato oggetto di discussione processuale tra le parti e la sua “decisività”, fermo restando che l’omesso esame di elementi istruttori non integra, di per sé, il vizio di omesso esame di un fatto decisivo qualora il fatto storico, rilevante in causa, sia stato comunque preso in considerazione dal giudice, ancorché la sentenza non abbia dato conto di tutte le risultanze probatorie”. Onere non assolto dal ricorrente.

 

Confermata la condanna al risarcimento inflitta dalla Corte territoriale

Rigettato anche l’altro motivo del ricorso del notaio, secondo il quale il giudice di appello, discostandosi apoditticamente dalla sentenza di primo grado, avrebbe compiuto una valutazione personale e arbitraria, disancorata dalle specifiche circostanze fattuali, mediante cui era stato provato l’adempimento della diligenza richiesta, e pertanto la sentenza di appello per un verso avrebbe disatteso i principi in materia di responsabilità professionale, per l’altro non sarebbe stata supportata da elementi tali da confutare le prove raccolte in primo grado.

Anche qui, secondo i giudici del Palazzaccio, sotto le spoglie della denuncia della violazione di norma di diritto, la censura “mira alla rivisitazione del giudizio di fatto” e ha comunque “carattere generico”, risultando pertanto inidonea a raggiungere lo scopo del ricorso per cassazione, “in quanto vede una serie di astratte affermazioni senza specifica indicazione del concreto profilo di difformità al diritto della sentenza impugnata”. In conclusione, ricorso respinto e condanna al risarcimento confermata.