Articolo Pubblicato il 18 agosto, 2020 alle 20:00.

E’ sotto gli occhi di tutti come, a causa dei cambiamenti climatici, ed in particolare il riscaldamento globale del pianeta, l’Italia come il resto del mondo sia colpita da fenomeni meteorologici impetuosi e devastanti che purtroppo non si possono più definire eccezionali, data la loro frequenza.

Le catastrofi naturali sono costate 68 mrd di dollari in 6 mesi: il più colpito il nord America

A confermare questo quadro il rapporto, diffuso a luglio 2020, da Munich Re, secondo cui nei primi sei mesi del 2020 le catastrofi naturali hanno causato perdite complessive a livello mondiale per qualcosa come 68 miliardi di dollari. I danni assicurati sono pari a circa 27 miliardi di dollari, superiori alla media (20 miliardi di dollari) a causa dell’elevata percentuale di perdite dovute a catastrofi meteorologiche nel Nord America, continente che da solo ha rappresentato il 47% delle perdite complessive e l’82% delle perdite assicurate, molto più delle rispettive medie a lungo termine (35% e 60%), a causa soprattutto dei forti temporali, responsabili di 27 miliardi di dollari di perdite complessive e di 20 miliardi di dollari di perdite assicurate nel primo semestre.

Gli eventi peggiori in Asia, in Europa disastrosa la tempesta di Ciara

Per contro, le catastrofi naturali in Europa e nella regione Asia-Pacifico hanno prodotto minori perdite, anche se gli eventi peggiori si sono verificati proprio in Asia, si veda il ciclone Amphan che a maggio ha causato perdite estreme in India e Bangladesh e perdite totali di circa 11,5 miliardi di dollari, risultando uno dei più costosi di sempre nell’Oceano Indiano.

In Europa, la catastrofe naturale più costosa nel primo semestre si è rivelata la tempesta invernale di Ciara, che a febbraio ha colpito gran parte del vecchio continente con venti fino a 200 km/h, per una perdita complessiva relativamente elevata di 1,8 miliardi di dollari, di cui 1,2 miliardi di dollari assicurati.

In Australia, invece, a causare le perdite maggiori sono stati, nella stagione estiva 2019/20 (per l’Oceania), gli incendi boschivi, molti dei quali sono andati fuori controllo bruciando per un periodo molto lungo, vicino a località di villeggiatura e centri abitati lungo la costa sudorientale del continente. La stagione degli incendi ha prodotto danni record: le perdite complessive sono state di circa 2 miliardi di dollari, di cui 1,6 miliardi di dollari sono stati assicurati a causa dell’alta percentuale di copertura assicurativa per gli edifici.

E nella seconda parte dell’anno sono attesi gli uragani del Nord Atlantico

E la seconda parte dell’anno non si preannuncia più tranquilla. Il ciclo climatico naturale noto come oscillazione del Niño-Sud (ENSO) sarà probabilmente un fattore influente nell’attività degli uragani del Nord Atlantico. Nei mesi principali della stagione degli uragani (agosto-ottobre), si prevede che si svilupperanno le condizioni di “La Niña”, che possono favorire lo sviluppo e l’intensificazione dei cicloni tropicali sull’Atlantico tropicale. Anche la stagione degli incendi in California, in particolare nella parte settentrionale dello stato, potrebbe essere più estrema quest’anno, poiché le condizioni di tipo “La Niña” creano in genere climi insolitamente secchi in tutta la regione in autunno, ritardando le solite piogge invernali.

Quanto meno, nel primo semestre dell’anno, hanno perso la vita in catastrofi naturali molte meno persone rispetto alla media degli ultimi trenta e dieci anni, ma parliamo pur sempre di 2.900 vittime.