Articolo Pubblicato il 5 novembre, 2020 alle 10:00.

Come dovrebbe essere ben noto, l’articolo 117 comma 2-bis del Codice della Strada fa divieto agli automobilisti titolari di patente B conseguita da meno di un anno di condurre veicoli con potenza superiore a 55 kw/t (ovvero nel caso di veicoli di categoria M1 con potenza superiore a 70 kW). Ma se un neopatentato trasgredisce la norma e, ponendosi alla guida di un’auto di grossa cilindrata, causa danni a terzi, l’assicurazione deve risponderne comunque?

Secondo il Tribunale di Salerno sì, perché la violazione in questione costituisce solo un illecito amministrativo e non incide sull’operatività della polizza assicurativa in caso di incidente stradale.

I giudici salernitani, della seconda sezione civile, hanno fornito l’importante chiarimento nella sentenza n. 642/20 nella quale si sono pronunciati in una complessa e dolorosa causa civile a seguito di un terribile incidente stradale avvenuto nel 2010 a Montecorvino Rovella. Un giovane, a causa del fondo stradale bagnato, aveva perso il controllo della vettura che guidava scontrandosi frontalmente con un caravan e il bilancio era stato tragico: erano deceduti sia lui sia il coetaneo che trasportava come passeggero.

 

La rivalsa della compagnia di assicurazione sull’assicurato-danneggiante

I familiari di quest’ultimo erano stati risarciti dalla compagnia di assicurazioni dell’auto, ma in misura non congrua alle cifre stabilite dalle Tabelle Milanesi, e ne era quindi insorto un contenzioso. La compagnia si era costituita e aveva chiesto, previa trasformazione del rito, la chiamata in causa del Comune di Montecorvino Rovella, considerandolo responsabile esclusivo del sinistro, determinato dalla pericolosità della strada e dalla cattiva manutenzione della stessa, e i genitori del conducente deceduto, in quanto non abilitato alla guida dell’auto condotta, di cilindrata per l’appunto superiore a quanto previsto dalla succitata normativa, nei confronti dei quali aveva proposto domanda riconvenzionale di rivalsa delle somme erogate ai ricorrenti, contestando comunque la fondatezza delle domande principali.

Per quel che qui interessa del complesso procedimento, circa la domanda di rivalsa i giudici ritengono che difetti la legittimazione passiva degli eredi del neopatentato.

Il Tribunale di Salerno, citando la Cassazione, ricorda che in tema di assicurazione obbligatoria dei veicoli a motore, “la garanzia assicurativa copre anche il danno dolosamente provocato dal conducente nei confronti del terzo danneggiato, il quale, pertanto, ha diritto di ottenere dall’assicuratore del responsabile il risarcimento del danno, non trovando applicazione la norma di cui all’art. 1917 c.c. – che non costituisce il paradigma tipico della responsabilità civile da circolazione stradale, rinvenibile, invece, nelle leggi della RCA e nelle direttive europee che affermano il principio di solidarietà verso il danneggiato – salva la facoltà della compagnia assicuratrice di rivalersi nei confronti dell’assicurato-danneggiante, per il quale la copertura contrattuale non opera”.

 

Che un neopatentato guidi un’auto di grossa cilindrata non incide sull’operatività della polizza

Dunque, la rivalsa nei confronti dell’assicurato-danneggiante, ossia del proprietario del veicolo che ha causato il danno, nello specifico il padre del giovane, sarebbe consentita. “Tuttavia – proseguono i giudici – la circostanza che il conducente fosse sì provvisto di patente di guida (rilasciata nel febbraio di quello stesso anno, ndr) ma, secondo la compagnia di assicurazione, non idonea alla guida dell’auto in ragione della sua cilindrata, non incide sulla operatività della polizza ed esclude il diritto di rivalsa, costituendo solo un illecito amministrativo”.

I giudici peraltro, a scanso di discussioni, osservano anche che, a causa di una serie di proroghe intervenute senza soluzione di continuità del termine di entrata in vigore della disposizione normativa, dal f febbraio 2008 fino al 31 dicembre 2012, “il divieto previsto dall’art. 117, comma 2 bis, del codice della strada per gli automobilisti titolari di patente di guida di categoria “B” conseguita da meno di un anno di condurre veicoli con potenza superiore a 50 kW/t non è mai entrato in vigore”.

 

L’inosservanza delle prescrizioni del Cds non si traduce in una limitazione della copertura

“E’ noto, inoltre, – prosegue la sentenza – che in tema di assicurazione della responsabilità civile derivante dalla circolazione di veicoli a motore, la previsione di una clausola di esclusione della garanzia assicurativa per danni cagionati dal conducente non abilitato alla guida, non è idonea ad escludere l’operatività della polizza, ed il conseguente obbligo risarcitorio dell’assicuratore, quando il conducente, legittimamente abilitato ed in possesso di patente non sospesa, revocata o scaduta, abbia solo omesso di rispettare prescrizioni e cautele imposte dal codice della strada, la cui inosservanza non si traduce in una limitazione della validità ed efficacia del titolo abilitativo ma integra solo un’ipotesi di mera illiceità alla guida”.

Il tribunale conclude citando a sostegno del suo pronunciamento una sentenza della Cassazione la quale, in applicazione di tale principio, aveva confermato la decisione di merito “che aveva riconosciuto l’operatività della copertura assicurativa per i danni cagionati da un automobilista gravemente menomato che era alla guida di vettura priva dei necessari adattamenti tecnici richiesti per la sua condizione”. E ha giudicato inconferenti i precedenti giuridici addotti dalla difesa della compagnia assicurativa, che facevano riferimento alle diverse ipotesi di mancanza totale di patente ovvero di patente scaduta.

Per la cronaca, rigettata anche la domanda di rivalsa proposta nei confronti del Comune.