Articolo Pubblicato il 23 luglio, 2020 alle 10:00.

Tra eccezioni delle difese e primi interrogatori non si è ancora entrati nel vivo della discussione sulle richieste del Pubblico Ministero nei confronti dei quattro imputati

Ripreso dopo il lungo lockdown da coronavirus, è stato nuovamente rinviato, al 30 di ottobre 2020, il processo per il disastro sul lavoro del 5 aprile 2018 a Crotone, dove tre operai hanno perso la vita, travolti dal crollo di un muro del cantiere durante i lavori di ampliamento del lungomare di viale Magna Grecia: le vittime sono Giuseppe Greco, 51 anni, e Mario De Meco, 56, entrambi di Isola di Capo Rizzuto, e l’appena 35enne di origini rumene Dragos Petru Chiriac, di Crotone.

Oggi, mercoledì 22 luglio 2020, finalmente si è potuta tenere, in Tribunale a Crotone, il prosieguo dell’udienza preliminare che, tra le altre cose, aveva già visto, nelle due precedenti “sessioni”, la costituzione di parte civile dei familiari di tutte e tre le vittime, tra cui la mamma di Dragos Petru Chiriac la quale, per essere assistita, unitamente ad altri congiunti del 35enne operaio, attraverso il consulente personale dott. Giuseppe Cilidonio, si è affidata a Studio3A-Valore S-p.A., società specializzata a livello nazionale nel risarcimento danni e nella tutela dei diritti dei cittadini, e all’avvocato penalista del Foro di Bari, Aldo Fornari.

Nell’udienza odierna, originariamente programmata per l’8 aprile e già rinviata una prima volta al 20 maggio causa Covid, avanti il giudice dott.ssa Romina Rizzo, si sarebbe dovuti entrare nel vivo con la discussione sulle richieste nei confronti degli imputati del Pubblico Ministero titolare del procedimento penale per il reato di omicidio colposo in concorso, il dott. Andrea Corvino. Il magistrato, a chiusura delle indagini preliminari, ha chiesto il rinvio a giudizio per tre figure apicali della Crotonscavi Costruzioni generali S.p.a., l’impresa incaricata dal Comune di eseguire i lavori “incriminati”, e per il progettista. Si tratta del geom. Gennaro Cosentino, 58 anni di Crotone, rappresentante legale dell’impresa, appaltatore delle opere, redattore del Piano Operativo di Sicurezza, datore di lavoro di fatto e di diritto e direttore tecnico di Crotonscavi; il geom. Massimo Villirillo, 57 anni, di Crotone, dirigente e procuratore della società, a cui erano conferiti specifici poteri di vigilanza e organizzazione del lavoro; il geom. Giuseppe Spina, 45 anni, pure di Crotone, capo-cantiere preposto della ditta, e l’architetto di origini vicentine residente a Como Sergio Dinale, 58 anni, legale rappresentante dello Studio veneziano “D:RH architetti e associati” con sedi a Mestre e Como, firmatario del Psc (Piano di Sicurezza e Coordinamento), progettista dell’opera e direttore dei lavori e coordinatore della sicurezza in fase di progettazione (Csp) ed esecuzione (Cse).

Agli imputati il Pm contesta a vario titolo, ciascuno per le proprie funzioni, gravissime violazioni in ordine alla “inosservanza di leggi, regolamenti, ordini e discipline” alla base dell’incidente. Le indagini hanno portato ad accertare che “l’evento si verificava perché nel corso delle lavorazioni di un nuovo muro di contenimento a valle del preesistente (a 2,5 metri), veniva trascurata la situazione di fatto costituita dalla presenza di un basamento in cemento la cui rimozione, e successiva asportazione del terreno sottostante (per 70 cm di profondità), senza previa valutazione e senza cautele, comprometteva l’equilibrio statico del muro poi collassato, privo di fondazioni, da cui conseguiva una concreta situazione tale che una occasionale, minima causa perturbativa, quale la vibrazione indotta da un mezzo di cantiere o la presenza di una zona maggiormente scavata al piede, già scalzata per la rimozione del basamento, ne provocava il rovinoso ribaltamento” scrive il magistrato nella sua richiesta di rinvio a giudizio.

I legali di Crotonscavi, tuttavia, hanno eccepito sull’autorizzazione alla citazione dell’azienda quale responsabile civile, non avendo essa partecipato all’incidente probatorio disposto dalla Procura: una esclusione che tuttavia sarebbe solo rituale e non farebbe venir meno le eventuali responsabilità che venissero accertate, a maggior ragione in un procedimento civile. E’ stato inoltre sentito l’arch. Dinale, che ha depositato anche una memoria. Alla luce delle eccezioni sollevate dagli avvocati dell’impresa e delle dichiarazioni rese dall’imputato, le parti hanno richiesto, congiuntamente, alla dott.ssa Rizzo l’opportunità di aggiornare l’udienza per discutere della richiesta di rinvio a giudizio: istanza accordata, con nuova calendarizzazione del processo per il 30 ottobre.