Articolo Pubblicato il 9 aprile, 2020 alle 10:00.

Prima gli scricchiolii, poi un boato e infine un rumore “come di rotolar di massi” e un forte odore di gas avvertiti a chilometri di distanza, e un’intera lingua di asfalto che all’improvviso collassa.

Lo stesso, tragico film già visto a Genova con il crollo del ponte Morandi, con – per fortuna – un’unica, sostanziale differenza: a causa delle restrizioni per il coronavirus la strada era pressoché deserta ed è stata evitata un’altra strage.

 

Un asse di collegamento cruciale tra Liguria e Toscana

L’ennesima, inquietante dimostrazione dello stato pietoso in cui versano larghi tratti della rete stradale italiana, viadotti in primis, si è avuta mercoledì 8 aprile 2020, alle 10.30, sul ponte di Caprigliola ad Albiano Magra, frazione di Aulla (Massa Carrara): un’infrastruttura lunga 258 metri e alta 7-8 metri, costituita da una serie di cinque arcate in calcestruzzo, risalente al 1908 e ricostruita nel secondo dopoguerra, che superava il fiume Magra e collegava la provincia di Massa a quella di La Spezia, la Toscana alla Liguria, lungo la ex strada provinciale 70, ora strada statale 330 da quando, nel 2018 ,è passata alla gestione di Anas.

“Grazie” al coronavirus il ponte era quasi deserto

Lungo il ponte prima dell’emergenza legata al Covid-19 transitavano ogni giorno centinaia e centinaia di auto e mezzi pesanti, ma per miracolo al momento del cedimento il traffico era molto ridotto: lo stavano attraversando solo due furgoni.

Il conducente di uno dei due mezzi è rimasto ferito ed è stato trasportato all’ospedale di Pisa in codice giallo per una frattura a una vertebra; l’autista dell’altro furgone, invece, si è messo in salvo da solo, prima dell’arrivo dei mezzi di soccorso.

Il solito scenario “apocalittico”

Il fatto che non ci siano state vittime, tuttavia, non sminuisce la gravità dell’accaduto che ha comunque avuto e avrà pesanti conseguenze, un’emergenza nell’emergenza coronavirus: un intero paese, Caprigliola, rimasto senza luce, acqua e gas (il crollo ha causato anche la rottura d una condotta con conseguente, pericolosa fuoriuscita di gas bloccata da Italgas) e, soprattutto, un collegamento essenziale per la popolazione dell’alta Lunigiana, sia con i primi territori della Liguria sia con il resto della Toscana, irrimediabilmente interrotto.

 

Il Presidente della Regione Toscana ha chiesto lo stato di calamità

Anche se non ci sono vittime, il crollo del ponte di Albiano Magra poteva essere una tragedia se avessimo avuto il traffico dei giorni ordinari” ha infatti commentato il Presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi, chiedendo ad Anas di chiarire e scrivendo al premier Giuseppe Conte per chiedere lo stato di emergenza nazionale, per la strategicità dell’infrastruttura, e norme acceleratorie per una rapida ricostruzione dell’opera.

La Procura di Massa ha subito aperto un fascicolo per l’ipotesi di reato di disastro colposo, per ora senza iscritti nel registro degli indagati, per cercare di fare piena luce sulle cause e le eventuali responsabilità: l’indagine è condotta dai carabinieri del comando provinciale di Massa Carrara ed è coordinata dal Pubblico Ministero Alessandra Conforti, che ha già disposto il sequestro dell’area.

Anche il Ministro delle Infrastrutture, Paola De Michieli, ha istituito presso il Mit una commissione di inchiesta sull’ennesimo crollo e ha chiesto subito una dettagliata relazione al nuovo gestore dell’ex Provinciale 70, l’Anas appunto.

Anche perché, che il ponte presentasse delle criticità era già stato segnalato più volte dagli enti locali, Comune di Aulla in testa. Il sindaco, Roberto Valettini, ha citato numerose lettere scritte alla Provincia prima, all’Anas poi per sollecitare interventi perché le avvisaglie di un cedimento indicate dai cittadini erano state diverse.

In particolare, il 3 novembre era stata segnalata una preoccupante crepa, fessurazione che, a detta del primo cittadino, sarebbe stata sottovalutata.

 

Le giustificazioni di Anas

L’Anas, da parte sua, dopo l’intervento di risanamento della crepa, con conglomerato a freddo per ripristinare il piano viabile a seguito delle piogge, aveva chiarito “di aver provveduto ad eseguire l’ispezione del ponte non riscontrando anomalie e difetti tali da intraprendere provvedimenti emergenziali” e comunque ribadito che l’infrastruttura era costantemente “attenzionata dai tecnici della struttura Anas territoriale”.

E subito dopo il crollo si è affrettata a inviare una nota nella quale ha fatto sapere che “sul ponte di Albiano non erano in corso interventi al momento del crollo” e di aver avviato a sua volta “una commissione di indagine per accertare la dinamica e le cause. Il ponte, unitamente a tutta l’arteria, è entrata in gestione ad Anas a novembre del 2018, e a partire dal 2019 è stato oggetto di sopralluoghi e verifiche periodiche, anche rispetto a segnalazioni degli enti locali, che non hanno evidenziato criticità“.

 

I familiari delle vittime del ponte Morandi: “siamo allo sfascio

Sta di fatto che, nonostante l’apocalisse successa a Genova, le polemiche con la società autostrade e tutta la campagna di controlli a tappeto disposti immediatamente dopo dal Governo su ponti e viadotti, la storia continua a ripetersi. Tant’è che proprio i familiari delle vittime del Morandi hanno commentato, amaro: “una situazione allo sfascio”.

Quanto tempo dovrà ancora passare, e quanti altri crolli dovremo tragicamente ancora vedere, prima che in questo Paese il tema infrastrutture dello Stato venga affrontato con la serietà, le risorse e le competenze necessarie?” si è chiesto infine l’assessore alle Infrastrutture della Regione Liguria Giacomo Giampedrone. Una domanda che si pongono tutti.