Articolo Pubblicato il 11 giugno, 2020 alle 11:30.

Ci risiamo, un’altra “catena dentale” a rischio crac, e migliaia di pazienti che rimangono in brache di tela, con cure rimaste a metà o più spesso neppure iniziate, ma per le quali sono già stati pagati salati anticipi.

 

Il caso Dentix

All’inizio di giugno 2020 è esploso il caso-Dentix, la multinazionale che si occupa(va) di cure e impianti dentali con 57 centri in Italia che, dopo la fine del lockdown per l’emergenza coronavirus, non hanno più riaperto e i centralini delle cliniche non rispondevano. A monte, gravi problemi finanziari. Dopo giorni di incertezze, si è appreso che il 25 giugno la società ha presentato richiesta di concordato preventivo al Tribunale di Milano, ma al momento non è dato di sapere se riuscirà a rimettersi in sesto e a riprendere l’attività.

I tantissimi clienti in tutto il Paese sono comprensibilmente sul piede di guerra per i gravi danni sanitari ed economici subiti: il sistema, infatti, si reggeva su pagamenti anticipati per le prestazioni richiesti ai pazienti, o in contanti o, più spesso, attraverso l’accensione di onerosi finanziamenti le cui rate continuano regolarmente ad essere riscosse ogni mese dai conti correnti.

Meglio affidarsi a degli esperti per essere tutelati

Il consiglio numero uno è quello di affidarsi a degli esperti per essere tutelati e per cercare quanto meno di recuperare il danaro già speso per nulla. Innanzitutto, per quanti hanno acceso un mutuo, sospendendo immediatamente il contratto di finanziamento stipulato con le varie finanziarie di cui si avvaleva Dentix, bloccando le rate future e pretendendo la restituzione di quelle già pagate, trattandosi di un “prodotto” collegato a una prestazione mai fornita.

E andrà richiesta anche tutta la documentazione relativa al contratto per verificare la sua regolarità perché, in svariati casi, i clienti asseriscono di non aver mai messo nulla nero su bianco e di essersi ritrovati all’improvviso gli addebiti sul contro corrente: al riguardo, è bene anche ordinare alla propria banca di bloccare subito i prelievi automatici.

Più complessa la situazione di chi i soldi li ha anticipati in contanti, e qui dipenderà molto dal destino finale della società, che andrà comunque messa in mora con contestuale richiesta anche qui di restituzione delle somme anticipate: se poi la società dovesse fallire, bisognerà insinuarsi tra i creditori.

Insomma, un iter complesso che richiede assistenza.

 

Diffidare dalle “catene dentali” low cost

Il secondo coniglio è quello di diffidare da queste cliniche low cost. Non è infatti il primo caso di catene dentali che si propongono come alternativa agli studi dentistici tradizionali, che sbandierano, con strategie di comunicazione aggressive, piani di cura al ribasso ma anche poi falliscono, chiudono i battenti e lasciano per strada i pazienti. E magari si riciclano altrove con i soldi spillati ai propri clienti.

Un fenomeno pericoloso per la salute pubblica, perché molto spesso le cure prestate da queste cliniche si rivelano del tutto inadeguate, e per le tasche degli italiani, su cui il Governo e il Ministero della Sanità dovrebbero cominciare a intervenire, partendo proprio con il dare risposte concrete ai clienti di Dentix.