Articolo Pubblicato il 5 settembre, 2020 alle 17:33.

Il Covid nel bene e nel male influenza anche l’andamento del fenomeno infortunistico, che nei primi sette mesi del 2020 ha visto una sensibile contrazione degli incidenti, ma un netto aumento dei casi mortali dovuto proprio alle vittime da coronavirus.

E’ quanto emerge dai dati pubblicati il 31 agosto dall’Inail relativi alle denunce di infortunio presentate all’Istituto dal primo gennaio al 31 luglio, che sono state 288.873, in diminuzione di circa 90mila unità rispetto alle 378.671 dei primi sette mesi del 2019 (-23,7%).

 

Novantamila denunce di infortunio in meno per il lockdown

Una diminuzione determinata, come detto, dal sostenuto calo delle denunce registrate tra marzo e luglio, con 86mila casi in meno rispetto al periodo marzo-luglio 2019 (-31,6%), a causa soprattutto dello stop forzato tra marzo e maggio di ogni attività produttiva considerata non essenziale per il contenimento dell’epidemia da nuovo Coronavirus e delle difficoltà incontrate dalle imprese nel riprendere la produzione a pieno regime nel periodo post-lockdown.

Il calo maggiore si è registrato nel mese di maggio, con denunce praticamente dimezzate rispetto allo stesso mese del 2019. Seguono aprile e giugno, con una riduzione di oltre un terzo nel confronto con l’anno precedente e, infine, marzo e luglio, con cali al di sotto del 20%. I mesi di gennaio e febbraio di quest’anno, non coinvolti pienamente dalla pandemia, hanno registrato decrementi inferiori al 4%.

I dati rilevati al 31 luglio di ciascun anno evidenziano a livello nazionale un decremento sia dei casi avvenuti in occasione di lavoro, passati da 321.675 a 255.669 (-20,5%), sia di quelli in itinere, occorsi cioè nel tragitto di andata e ritorno tra l’abitazione e il luogo di lavoro, che hanno fatto registrare un calo del 41,7%, da 56.996 a 33.204. Escludendo, nel confronto tra i due anni, i mesi di gennaio e febbraio le diminuzioni sono molto più marcate, pari rispettivamente al -27,4% e al – 56,1%.

 

Il calo riguarda tutti i settori tranne quello sanitario

Il numero degli infortuni sul lavoro denunciati nei primi sette mesi del 2020 è diminuito del 15,1% nella gestione Industria e servizi (dai 293.709 casi del 2019 ai 249.499 del 2020), del 21,9% in Agricoltura (da 18.946 a 14.797) e del 62,8% nel conto Stato (da 66.016 a 24.577). Per quest’ultima gestione, in particolare, si è registrato tra marzo e luglio un crollo delle denunce, dalle circa 43mila del 2019 alle 3.500 del 2020 (-91,8%), per effetto dell’utilizzo della prestazione lavorativa in modalità agile da parte della quasi totalità dei dipendenti statali e dell’assenza degli studenti nelle scuole/università statali, che sono state chiuse per evitare il propagarsi del contagio. Anche le gestioni Industria e servizi e Agricoltura hanno registrato diminuzioni più sostenute se riferite al periodo marzo-luglio (-19,8% e -29,6% rispettivamente).

Tra i settori economici della gestione Industria e servizi, il settore Ateco “Sanità e assistenza sociale” si distingue invece per il forte incremento delle denunce di infortunio in occasione di lavoro: +143% nei primi sette mesi (da 16mila a 38mila casi), con punte di quasi il +500% nel bimestre marzo-aprile 2020/2019. Nei mesi di giugno e luglio si è assistito, invece, a un’inversione di tendenza con decrementi pari rispettivamente al -8% e al -16%. Qui tre denunce su quattro hanno riguardato il contagio da Covid-19

 

La dinamica per aree, sesso e nazionalità

Tra gennaio e luglio di quest’anno l’analisi territoriale evidenzia un calo delle denunce di infortunio in tutte le aree del Paese. Questa flessione risulta essere decisamente più contenuta nel Nord-Ovest (-14,3%) e più accentuata nel Nord-Est (-25,4%), al Centro (-28,8%), al Sud (-31,3%) e nelle Isole (-29,0%). Se si limita il confronto al periodo marzo-luglio, i cali registrati nelle singole ripartizioni geografiche sono più evidenti: -19% per il Nord-Ovest, -33% per il Nord-Est e circa il -40% per Centro, Sud e Isole.

La flessione che emerge dal confronto dei primi sette mesi del 2019 e del 2020 è legata soprattutto alla componente maschile, che registra un calo del 28,8% (da 243.512 a 173.283 denunce), mentre per quella femminile si attesta al -14,5% (da 135.159 a 115.590). Nei mesi di marzo-luglio, in particolare, rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente le denunce si sono ridotte del 39% per i lavoratori e del 18% per le lavoratrici.

Tra gennaio e luglio la diminuzione ha interessato sia i lavoratori italiani (-24,6%), sia quelli comunitari (-15,8%) ed extracomunitari (-20,0%), con cali percentuali più sostenuti se limitati al confronto del periodo marzo-luglio. Dall’analisi per classi di età emergono, infine, decrementi generalizzati in tutte le fasce, ma più contenute per i lavoratori tra i 45-64 anni.

 

Impennata dei casi mortali, 716

Le denunce di infortunio sul lavoro con esito mortale presentate all’Inail nei primi sette mesi di quest’anno sono state 716. Pur nella provvisorietà dei numeri, questo dato evidenzia, al contrario, un aumento di ben 117 casi rispetto ai 599 registrati nello stesso periodo del 2019 (+19,5%). L’incremento è influenzato dal numero dei decessi avvenuti e protocollati al 31 luglio 2020 a causa dell’infezione da Covid-19 in ambito lavorativo, che sono stati 276.

A livello nazionale, rispetto ai primi sette mesi dell’anno scorso, si registra una riduzione solo degli infortuni mortali in itinere, che sono passati da 167 a 113 (-32,3%), mentre quelli avvenuti in occasione di lavoro sono aumentati da 432 a 603 (+39,6%). L’incremento ha riguardato la gestione Industria e servizi (da 512 a 630 denunce) e il conto Stato (da 9 a 31), mentre l’Agricoltura ha registrato 23 casi in meno (da 78 a 55).

Gli incidenti plurimi

Al 31 luglio risultano sei incidenti plurimi, cioè con più vittime, avvenuti nei primi sette mesi del 2020, per un totale di 12 decessi: il primo in gennaio, costato la vita a due lavoratori vittime di un incidente stradale a Grosseto, il secondo in febbraio, con due macchinisti morti nel deragliamento ferroviario avvenuto in provincia di Lodi, il terzo e il quarto in marzo, con due vittime per incidenti stradali in provincia di Torino e altre due in provincia di Bologna, il quinto in giugno, con due operai travolti dal crollo di un muro a Napoli, e l’ultimo in luglio in un cantiere edile di Roma, in cui sono deceduti due operai caduti da un ponteggio. Lo scorso anno, invece, gli incidenti plurimi avvenuti tra gennaio e luglio erano stati 12, con 24 casi mortali denunciati (20 dei quali stradali).

 

Netto l’incremento soprattutto in Lombardia, la regione più colpita dal Coronavirus

Dall’analisi territoriale emerge una diminuzione di 12 casi mortali nelle Isole (da 58 a 46). Il Nord-Ovest si contraddistingue, invece, per un incremento di 112 casi mortali (da 153 a 265), complice soprattutto l’aumento di 89 casi della Lombardia, la regione più colpita dalla pandemia. Il Centro registra un aumento di otto decessi ( da 120 a 128), il Sud sette casi mortali in più (da 134 a 141) e il Nord-Est due in più (da 134 a 136).

L’incremento rilevato nel confronto tra i primi sette mesi del 2020 e del 2019 è legato soprattutto alla componente maschile, i cui casi mortali denunciati sono passati da 548 a 644 (+96 decessi), mentre quella femminile ha fatto registrare 21 casi in più, da 51 a 72.

In aumento le denunce di infortunio mortale dei lavoratori italiani (da 488 a 609), mentre calano quelle dei lavoratori extracomunitari (da 71 a 69) e comunitari (da 40 a 38). Dall’analisi per fasce d’età si contraddistingue per l’aumento dei decessi quella degli over 55, rispetto alla diminuzione registrata nelle altre.

 

Le denunce di malattia professionale

Le denunce di malattia professionale protocollate dall’Inail nei primi sette mesi del 2020, infine, sono state 25.205, 13.296 in meno rispetto allo stesso periodo del 2019 (-34,5%). Anche in questo caso a influenzare la flessione è il numero delle denunce presentate tra marzo e luglio 2020, in riduzione del 49% rispetto allo stesso periodo del 2019, con un picco del -87% registrato nel mese di aprile, in pieno lockdown.

Nei primi sette mesi del 2020 si sono rilevate diminuzioni delle denunce nell’Industria e servizi (-32,6%, da 30.648 a 20.643 casi), in Agricoltura (-42,4%, da 7.453 a 4.291) e nel conto Stato (-32,3%, da 400 a 271). Dall’analisi territoriale dei dati emergono cali delle patologie denunciate in tutte le aree del Paese: -45,4% nel Nord-Ovest, -37,0% nel Nord-Est, -29,7% al Centro, -37,5% al Sud e -26,2% nelle Isole.

In ottica di genere emerge un calo di 9.474 denunce di malattia professionale per i lavoratori, da 28.020 a 18.546 (-33,8%), e di 3.822 per le lavoratrici, da 10.481 a 6.659 (-36,5%). Il decremento ha interessato sia le denunce dei lavoratori italiani (passate da 35.860 a 23.459, pari a un calo del 34,6%), sia quelle di comunitari (da 885 a 595, -32,8%) ed extracomunitari (da 1.756 a 1.151, -34,5%).

Le prime tre malattie professionali denunciate tra gennaio e luglio di quest’anno continuano a essere, nell’ordine, le patologie del sistema osteo-muscolare e del tessuto connettivo, del sistema nervoso e quelle dell’orecchio, seguite dalle malattie del sistema respiratorio e dai tumori. Tutte registrano diminuzioni nei periodi in esame.