Articolo Pubblicato il 13 ottobre, 2020 alle 15:00.

Coronavirus nel “bene e nel male” anche sul fenomeno infortunistico. Domenica 11 ottobre 2020 l’Anmil, Associazione Nazionale Mutilati e Invalidi sul Lavoro, ha celebrato la 70 Giornata per le Vittime del Lavoro, annuale iniziativa promossa anche per riflettere e programmare le azioni più efficaci da intraprendere per contrastare gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali e per sensibilizzare istituzioni e forze economiche sul rispetto della salute e della vita dei lavoratori.

L’evento è stato caratterizzato in tutti i sensi dalla pandemia, sia per quanto riguarda le stesse celebrazioni, svoltesi giocoforza in maniera contenuta per ottemperare alle norme anti-contagio, sia per i dati, che sono stati forniti per l’occasione.

 

L’epidemia ha ridotto sensibilmente gli infortuni

Il blocco delle attività durante il lockdown tra fine inverno e primavera, infatti, ha comportato una drastica riduzione degli occupati e del monte ore lavorate e, di conseguenza, degli infortuni sul lavoro che, dopo aver toccato punte fino a -40/50% nei mesi di marzo ed aprile, nel periodo tra il primo gennaio e il 31 agosto 2020 hanno fatto registrare un calo complessivo delle denunce del 22,7% (circa 95.000 casi in meno) rispetto ai primi otto mesi del 2018, scendendo da 417.000 infortuni a 322.000.

Un calo diffuso, in misura più o meno consistente, in tutte le aree geografiche del Paese e praticamente in tutte le altre componenti del fenomeno: risultano in netta flessione sia gli incidenti che hanno riguardato lavoratori maschi (-27,3%) sia quelli che hanno interessato le femmine (-14,5%), sia gli infortuni “in occasione di lavoro” (-19,6%) sia quelli “in itinere” , cioè durante il tragitto casa-lavoro. (-40,2%).

Nell’ambito delle attività produttive si registra un crollo delle denunce in tutti i settori con particolare evidenza in quelli che, per il loro elevato livello di rischio, hanno sempre fornito il contributo più significativo al bilancio infortunistico: parliamo dei Trasporti (-32%), dell’Industria manifatturiera (-30%), delle Costruzioni (-28%), dell’Agricoltura (-21%) e di innumerevoli altri comparti del panorama produttivo nazionale.

 

In controtendenza il settore della Sanità causa Covid

C’è però un’eccezione tanto eclatante quanto prevedibile: il settore della Sanità che fa registrare, in questi primi otto mesi del 2020, una crescita del 144%, passando dai 18.000 casi circa del 2019 ai 40.000 del 2020. Nel periodo “caldo” della pandemia, peraltro, questo settore aveva raggiunto punte di oltre il +500% a marzo e del +450% ad aprile, per attenuarsi poi nei mesi successivi.

Nelle attività sanitarie la forte crescita degli infortuni è ovviamente dovuta in gran parte ai casi di infezione da Covid che rappresentano i due terzi delle denunce, ma anche alla recrudescenza di quegli infortuni per così dire, “normali”, che cioè si verificano solitamente tra gli operatori del settore (quali cadute, urti, scivolamenti, traumi da spostamento o sollevamento di carichi pesanti o di pazienti, ecc.) e che si sono particolarmente acuiti in questo periodo di prolungato stress lavorativo caratterizzato da turni massacranti e dalla continua convivenza con situazioni di sofferenza spesso estrema.

All’effetto “benefico” del calo infortunistico per effetto del lockdown, fa dunque da contraltare l’incremento degli stessi infortuni originato da parte di questo nuovo, sconosciuto e terribile fattore di rischio, l’infezione da Covid in ambito lavorativo, che è stata giustamente assimilata ad infortunio lavorativo dalla Legge 27 del 24 aprile 2020, sulla base del consolidato principio giuridico che equipara la causa virulenta alla causa violenta che è propria dell’infortunio.

A tutto il 31 agosto 2020, infatti, sono state complessivamente 52.209 le denunce di infortunio a seguito di Covid-19, pari al 16,2% di tutti gli infortuni segnalati all’Inail dall’inizio dell’anno. Al netto delle denunce dei casi di infezione virale, il calo degli infortuni sarebbe stato molto più consistente, pari a – 35,3%%.

 

Per concorso, notevole aumento dei casi mortali per via dei contagi

Ed è sempre a causa del Covid che, per converso, i casi mortali, 823 nei primi otto mesi del 2020, hanno fatto segnare on un aumento del 20,1% (+138 casi) rispetto ai 685 dello stesso periodo dell’anno precedente: le denunce mortali per Covid-19 sono state infatti 303, il 37% del totale dei decessi denunciati.

L’apporto degli infortuni mortali causati dalla pandemia, in questo caso, è stato determinante nel bilancio complessivo degli infortuni con esito mortale. Se, per ipotesi, non si considerassero i decessi da infezione Covid, il bilancio dei morti si ribalterebbe segnando un calo del 24,1%.

I 303 lavoratori morti per contagio da Coronavirus sono concentrati soprattutto tra gli uomini (84%), nella fascia di età 50-64 anni (69%) e over 64 (20%), con un’età media al decesso di 59 anni. La maggior parte dei decessi si è verificata nel Nord-Ovest con una quota pari al 56,4% del totale nazionale, mentre il Sud, con il 16,2% dei casi, precede il Nord-Est (13,2%), il Centro (12,2%) e le Isole (2,0%).

La Lombardia è la regione più colpita (42,6% dei decessi); tra le province lombarde, Bergamo con 37 morti conferma il suo primato negativo, seguita da Milano (25) e Brescia (24). Appare quasi superfluo precisare, infine, che la gran parte, oltre che degli infortuni, anche dei decessi da infezioni da Covid denunciati all’Inail è concentrato nella Sanità e assistenza sociale (un settore che comprende ospedali, case di cura e di riposo, istituti, cliniche, policlinici universitari, residenze per anziani e disabili ecc.). Questo per quanto riguarda i soli infortuni mortali da Covid.

Se si considerano invece anche quelli verificatisi per altre cause in occasione di lavoro, si riscontra una situazione molto più articolata determinata sia dai territori sia dalla peculiarità dei diversi settori di attività e dei relativi tempi di effettivo lavoro che in questo periodo sono stati molto diversificati.

In particolare, tra i principali settori, si registra un calo degli infortuni mortali in Agricoltura (-18,2%) e Costruzioni (-7,9%), mentre aumentano (comunque) nell’Industria manifatturiera (+19,2%), nei Trasporti (+21,4%) e, in misura ancora più eclatante, nel settore della Sanità dove i decessi sono saliti dai 4 dei primi otto mesi 2019 ai 47 del 2020, con un incremento che supera addirittura il 1.000%.

 

In diminuzione anche le malattie professionali

In forte diminuzione, infine, risultano anche le malattie professionali denunciate nei primi 8 mesi del 2020, che sono scese a 16.566 casi, con una flessione del 37,6% rispetto ai 41.032 dell’omologo periodo 2019; nei mesi del lockdown si erano toccate punte persino di -60/70%.

Per la maggior parte si tratta, come succede ormai da molti anni, di patologie dell’apparato muscolo-scheletrico (16.566 casi, pari al 60% del totale), seguite dalle sindromi del tunnel carpale (3.002, pari al 10,8%), dalle sordità o ipoacusie da rumore (1.757, pari a 7,7%) e dalle patologie del sistema respiratorio (1.128, pari a 4,1%).

Preoccupano molto i 1.004 Tumori (per lo più di natura asbesto-correlata), in calo comunque rispetto ai 1.607 casi denunciati del 2019.

 

Il messaggio del Capo dello Stato

Non è un caso che nel suo tradizionale messaggio in occasione della Giornata, il Capo dello Stato abbia puntato molto sugli effetti dell’emergenza sanitaria. “Quest’anno, a causa della pandemia si sono avute ripercussioni drammatiche sulla salute dei lavoratori – scrive il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella In molti sono stati particolarmente esposti al rischio, come nel caso del personale sanitario e socio-assistenziale.

Dobbiamo ringraziare medici, tecnici della salute e tutto il personale dei servizi sanitari per aver fronteggiato inedite situazioni di emergenza: è questo l’ambito in cui si collocano un terzo degli infortuni con esiti mortali denunciati all’Inail nel primo semestre di quest’anno. Allo stesso modo, i lavoratori dei servizi essenziali, che hanno consentito la prosecuzione delle tante attività economiche ritenute indispensabili alla nostra vita quotidiana, hanno svolto la propria prestazione in condizioni di preoccupazione per la propria salute, permettendo a tutti noi di fronteggiare un momento drammatico.

L’impegno per garantire la massima sicurezza sul lavoro non deve arretrare di fronte a nessun evento emergenziale, perché la tutela della salute di chi lavora costituisce un bene primario su cui si misura la civiltà delle economie avanzate.

L’auspicio è che, nonostante le condizioni difficili create dalla pandemia, si tragga la spinta per aumentare gli investimenti sulla sicurezza, avvalendosi dei progressi offerti dalle nuove tecnologie e degli avanzamenti compiuti in questi anni dalla ricerca scientifica”.