Articolo Pubblicato il 16 maggio, 2020 alle 14:26.

Con una nota esplicativa alla circolare emessa il 14 maggio 2020, nella quale si forniscono indicazioni sulle prestazioni garantite in caso di contagio da coronavirus di origine professionale, l’Inail ha chiarito che dal riconoscimento del contagio stesso come infortunio sul lavoro non deriva automaticamente una responsabilità del datore di lavoro.

Una precisazione ritenuta necessaria dall’Istituto, in riferimento al dibattito in corso sui profili di responsabilità civile e penale per le infezioni da Covid-19 di cui sia stata appunto accertata l’origine professionale.

Non si possono confondere, infatti, sottolinea l’Inail, i criteri applicati dall’istituto per il riconoscimento di un indennizzo a un lavoratore infortunato con quelli “totalmente diversi che valgono in sede penale e civile, dove l’eventuale responsabilità del datore di lavoro deve essere rigorosamente accertata attraverso la prova del dolo o della colpa”.

 

L’ammissione alla tutela dell’Istituto non ha alcun rilievo in sede penale e civile

L’ammissione del lavoratore contagiato alle prestazioni assicurative Inail non assume, quindi, alcun rilievo, specifica l’Istituto, “né per sostenere l’accusa in sede penale, dove vale il principio della presunzione di innocenza e dell’onere della prova a carico del pubblico ministero, né in sede civile, perché ai fini del riconoscimento della responsabilità del datore di lavoro è sempre necessario l’accertamento della colpa nella determinazione dell’infortunio, come il mancato rispetto della normativa a tutela della salute e della sicurezza”.

D’altra parte, aggiunge l’Inail, la molteplicità delle modalità del contagio e la mutevolezza delle prescrizioni da adottare nei luoghi di lavoro, che sono oggetto di continui aggiornamenti da parte delle autorità sulla base dell’andamento epidemiologico, “rendono estremamente difficile configurare la responsabilità civile e penale dei datori di lavoro”.

 

Tutti i casi accertati faranno scattare la tutela Inail

Sempre a riguardo della circolare, il Presidente dell’Inail, Franco Bettoni, ha garantito che “tutti i casi accertati di infezione sul lavoro da Covid-19 faranno scattare la piena tutela dell’Inail, come per gli altri infortuni o malattie, e già a partire dal periodo di quarantena”.

Il Presidente ha anche aggiunto che l’Istituto, per una corretta rilevazione dei casi a fini statistico-epidemiologici, si è già attivato per codificare il Covid-19 come nuova malattia-infortunio”, tornando anche a sottolineare come la pandemia abbia riportato in primo piano la necessità di garantire le stesse tutele ai milioni di lavoratori che, non essendo assicurati con l’Inail, non possono accedere a rendite e indennizzi in caso di contagio.

Per Bettoni, “la recente estensione ai rider è solo il primo passo di un ampliamento della platea dei nostri assicurati, che dovrà includere le professioni che si collocano a metà strada tra subordinazione e autonomia, oggi molto più vulnerabili di fronte alla minaccia del virus”.

 

Rischio aggravato per operatori sanitari e categorie in costante contatto con l’utenza

L’ambito della tutela Inail, ovviamente, riguarda innanzitutto gli operatori sanitari esposti a un elevato rischio di contagio, aggravato fino a diventare specifico, considerata l’alta probabilità che questi lavoratori vengano a contatto con il virus.

Lo stesso principio si applica anche ad altre categorie che operano in costante contatto con l’utenza, come i lavoratori impiegati in front-office e alla cassa, gli addetti alle vendite/banconisti, il personale non sanitario degli ospedali con mansioni tecniche, di supporto, di pulizie, e gli operatori del trasporto infermi.

Assicurazione estesa anche ai casi in cui è difficile identificare le cause

La tutela assicurativa, si specifica poi nella circolare, si estende anche ai casi in cui l’identificazione delle precise cause e modalità lavorative del contagio si presenti più difficoltosa. In tali casi, al fine di garantire la piena tutela, si dovrà fare ricorso agli elementi epidemiologici, clinici, anamnestici e circostanziali.

 

Per il datore di lavoro confermato l’obbligo di denuncia/comunicazione

Il termine iniziale della tutela decorre dal primo giorno di astensione dal lavoro, attestato dalla certificazione medica per avvenuto contagio, ovvero dal primo giorno di astensione coincidente con l’inizio della quarantena, sempre per contagio da nuovo Coronavirus. Il medico certificatore deve predisporre e trasmettere telematicamente all’Inail il certificato medico d’infortunio.

Permane inoltre l’obbligo di denuncia/comunicazione di infortunio per il datore di lavoro, quando viene a conoscenza del contagio occorso al lavoratore. In caso di decesso, ai familiari spetta anche la prestazione economica una tantum del Fondo delle vittime di gravi infortuni sul lavoro, prevista anche per i lavoratori non assicurati con l’Inail.


L’infortunio in itinere

Sono tutelati dall’Istituto, inoltre, come ben chiarisce la circolare, anche i casi di contagio da nuovo Coronavirus avvenuti nel percorso di andata e ritorno dal luogo di lavoro, che si configurano come infortuni in itinere.

Poiché il rischio di contagio è molto più probabile a bordo di mezzi pubblici affollati, per tutti i lavoratori addetti allo svolgimento di prestazioni da rendere in presenza è considerato necessitato l’uso del mezzo privato, in deroga alla normativa vigente e fino al termine dell’emergenza epidemiologica.

 

La sospensione dei termini di prescrizione e decadenza

La circolare fornisce chiarimenti anche sulla sospensione dei termini di prescrizione e decadenza per le richieste delle prestazioni Inail nel periodo compreso tra il 23 febbraio e il primo giugno 2020, disposta dal decreto Cura Italia dello scorso 17 marzo.

La sospensione si applica anche alle richieste di rendita in caso di morte in conseguenza di infortunio e alle domande di revisione delle rendite per inabilità permanente, per infortunio e/o malattia professionale.