Articolo Pubblicato il 19 marzo, 2020 alle 10:30.

Viene riconosciuto a tutti gli affetti come infortunio sul lavoro il contagio da coronavirus avvenuto in occasione di lavoro (il che significa nel posto di lavoro, nel tragitto casa-lavoro o in qualsiasi altra situazione di lavoro).

E’ una delle previsioni introdotte dal cosiddetto “Decreto Cura-Italia” approvato il 16 marzo 2020 dal Consiglio dei Ministri e che dà una doverosa risposta soprattutto (ma non solo) ai centinaia di operatori sanitari, la categoria più esposta, che hanno contratto il virus restando a stretto contatto con i pazienti.

 

Garantite ai “contagiati sul lavoro” tutte le tutele Inail

In questo caso, pertanto, il lavoratore ha diritto a tutte le tutele dell’Inail, anche per il periodo di quarantena, mentre – altro aspetto importante – al datore di lavoro l’evento non viene considerato nell’andamento infortunistico ai fini del calcolo dei premi assicurativi (bonus/malus).

Il decreto prevede altresì che il periodo di quarantena (non da lavoro) sia equiparata a malattia, però fuori dal periodo di comporto.

Coperta anche la quarantena

Nel dettaglio, il Decreto legge stabilisce che il contagio è infortunio sul lavoro nei casi accertati di infezione da coronavirus in “occasione di lavoro”: concetto, quest’ultimo, in base al quale non basta che l’evento avvenga durante il lavoro, ma che si verifichi per il lavoro.

In queste circostanze il medico compila il consueto certificato d’infortunio e lo invia telematicamente all’Inail, che garantisce la tutela dell’infortunato estendendo l’erogazione delle prestazioni anche al periodo di quarantena con astensione dal lavoro. La norma, si precisa, si applica ai datori di lavoro pubblici e privati: precisazione che però escluderebbe dalla tutela i lavoratori autonomi comunque assicurati all’Inail.

In questi casi, anche se il Dl non lo specifica, il lavoratore è comunque tenuto a dare immediata notizia dell’infortunio al datore di lavoro, fornendo numero identificativo del certificato medico, data di rilascio e giorni di prognosi. Analogamente, può ritenersi obbligatorio, per il datore di lavoro, inviare la denuncia di infortunio all’Inail entro due giorni dalla ricezione dei riferimenti del certificato medico.

 

Nessuna penalizzazione per il datore di lavoro

Come detto, la nuova tutela non determina un aumento dei premi assicurativi e non in via indiretta: gli eventi, infatti, non saranno computati ai fini del calcolo dell’oscillazione del tasso medio di tariffa per andamento infortunistico (sia per i primi due anni di attività, sia per gli anni successivi ai primi due anni) che possono aumentare o diminuire i premi assicurativi.

L’ulteriore novità, che si applica esclusivamente al settore del lavoro privato, prevede che il periodo trascorso in quarantena, con sorveglianza attiva e/o in permanenza domiciliare fiduciaria, sia equiparato a malattia ai fini del trattamento economico (in genere, carico del datore di lavoro per i primi tre giorni e poi a carico di Inps più datore di lavoro) e non è computabile ai fini del periodo di comporto (periodo di malattia durante il quale non si può essere licenziati).

Al ricorrere di questi casi, il medico curante è tenuto anche qui a redigere il certificato di malattia per i relativi periodi, indicando gli estremi del provvedimento che ha dato origine alla quarantena.

 

Il Decreto ha effetto “retroattivo”

Il decreto legge prevede, poi, una specie di “sanatoria” per i certificati trasmessi prima dell’entrata in vigore della nuova norma, ritenendoli validi anche in assenza del provvedimento. Quest’ultimo non è necessario nemmeno nei casi in cui il lavoratore si trovi in malattia accertata da Covid-19.

La nuova tutela di malattia non comporta oneri a carico dei datori di lavoro (tenuti in genere a pagare la piena retribuzione per i primi tre giorni, cosiddetta di carenza, e una parte in seguito, cioè il 50 per cento dal quarto al ventesimo giorno di malattia e un terzo per i giorni successivi) né a carico dell’Inps che eroga l’indennità di malattia, in quanto il costo va sulla fiscalità generale, seppure fino alla spesa di 130 milioni di euro.

Raggiunto il limite, anche in via prospettica, non è più riconosciuta la tutela.

Misure anche per i malati gravi

Infine, a favore dei dipendenti pubblici e privati, disabili e malati graviimmunodepressi con patologie oncologiche o che abbiano in corso terapie salvavita – il decreto legge prevede la possibilità di restare a casa fino al 30 aprile 2020, equiparando il relativo periodo di assenza da lavoro a ricovero ospedaliero.