Articolo Pubblicato il 10 maggio, 2020 alle 8:00.

Sono saliti a ben 37.352 i contagi sul lavoro da coronavirus denunciati all’Inail, trattandosi in tutto e per tutto di infortuni sul lavoro, tra la fine di febbraio e il 4 maggio 2020: quasi novemila in più dei 28.381 registrati nella prima rilevazione limitata al 21 aprile. E purtroppo i casi mortali sono saliti a 129, 31 in più rispetto al monitoraggio precedente.

E’ quanto emerge dal nuovo report diffuso venerdì 8 maggio dalla Consulenza statistico attuariale dell’Istituto, per tenere costantemente aggiornata la situazione sulle infezioni da Covid-19, e che conferma la maggiore esposizione al rischio del personale sanitario e socio-assistenziale: il 73,2% delle denunce e quasi il 40% dei casi mortali, infatti, riguardano il settore della Sanità e assistenza sociale.

 

Il dettaglio delle denunce per sesso, età, area geografica, settore e professione

Nel dettaglio, queste 37.352 denunce (che per comprendere meglio la dimensione del fenomeno rappresentano il 30% di tutti i casi di infortunio pervenuti a febbraio, ultimo mese di attività lavorativa “a regime” prima del lockdown), sono concentrate soprattutto nel mese di marzo (58%) e aprile (41%). Come detto, i casi in più rispetto al monitoraggio alla data del 21 aprile sono 8.971.

Per il 71,5% i contagiati sono donne, il 28,5% uomini; l’età media è di 47 anni per entrambi i sessi; l’età mediana (quella che ripartisce la platea – ordinata secondo l’età – in due gruppi ugualmente numerosi) è 48 anni (quella riportata dall’Istituto superiore di sanità per i contagiati nazionali è di 62). Il dettaglio per fascia di età mostra come il 43,1% del totale delle denunce riguardi quella 50-64 anni; seguono le fasce 35-49 anni (37,4%), 18-34 anni (17,5%) e over 64 anni (2,0%). Gli stranieri sono il 14,5% (8 su 10 sono donne); gli italiani l’85,5% (7 su 10 sono donne).

L’analisi territoriale evidenzia una distribuzione delle denunce del 53,9% nel NordOvest (con in testa la Lombardia con il 34,2%), del 25,2% nel Nord-Est (Emilia Romagna 10,0%), del 12,5% al Centro (Toscana 5,8%), del 6,0% al Sud (Puglia 2,6%) e del 2,4% nelle Isole (Sicilia 1,3%).

Delle 37.352 denunce di infortunio da Covid-19, quasi tutte riguardano la gestione assicurativa dell’Industria e servizi (circa il 99%), mentre il numero dei casi registrati nelle restanti gestioni assicurative dell’Agricoltura, della Navigazione e per Conto dello Stato è inferiore a 400.

Rispetto alle attività (classificazione delle attività economiche Ateco Istat 2007) coinvolte dalla pandemia, il settore della Sanità e assistenza sociale (ospedali, case di cura e di riposo…) registra il 73,2% delle denunce. L’analisi per professione dell’infortunato evidenzia la categoria dei tecnici della salute, infermieri in primis – con il 43,7% – come quella più coinvolta da contagi (con oltre tre casi su quattro relativi alle donne), seguita dagli operatori socio-sanitari con il 20,8% (l’81,1% donne), dai medici con il 12,3%, dagli operatori socio-assistenziali con il 7,1%, e dal personale non qualificato nei servizi sanitari e di istruzione con il 4,6%.

Gli altri settori, però, non sono immuni, un aspetto di cui tener conto, ora che sono ormai ripartite quasi tutte le attività, e che ribadisce con forza la necessità di osservare scrupolosamente tutti i protocolli di sicurezza aziendali: in particolare, il settore Amministrazione pubblica e difesa e assicurazione sociale obbligatoria conta quasi il 10% di tutti i contagi (9,4%) e altri come “Noleggio, agenzie viaggi e servizi di supporto alle imprese”, “Attività manifatturiere” e “Attività dei servizi di alloggio e ristorazione” cominciano a presentare numeri non proprio residuali (rispettivamente, 3,9%, 2,6% e 2,4% del totale).

 

I casi mortali

Le denunce di infortunio con esito mortale a seguito di Covid-19 pervenute all’Inail alla data del 4 maggio sono 129 (si tratta di quattro su 10 decessi complessivamente denunciati all’istituto, quasi la metà). Di questi, il 43% è deceduto a marzo, il 57% ad aprile. Rispetto al monitoraggio alla data del 21 aprile i decessi sono 31 in più; per l’82,2% le morti hanno interessato gli uomini, per il 17,8% le donne (al contrario di quanto osservato sul complesso delle denunce).

L’età media dei deceduti è 59 anni (58 per le donne, 59 per gli uomini); l’età mediana è 60 anni (80 anni quella calcolata dall’Istituto superiore di sanità per i deceduti nazionali). Il dettaglio per fascia di età mostra come il 67,4% del totale delle denunce riguardi quella 50-64 anni. Seguono le fasce over 64 anni (20,9%), 35-49 anni (10,1%) e under 34 anni (1,6%). Gli stranieri sono il 10,9% (6 su 10 sono maschi); gli italiani sono l’89,1% (9 su 10 maschi).

L’analisi territoriale evidenzia una distribuzione dei decessi del 57,9% nel NordOvest (Lombardia 42,9%), del 14,3% nel Nord-Est (Emilia Romagna 8,7%), dell’11,1% nel Centro (Lazio 4,0%), del 15,9% al Sud (Campania 7,9%) e dello 0,8% nelle Isole (Sicilia 0,8%). Il 94% delle vittime afferisce alla gestione assicurativa dell’Industria e servizi, il 3,9% alla gestione Conto Stato, mentre il restante 2,3% è ripartito tra Agricoltura e Navigazione.

Rispetto alle attività produttive, il settore della Sanità e assistenza sociale (ospedali, case di cura e di riposo…) registra il 38,9% dei decessi, ma qui vale ancora di più quanto detto sopra a proposito degli altri settori, che contano non pochi decessi: l’Amministrazione pubblica (con le attività degli organi legislativi ed esecutivi centrali e locali) l’11,1%, le attività del manifatturiero rimaste attive nel periodo di lockdown (come l’industria alimentare, la farmaceutica, la chimica e la stampa) il 9,7%.

Analizzando infine la professione delle vittime, la categoria dei tecnici della salute è ancora quella più colpita, con il 18,6% dei casi codificati, seguita però da quella degli impiegati addetti alla segreteria e agli affari generali (13,6%), e poi da medici e operatori socio-sanitari (11,9% per entrambe le categorie). I restanti decessi vedono coinvolti gli operatori socio-assistenziali (6,8%), gli specialisti nelle scienze della vita (6,8%), il personale di sicurezza, custodia e vigilanza (3,4%), e il personale non qualificato dei servizi sanitari e di istruzione (3,4%).