Articolo Pubblicato il 23 febbraio, 2021 alle 10:00.

Ormai siamo vicini alle 150mila denunce, un’enormità, delle quali 461 mortali.

A conferma di come la seconda ondata sia stata peggiore della prima, il bilancio relativo a gennaio 2021 dei contagi sul lavoro da Covid-19 si è rivelato particolarmente pesante. Il 18 febbraio 2021 l’Inail ha pubblicato il report mensile delle denunce di infortunio sul lavoro da nuovo coronavirus e, integrando i dati riguardanti il primo mese dell’anno, il totale da inizio pandemia sale a 147.875, circa un quarto di tutte le denunce di incidente sul lavoro segnalate all’istituto dal gennaio 2020 e il 5,8% dei contagiati nazionali totali comunicati dall’Istituto Superiore della Sanità sempre alla data del 31 gennaio 2021.

 

A gennaio quasi 17mila denunce

Rispetto al monitoraggio effettuato alla data del 31dicembre 2020 (131.090 denunce) a gennaio i casi in più sono ben 16.785 (+12,8%), di cui 8.911 riferiti a gennaio 2021, 5.360 a dicembre, 1.711 a novembre e 670 ad ottobre: i restanti 133 casi sono riconducibili agli altri mesi del 2020 (il consolidamento dei dati permette di acquisire informazioni non disponibili nelle rilevazioni precedenti).

A ulteriore riprova di come la seconda ondata di contagi, i cui effetti non sono evidentemente terminati nell’anno appena concluso, abbia avuto un impatto, anche in ambito lavorativo, più intenso rispetto alla prima ondata, il quadrimestre ottobre 2020-gennaio 2021 incide per il 62,3% sul totale delle denunce di infortunio da Covid-19, contro il 34,2% del periodo marzo-maggio 2020. Il dato registrato negli ultimi quattro mesi, peraltro, pari a oltre 92mila denunce di infortunio, è destinato ad aumentare nella prossima rilevazione per effetto del consolidamento particolarmente influente sull’ultimo mese della serie: solo per dare l’idea della proporzione, nel trimestre marzo-maggio 2020 le denunce furono 50.502 denunce.

 

La dinamica per sesso, età e nazionalità

Più di tre contagiati sul lavoro quattro, il 69,6% delle denunce, riguarda donne, il 30,4% gli uomini; la quota femminile sale al 70,4% per i casi avvenuti a gennaio 2021.

L’età media dall’inizio dell’epidemia è di 46 anni per entrambi i sessi; l’età mediana (quella che ripartisce la platea – ordinata secondo l’età – in due gruppi ugualmente numerosi) è di 48 anni (coincidente con l’età mediana riscontrata dall’ISS sui contagiati nazionali). Limitatamente ai casi di gennaio 2021, si conferma l’età media dell’intero periodo e la riduzione di un anno per quella mediana (47 anni). Il dettaglio per classe di età mostra come il 42,1% del totale delle denunce riguardi la classe 50-64 anni: seguono le fasce 35-49 anni (36,8%), under 34 anni (19,3%) e over 64 (1,8%).

Gli italiani sono l’86,0% (sette su dieci sono donne); gli stranieri il 14,0% (otto su dieci donne): le nazionalità più colpite sono la rumena (20,9% dei contagiati stranieri), la peruviana (13,5%), l’albanese (8,0%), l’ecuadoregna (4,5%) e la moldava (4,3%).

 

La distribuzione territoriale

L’analisi territoriale, per luogo evento dell’infortunio, evidenzia una distribuzione delle denunce del 45,6% nel Nord-Ovest (prima la Lombardia con il 27,1%), del 23,9% nel Nord-Est (Veneto 10,4%), del 14,2% al Centro (Lazio 5,9%), dell’11,8% al Sud (Campania 5,4%) e del 4,5% nelle Isole (Sicilia 2,9%).

Le province con il maggior numero di contagi da inizio pandemia sono Milano (10,5%), Torino (7,2%), Roma (4,7%), Napoli (3,8%), Brescia, Varese e Verona (2,7%), Genova (2,5%), Bergamo e Cuneo (2,0%). Milano è anche la provincia che registra il maggior numero di contagi professionali nel mese di gennaio 2021, seguita da Roma, Torino, Verona e Palermo. Sono però le province di Fermo, Sud Sardegna, Campobasso, Lecce e Gorizia quelle che registrano i maggiori incrementi percentuali rispetto alla rilevazione di dicembre.

 

I settori e le professioni più colpite

Delle 147.875 denunce di infortunio da Covid-19, quasi tutte riguardano la gestione assicurativa dell’Industria e servizi (97,7%), mentre il numero dei casi registrati nelle restanti gestioni assicurative, per Conto dello Stato (Amministrazioni centrali dello Stato, Scuole e Università statali), Agricoltura e Navigazione è di 3.336 unità.

Rispetto alle attività produttive coinvolte dalla pandemia, il settore della sanità e assistenza sociale (ospedali, case di cura e di riposo, istituti, cliniche e policlinici universitari, residenze per  anziani e disabili…) registra il 68,8% delle denunce, seguito dall’amministrazione pubblica (attività degli organismi preposti alla sanità – Asl – e amministratori  regionali, provinciali e  comunali) con il 9,2%; dal noleggio e servizi di supporto (servizi di vigilanza, di pulizia, call center…) con il 4,4%; dal settore manifatturiero (addetti alla lavorazione di prodotti chimici, farmaceutici, stampa, industria alimentare) con il 2,9%; dalle attività dei servizi di alloggio e di ristorazione con il 2,5%, dal trasporto e magazzinaggio e dalle altre attività di servizi (pompe funebri, lavanderia, riparazione di computer e di beni alla persona, parrucchieri, centri benessere…) con l’1,9% ciascuna; dalle attività professionali, scientifiche e tecniche (consulenti del lavoro, della logistica aziendale, di direzione aziendale) con l’1,8% e dal commercio all’ingrosso e al dettaglio con l’1,7%.

Infine, per quanto riguarda l’analisi per professione dell’infortunato, la categoria dei tecnici della salute si conferma quella più coinvolta da contagi con il 39,2% delle denunce (in tre casi su quattro sono donne), l’82,7% delle quali relative a infermieri. Seguono gli operatori socio-sanitari con il 19,3% (l’81,0% donne), i medici con il 9,2% (il 48,1% donne), gli operatori socio-assistenziali con il 7,3% (l’85,3% donne) e il personale non qualificato nei servizi sanitari (ausiliario, portantino, barelliere) con il 4,8% (72,8%donne). Il restante personale coinvolto riguarda, tra le prime categorie professionali, impiegati amministrativi (3,9%, di cui il 69,0% donne), addetti ai servizi di pulizia (2,2%, il 78,3% donne), conduttori di veicoli (1,2%, con una preponderanza di contagi maschili pari al 91,5%) e direttori e dirigenti amministrativi e sanitari (0,9%, di cui il 46,0% donne).

 

I casi mortali: 461 vittime da inizio pandemia

Le denunce di infortunio con esito mortale giunte all’Inail da inizio pandemia alla data del 31 gennaio 2021 risultano 461, circa un terzo del totale dei decessi sul lavoro denunciati da gennaio 2020 a gennaio 2021, per un’incidenza dello 0,5% rispetto al complesso dei deceduti nazionali da Covid-19 comunicati dall’ISS alla stessa data.

Il 40,8% sono deceduti ad aprile, il 27,3% a marzo, il 10,4% a novembre, il 9,6% a dicembre, il 4,8% a maggio, l’1,5% ad ottobre, l’1,3% a luglio, l’1,1% a giugno e lo 0,2% sia ad agosto che a settembre del 2020; a gennaio 2021 la quota è pari al 2,8%. Rispetto al monitoraggio del 31 dicembre 2020 (423casi), i decessi sono 38 in più, di cui 13 riferiti a gennaio 2021, 16 a dicembre e 7 a novembre 2020; i restanti due decessi sono di marzo e aprile

Per i casi mortali, pertanto, a differenza delle denunce in complesso, è la prima ondata dei contagi ad avere avuto un impatto più significativo della seconda: infatti, la quota sul totale dei decessi denunciati da Covid-19 del trimestre marzo-maggio 2020 è pari al 72,9% del totale, contro il 24,3% del periodo ottobre2020-gennaio 2021.

I deceduti sono in prevalenza uomini

L’82,9% delle vittime sono gli uomini, il 17,1% donne (al contrario di quanto osservato sul complesso delle denunce). L’età media dei deceduti è 59 anni (56 per le donne, 59 per gli uomini), così come l’età mediana, 57 anni per le donne e 60 per gli uomini (81 anni quella calcolata dall’ISS per i deceduti nazionali). Il dettaglio per classe di età mostra come il 71,1% del totale delle denunce riguardi la classe 50-64 anni: seguono le fasce over 64 anni (19,1%), 35-49 anni (8,7%) e under 34 (1,1%) nella quale non si rilevano decessi femminili. Gli italiani sono l’89,8% (oltre otto su dieci sono maschi) gli stranieri il 10,2% (sette su dieci maschi): le comunità più colpite sono la peruviana (con il 19,1% dei decessi occorsi agli stranieri), la rumena (12,8%) e l’albanese (10,6%);

 

Come per il numero generale dei contagi, la regione più esposta è la Lombardia

L’analisi territoriale, per luogo evento dei decessi, evidenzia una distribuzione del 48,9% nel Nord-Ovest (prima la Lombardia con il 35,4%), dell’11,7% nel Nord-Est (Emilia Romagna 8,0%), del 14,3% nel Centro (Lazio 7,6%), del 20,8% al Sud (Campania 10,4%) e del 4,3% nelle Isole (Sicilia 3,9%). La Provincia Autonoma di Bolzano non ha registrato casi mortali. Le province che contano più decessi da inizio pandemia sono Bergamo (9,5%), Milano (8,9%), Napoli (6,9%), Roma (6,1%), Brescia (5,6%), Cremona (4,1%), Torino (3,7%) e Genova (3,3%).

Nel confronto con le denunce professionali da Covid-19 per ripartizione geografica, per i mortali si osserva una quota più elevata al Sud (20,8% contro l’11,8% riscontrato nelle denunce totali) e un’incidenza inferiore nel Nord-Est (11,7% rispetto al 23,9% delle denunce totali).

 

A pagare il prezzo più alto le professioni sanitarie

Dei 461 decessi da Covid-19, la stragrande maggioranza riguarda la gestione assicurativa dell’Industria e servizi (91,5%), mentre il numero dei casi registrati nelle restanti gestioni assicurative, per Conto dello Stato, Navigazione e Agricoltura è di 39unità.

Rispetto alle attività produttive coinvolte dalla pandemia, il settore della sanità e assistenza sociale registra il 25,9% dei decessi codificati, seguito dalle attività  del manifatturiero con il 13,2%; dal  trasporto e magazzinaggio e dall’amministrazione pubblica, entrambi con  il  10,7%; dal commercio all’ingrosso e al dettaglio con il 9,8%; dalle costruzioni con il6,6%; dalle attività professionali, scientifiche e tecniche con il 4,4%; dalle attività inerenti il noleggio, agenzie di viaggio, servizi di supporto alle imprese con il 4,1%; dai servizi  di alloggio e ristorazione con il 3,8%, dalle attività finanziarie e assicurative con il  3,2%; dalle altre attività dei servizi con il 2,8%.

L’analisi per professione dell’infortunato, infine, evidenzia come circa un terzo dei decessi riguardi personale sanitario e socio-assistenziale. Nel dettaglio, le categorie più colpite dai decessi sono quelle dei tecnici della salute con l’11,2% dei casi codificati (il 40,0% sono donne, il 68,0% infermieri) e dei medici con il 6,7% (circa il 7% donne). A seguire, gli operatori socio-sanitari con il 5,1% (circa la metà donne), il personale non qualificato nei servizi sanitari (ausiliari, portantini, barellieri, tra questi il 42% sono donne) con il 4,2% e gli operatori socio-assistenziali con il 3,3% (un terzo sono donne), gli specialisti nelle scienze della vita (tossicologi e farmacologi) con il 2,0%.

Le  restanti  categorie professionali coinvolte riguardano gli impiegati amministrativi con il 10,7% (circa nove su dieci sono uomini), gli addetti all’autotrasporto con il 5,6% (tutti uomini), gli addetti alle vendite e gli addetti ai servizi di sicurezza, vigilanza e custodia con il 2,5% ciascuno, i direttori e dirigenti amministrativi e sanitari con il 2,2%, gli artigiani meccanici con il 2,0%, gli addetti alla pulizia di alberghi e ristoranti e i tecnici in campo ingegneristico con l’1,8%  ciascuno, gli artigiani e operai specializzati nelle rifiniture e mantenimento delle strutture edili e nella meccanica di precisione, gli esercenti ed addetti nelle attività di ristorazione e gli specialisti delle  scienze  gestionali,  commerciali e bancarie, informatiche e chimiche, tutti con l’1,6% ciascuno.