Articolo Pubblicato il 27 luglio, 2016 alle 9:23.

TESTATA: Venezia Today – 27/07/2016

Quattro mesi e il pagamento delle spese processuali. Questa la pena inflitta martedì dal giudice del Tribunale di Pordenone, Licia Consuelo Marino, all’ex consigliere comunale di Ronchis, 56enne – assistito dall’avvocato Francesco Gasparinetti, che ha chiesto il rito abbreviato -, nel processo che lo vedeva imputato per omissione di soccorso nei confronti della sua “amante” 45enne,  pure lei di Ronchis: il pubblico ministero, Patrizia Cau, in virtù delle attenuanti generiche, aveva chiesto un mese.

La “coppia” è la “protagonista” del drammatico caso di Marco Rizzetto, recentemente balzato anche agli onori delle cronache nazionali essendosene occupata la trasmissione di Raitre “Chi l’ha visto?”, su iniziativa dei genitori, Giorgio e Susanna, e di Studio 3A, la società specializzata nella valutazione delle responsabilità civili e penali, a tutela dei diritti dei cittadini, a cui la famiglia del ragazzo si è rivolta per ottenere giustizia, attraverso il consulente personale Diego Tiso.

Il 2 maggio del 2014, secondo quanto ricostruito nel processo, i due amanti, che intrattenevano una relazione extraconiugale, si appartano all’East Park di Fossalta di Portogruaro, in provincia di Venezia, a bordo della Volkswagen Passat della (oggi) 45enne. La quale poi travolge ad alta velocità la Ford Fiesta del giovane, di soli 23 anni, residente a Portogruaro, che sta andando tranquillamente per la sua strada con diritto di precedenza e la cui unica “colpa” è quella di trovarsi nel posto sbagliato al momento sbagliato: stava semplicemente provando la sua auto che gli dava delle noie al motore. Per il ragazzo non c’è stato scampo.

La 45enne per l’omicidio colposo ha già patteggiato 21 mesi, ma è rimasta aperta la vicenda giudiziaria legata a tutte le omissioni e i ritardi anche per coprire la relazione extraconiugale. Che in quella macchina ci fosse anche un uomo, infatti, lo si scoprirà solo il giorno dopo attraverso una confidenza ai carabinieri dell’amica e medico di famiglia della conducente, oggi 49enne sempre di Ronchis, che avrà un ruolo chiave nella vicenda, e grazie al ritrovamento di un mazzo di chiavi dell’auto dell’allora consigliere comunale nella vettura dell’amante. L’uomo, infatti, uscito illeso dall’incidente, fugge, percorre due chilometri a piedi e si fa venire a prendere da un amico dell’Aci, lasciando le altre persone coinvolte al loro destino, in quel “deserto” di asfalto, soprattutto il ragazzo.

Il resto della storia è tristemente noto. La donna, che resta ferita, ma che riporterà di rilevante solo la frattura di una caviglia, avrebbe lanciato l’allarme soltanto alle 22.14, quasi un’ora dopo il sinistro, avvenuto – si presume – poco dopo le 21.30, ma non telefona al 118 bensì, appunto, all’amica dottoressa: sarà il medico di base lungo il tragitto a chiamare i soccorsi. La prima ambulanza arriverà sul posto circa un’ora e mezzo dopo il fatto, alle 23.05, e il giovane medico della Guardia Medica che interviene non può che constatare il decesso di Marco. “L’assurdo della vicenda è che l’uomo è stato rinviato a giudizio e ora anche condannato solo per l’omissione di soccorso nei confronti dell’amante che ha causato l’incidente e la morte del 23enne”, dichiara in una nota Studio 3A. Il magistrato che segue l’inchiesta per l’omissione di soccorso nei confronti del giovane, infatti, la dottoressa Monica Carraturo, ha chiesto già due volte l’archiviazione a fronte del fatto che Marco sarebbe morto sul colpo e quindi verrebbe meno l’oggetto del reato. Secondo una perizia di parte della famiglia, però, il ragazzo avrebbe agonizzato dai 30 ai 60 minuti, e quindi si sarebbe potuto soccorrere e forse anche salvare. Sul punto se ne discuterà ancora. I famigliari del deceduto si sono detti disponibili a fornire il nulla osta per una eventuale riesumazione. Il giudice si è riservato la decisione.