Articolo Pubblicato il 15 settembre, 2020 alle 12:30.

Non basta una “sosta momentanea”, senza neppure fornire le proprie generalità, per evitare la giusta condanna per omissione di soccorso, reato che è integrato anche dal dolo eventuale.

Lo ha ribadito con forza la Corte di Cassazione la quale, con l’ordinanza n.  25897/20 depositata l’11 settembre 2020, ha respinto il ricorso presentato da un automobilista che nel 2019 era stato condannato  dalla Corte d’Appello di Torino alla pena di nove mesi di reclusione oltre alla sanzione amministrativa della sospensione della patente di guida per due anni e sei mesi per il reato, per l’appunto, di cui di cui all’art. 189, commi 6 e 7, del Codice della Strada commesso ai danni di una donna che aveva investito, nel 2014, con la sua auto e a cui aveva omesso di prestare soccorso.

 

Un automobilista ricorre in Cassazione obiettando di essersi fermato dopo l’investimento

L’imputato, attraverso il proprio legale, ha dedotto il difetto o la manifesta illogicità della motivazione in ordine all’elemento soggettivo del dolo, la cui sussistenza sarebbe stata desunta in base ad una massima di esperienza, contraddetta dai fatti: egli infatti obiettava di essersi fermato per accertarsi delle condizioni della vittima dell’investimento.

Non basta la sosta momentanea

Per la Suprema Corte, tuttavia, il ricorso è manifestamente è manifestamente infondato, e la motivazione della sentenza impugnata “è congrua ed esaustiva relativamente a tutti gli elementi costitutivi del reato e, peraltro, conforme agli orientamenti della giurisprudenza di legittimità, secondo cui, in tema di circolazione stradale, risponde del reato previsto dall’art. 189, comma 6, cod. strada, (c.d. reato di fuga), il soggetto che, coinvolto in un sinistro con danni alle persone, effettui soltanto una sosta momentanea, senza fornire le proprie generalità

I giudici del Palazzaccio ricordano che l’obbligo di fermarsi e prestare assistenza agli eventuali feriti, in caso di incidenti, grava direttamente su colui che si trova coinvolto nel sinistro, “il quale è dunque tenuto ad assolverlo indipendentemente dall’intervento di terzi e senza poter fare affidamento sull’invocato intervento della polizia o di altra autorità già allertate, almeno fino a quando non abbia conseguito la certezza dell’avvenuto soccorso”.

 

Il dolo eventuale

E i giudici del Palazzaccio aggiungono che l’elemento soggettivo del reato di mancata prestazione dell’assistenza occorrente in caso di incidente (art. 189, comma 7, cod. strada) “può essere integrato anche dal dolo eventuale, ravvisabile in capo all’agente che, in caso di sinistro comunque ricollegabile al suo comportamento ed avente connotazioni tali da evidenziare, in termini di immediatezza, la probabilità, o anche solo la possibilità che dall’incidente sia derivato danno alle persone e che queste necessitino di soccorso, non ottemperi all’obbligo di prestare assistenza ai feriti”.

Nel caso di specie, infatti, conclude la Cassazione,  i giudici di merito hanno evidenziato, in modo non manifestamente illogico, che, da un lato, la violenza dell’urto, desumibile anche dal danno, avrebbe dovuto porre l’odierno ricorrente nella condizione di ben rappresentarsi la concreta idoneità dell’impatto a provocare lesioni alle persone, con conseguente obbligo, dunque, di fermarsi e palesarsi” e, dall’altro, che “la breve sosta dell’imputato non fosse idonea ad integrare l’adempimento degli obblighi di cui all’art. 189 cod. strada”. Il ricorso è stato pertanto rigettato con  conseguente conferma della condanna inflitta in secondo grado.