Articolo Pubblicato il 15 maggio, 2018 alle 18:42.

Nessuna giustizia per il parmense Andrea Giavarini e i suoi familiari, che dovranno sopportare anche una causa civile: secondo Groupama era troppo buio per vederlo!

In genere chi tampona ha torto o, quanto meno, una buona percentuale di colpa, tanto più se provoca un incidente mortale. Qui no. Le responsabilità le si vuole far ricadere tutte sulla vittima, per di più un ciclista, e sulla strada poco illuminata. E l’investitrice? Non c’entra nulla. Andrea Giavarini, appena 34 anni, di San Secondo Parmense, è come se lo avessero ucciso due volte, e con lui i suoi familiari, che da un anno e mezzo lottano per ottenere un briciolo di giustizia e che dallo scorso settembre, per questo, si sono affidati a Studio 3A, società specializzata a livello nazionale nella valutazione delle responsabilità in ogni tipologia di sinistro, a tutela dei diritti dei cittadini.

La tragedia si è consumata il 21 dicembre del 2016, attorno alle 22, lungo la SP 10 Parma-Cremona, al km 18+500 circa, nel territorio comunale di San Secondo Parmense. La vittima procedeva a bordo strada in bicicletta, in direzione Cremona, quando è stato investito alle spalle da una Citroen C3 condotta da M. M., una (oggi) ventiquattrenne di Terenzo, che sopraggiungeva nello stesso senso di marcia.

Un tamponamento in piena regola e dalle conseguenze drammatiche: il ciclista è stato sbalzato dal sellino del velocipede, ha urtato contro il cofano della vettura ed è rovinato sull’asfalto riportando traumi fatali che non gli hanno lasciato scampo. E’ deceduto pressoché sul colpo.

La Procura di Parma ha aperto un procedimento penale per omicidio colposo a carico della automobilista, che tuttavia lo scorso mese di giugno è stato sorprendentemente archiviato: secondo il Pubblico Ministero titolare del fascicolo, il dott. Umberto Ausiello, che ha richiesto l’archiviazione poi accordata dal Gip, dott. Alessandro Conti, non sarebbero sussistite responsabilità penali in capo all’indagata in quanto, in buona sostanza, la bici non aveva il fanalino posteriore e quel tratto di strada in aperta campagna era privo di illuminazione.

Al di là delle tante perplessità che desta questo provvedimento, nei confronti del quale il legale che seguiva inizialmente i familiari della vittima non ha presentato opposizione, come invece sarebbe stato opportuno, i congiunti di Andrea Giavarini speravano quanto meno in una giustizia sul piano civile, in considerazione della totale autonomia dei due giudizi e delle diverse finalità ai quali sono improntati.

Ma la compagnia di assicurazione della vettura, Groupama, ha denegato qualsiasi richiesta di risarcimento per i danni patrimoniali e non patrimoniali patiti presentata da Studio 3A per conto dei propri assistiti, trincerandosi dietro il decreto di archiviazione del procedimento penale e disconoscendo anche un minimo concorso di colpa da parte della propria assicurata.

Per far valere i loro diritti, i familiari della vittima sono stati quindi costretti a presentare una citazione in causa contro l’investitrice e contro Groupama Assicurazioni dinanzi al Tribunale ordinario di Roma, anche per ristabilire un po’ di verità sulla dinamica di un incidente che grida vendetta e le cui responsabilità maggiori sono evidentemente in capo all’automobilista. Nell’atto di citazione, tra le altre cose, si sottolinea come l’assenza del fanalino posteriore della bicicletta e la totale mancanza di un sistema di illuminazione stradale non possano costituire una “esimente”, non fosse altro perché un automobilista che aveva superato pochi istanti prima il 34enne, e di cui è stata raccolta la testimonianza, si era avveduto della sua presenza, l’aveva tranquillamente evitato né aveva segnalato alcuna andatura anomala da parte sua: il povero Andrea Giavarini procedeva regolarmente a bordo strada e non aveva compiuto alcuna manovra improvvisa, come potrebbe essere un attraversamento o un’immissione da una laterale. E d’altra parte la stessa automobilista ha avuto a dichiarare, semplicemente, di non averlo visto, confermando peraltro come procedesse tenendo strettamente la propria destra. Infine, anche laddove sia carente la pubblica illuminazione, i fari di un’auto, che nello specifico risultavano del tutto funzionanti, consentono comunque di vedere anche oggetti privi di segnalazione con ampio anticipo. Qui invece l’automobilista non ha tentato alcuna frenata né sterzata, a riprova di come andasse a una velocità troppo sostenuta o non commisurata alle condizioni relative alla strada e all’ora tarda, oppure non prestasse la dovuta attenzione a ciò che avveniva davanti a sé.

Tutte considerazioni di cui però Gruopama non ha minimamente tenuto conto: la compagnia non ha neppure ritenuto di aderire alla procedura di negoziazione assistita per cercare di raggiungere una soluzione extragiudiziale. Per veder riconosciuta un po’ di giustizia ad Andrea, che al momento è il primo ciclista in Italia ad essere morto – dopo essere stato tamponato – esclusivamente per colpa sua, i suoi cari dovranno rivivere di nuovo tutto il dramma in un’altra aula di tribunale. E chissà per quanti mesi ancora.

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