Articolo Pubblicato il 11 febbraio, 2020 alle 15:20.

Tutti o quasi sanno, anche se la regola sovente viene violata, che i ciclisti devono procedere sulle strisce pedonali conducendo la bicicletta a mano, ma in pochi sono a conoscenza che il Codice della Strada impone di fare altrettanto anche per i normali attraversamenti di arterie particolarmente trafficate: l’art. 377 del Regolamento di attuazione del C.d.S., relativo alla “Circolazione dei velocipedi, al comma 2, recita testualmente che “nel caso di attraversamento di carreggiate a traffico particolarmente intenso e, in generale, dove le circostanze lo richiedano, i ciclisti sono tenuti ad attraversare tenendo il veicolo a mano”.

Ed è appunto sulla base di questa norma, ben ricordata nella circostanza, che la Cassazione, nella sentenza n. 5338/20 depositata il 10 febbraio 2020, ha riconosciuto un concorso di colpa alla vittima di un tragico incidente stradale.

 

Camionista condannato per omicidio colposo ai danni di una ciclista

La Corte di Appello di Roma aveva confermato la condanna di un camionista alla pena di un anno e mesi 4 di reclusione con la condizionale ed alla sanzione amministrativa della sospensione della patente di guida per mesi 8, per il reato di omicidio colposo per aver cagionato la morte di una ciclista il 3 febbraio 2011: gli si imputava di aver omesso di diminuire la velocità e di arrestare il camion condotto in prossimità di un attraversamento pedonale, colpendo la bicicletta in procinto di attraversare e trascinandola per vari metri.

L’imputato ricorre per Cassazione

L’imputato ha quindi proposto ricorso per cassazione, lamentando in primis la mancanza e contraddittorietà della motivazione ed il travisamento della prova, con conseguenti ricadute in ordine all’al di là del ragionevole dubbio e alla causalità della colpa, in relazione alla avvistabilità della ciclista prima della manovra ed alla conseguente evitabilità dell’evento, anche alla luce delle posizioni divergenti in merito dei giudici: quello di primo grado aveva valutato ininfluente il dato attestante la visibilità della ciclista solo 1 o 1,5 secondi prima della collisione; quello di secondo grado aveva ritenuto l’accertamento peritale dimostrativo della sua avvistabilità nel momento prima della manovra di svolta e precedente l’urto.

 

Il concorso di colpa del ciclista

Il ricorrente eccepiva poi sulla mancanza della motivazione in relazione all’erroneità del calcolo della velocità della bici ed alla richiesta di rinnovo dell’istruttoria dibattimentale sul punto attraverso una nuova perizia.

Infine, deduceva la contraddittorietà della motivazione in relazione al mancato riconoscimento del concorso di colpa della persona offesa, rilevante nella determinazione della pena e della sanzione amministrativa della sospensione della patente: concorso di colpa che era stato negato in considerazione dell’assenza di un traffico particolarmente intenso al momento del fatto, presupposto dell’obbligo di attraversamento a mano per il ciclista, nonostante si fosse, al contrario affermato, nella valutazione della colpa dell’imputato, che il sinistro era accaduto in una strada urbana molto trafficata.

La Suprema Corte rigetta i primi due motivi

La Cassazione, analizzando puntualmente i tre motivi, ha respinto i primi due.

Quanto a quello relativo al vizio motivazionale in ordine all’avvistabilità della bicicletta ed all’evitabilità dell’evento, la Suprema Corte spiega che il giudice di secondo grado, “con una motivazione non manifestamente illogica, in base ai rilievi della polizia giudiziaria, all’esame dei dati del cronotachigrafo, alle deposizioni dei testi, alle conclusioni del perito e dei consulenti delle parti (in larga parte sovrapponibili e divergenti solo per particolari irrilevanti), ha ritenuto che l’autocarro, nell’effettuare la svolta su via Aosta era partito da una posizione centrale della carreggiata della rotatoria, lasciando alla propria destra un margine libero di circa quattro metri, mentre la traiettoria della bicicletta era prossima al margine destro, libero da automobili, sicché il camionista aveva la possibilità di avvistare attraverso lo specchio retrovisore del lato destro quanto meno la testa e la parte centrale del corpo della vittima”.

Al di là dell’inammissibilità della doglianza, essendo precluse al giudice di legittimità la rilettura degli elementi di fatto posti a fondamento della decisione impugnata e l’autonoma adozione di nuovi e diversi parametri di ricostruzione e valutazione dei fatti, gli Ermellini evidenziano comunque che “la contraddizione denunciata neppure sussiste, visto che nella sentenza di primo grado, alla luce della puntuale ricostruzione del sinistro, si è chiaramente affermato che l’imputato avrebbe potuto avvistare il velocipede davanti a sé in tempo utile all’arresto del veicolo. Ad ogni modo, il profilo in esame non influisce sull’accertata violazione dell’art. 154 cod. strada, pure causalmente rilevante rispetto al sinistro in esame”.

Quanto, poi, al secondo motivo, concernente il vizio di motivazione e la mancata rinnovazione dell’istruttoria sulla velocità della bicicletta, la Cassazione rammenta che il giudice di primo grado aveva considerato non compatibili con il tipo di bicicletta, con l’età della vittima (72 anni) e con il carico della spesa la velocità della ciclista, come ricostruita dal perito, mentre quello di appello aveva desunto tale dato dagli indizi gravi, precisi e concordanti derivanti dalle deposizioni testimoniali.

Tali valutazioni – chiarisce la sentenza – sono state, dunque, congruamente motivate, in modo non manifestamente illogico. Alla luce della prova già raggiunta si è correttamente valutato superfluo un accertamento peritale sul punto, essendo stata già determinata con sufficiente chiarezza la velocità regolare alla quale procedeva la ciclista sulla bicicletta, anche sulla scorta delle deposizioni delle persone presenti”.

 

Il ciclista deve attraversare con la bici a mano se la strada è trafficata

La Cassazione accoglie invece la terza censura che aveva ad oggetto la mancanza di motivazione sul dedotto concorso di colpa della ciclista, rilevante ai fini della determinazione della pena. “Il giudice di appello – concludono i giudici del Palazzaccio -, nonostante la formulazione di tale doglianza nell’atto di impugnazione, non si è soffermato sulla sussistenza o, al contrario, sulla insussistenza del concorso di colpa della (omissis).

Né tale lacuna può essere colmata alla luce della sentenza di primo grado, atteso che il Tribunale ha escluso, in modo contraddittorio, l’obbligo della vittima di attraversare la strada conducendo a mano la bicicletta (obbligo imposto dall’art. 377, comma 2, del regolamento del codice della strada nel caso di attraversamento di carreggiate a traffico particolarmente intenso e, in generale, dove le circostanze lo richiedano), in quanto ha escluso che vi fossero condizioni di traffico particolarmente intenso o altre circostanze che richiedessero tale precauzione, pure avendo, immediatamente prima, fatto riferimento, nel valutare la colpa dell’imputato, alla condotta negligente ed imprudente tenuta “in una strada urbana molto trafficata, in un giorno feriale e in un orario di punta“.

La Suprema Corte ricorda infine che il concorso di colpa della vittima è rilevante, ai sensi dell’art. 133 cod. pen., ai fini della determinazione della pena, mentre la quantificazione della sanzione amministrativa deve essere effettuata secondo i criteri di cui all’art. 222 cod. strada. Di qui l’annullamento della sentenza limitatamente alla sola omessa valutazione del concorso di colpa della ciclista, con rinvio sul punto a un’altra sezione della Corte d’Appello di Roma.