Articolo Pubblicato il 29 ottobre, 2020 alle 15:08.

L’operaio, 56 anni, venne stritolato dal cucchiaio dell’escavatore manovrato da Rosario Bonfanti in un terreno ad Agrigento: l’udienza preliminare di oggi rinviata al 20 gennaio

L’udienza preliminare in programma oggi, mercoledì 28 ottobre 2020, in Tribunale ad Agrigento, avanti il giudice Alessandra Vella, è stata subito rinviata su istanza dei difensori degli imputati per la mancata notifica della sua fissazione, ma ora c’è un punto fermo nel procedimento penale per l’ennesima, assurda tragedia sul lavoro, quella costata la vita, un anno e mezzo fa, ad Agrigento, a Michele Lumia, appena 56 anni, di Palma di Montechiaro: l’operaio ha lasciato nell’immenso dolore la moglie e tre figlie, che per essere assistite e ottenere giustizia, attraverso il consulente personale Salvatore Agosta, si sono affidate a Studio3A-Valore S.p.A., società specializzata a livello nazionale nel risarcimento danni e nella tutela dei diritti dei cittadini, in collaborazione con l’avvocato Gianluca Di Raimondo, del Foro di Ragusa.

A rispondere della morte dell’operaio, infatti, dovranno essere chi l’ha (anche materialmente, per quanto colposamente) provocata, l’ex sindaco della “Città del Gattopardo” Rosario Bonfanti, 57 anni, che ha guidato il Comune dal 2010 al febbraio 2013 (salvo poi doversi dimettere “travolto” dalla maxi inchiesta giudiziaria della Procura di Agrigento per appalti truccati e mazzette per il rilascio di concessioni edilizie), unitamente alla moglie Filippina Volpe, 50 anni, di co-amministratrice con il marito dell’azienda agricola “Alba Nuova Più” per conto della quale Lumia stava lavorando: a conclusione delle indagini preliminari la dott.ssa Paola Vetro, Pubblico Ministero agrigentino titolare del fascicolo per i reati di omicidio colposo in concorso con l’aggravante di essere stato commesso in violazione delle norme per la prevenzione degli incidenti sul lavoro, ha chiesto il processo per la coppia, che dovrà tornare in aula il 20 gennaio 2021.

I fatti consumatisi il mattino del 15 maggio 2019 sono tristemente noti: l’incidente destò vasta eco e per i funerali a Palma venne disposto il lutto cittadino. Lumia e un collega stavano operando in un terreno di proprietà dell’azienda dei coniugi Bonfanti, in contrada val di Lupo ad Agrigento: era stato loro richiesto di mettere in sicurezza dei vecchi scavi in prossimità di un manufatto di recente ristrutturazione. I due operai avevano realizzato quattro “gabbioni”, dei muri di contenimento realizzati con ammassi di pietre trattenute da reti metalliche, e attorno alle 9.30 avevano iniziato la seconda “consegna” della giornata, far passare un tubo sotto uno dei muri per far defluire l’acqua. E mentre i due lavoratori erano impegnati a terra, lo stesso Bonfanti era alla guida di un escavatore con il quale di tanto in tanto asportava il terreno rimosso e i detriti.

A un certo punto, però, l’ex sindaco di Palma, che si trovava da un lato del muro con il collega di Lumia, ha affondato il cucchiaio della benna dall’altra parte, non rendendosi conto che da quel lato nello scavo c’era l’operaio. Quando, ritraendolo, si è accorto che il cucchiaio grondava di sangue, ormai era troppo tardi: il 56enne era stato colpito in pieno busto e stritolato dai suoi denti. Inutili i soccorsi disperati: il lavoratore respirava ancora ma sarebbe morto di lì a poco, prima dell’arrivo al pronto soccorso dell’ospedale di Licata. Decesso dovuto ad “arresto delle funzioni vitali per gravissima insufficienza respiratoria acuta associata a shock metaemorragico consecutivi a lesioni polmonari e dello scheletro sterno-costale e ad associata doppia frattura vertebrale dorsale, prodottesi per effetto dell’azione penetrante dei denti del cucchiaio di un escavatore” come ha concluso il medico legale, dott.ssa Veronica Arcifa, a cui è stata affidata la perizia autoptica. Una fine orrenda e, soprattutto, frutto delle solite, gravi lacune sul fronte infortunistico, puntualmente rilevate dagli ispettori dello S.Pre.S.A.L., Servizio di Prevenzione e Sicurezza Ambienti di Lavoro, dell’Azienda Sanitaria Provinciale di Agrigento, che hanno assistito nelle indagini il Sostituto procuratore unitamente agli agenti della Questura agrigentina, con particolare riferimento a quelli del Commissariato di Palma.

Al termine delle indagini preliminari, quindi, la dott.ssa Paola Vetro ha chiesto il rinvio a giudizio per i due coniugi perché, come si legge nella richiesta, datata 14 luglio 2020, “cagionavano per colpa consistita in negligenza imprudenza, oltre che nella violazione di norme di legge, la morte di Michele Lumia, con violazione delle norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro”. Alla Volpe, in qualità di amministratore, e al Bonfanti, quale amministratore e responsabile della sicurezza dei lunghi di lavoro dell’Azienda Agricola “Alba Nuova Più”, si imputa in particolare di “aver impiegato la vittima come lavoratore subordinato senza preventiva comunicazione di instaurazione del rapporto di lavoro; (…), in materia di lavori di escavazione con mezzi meccanici, di non aver vietato la presenza del lavoratore nel campo d’azione dell’escavatore e sul ciglio del fronte di attacco”; (…) di non aver provveduto a dargli l’adeguata informazione sui rischi per la salute e la sicurezza sul lavoro connessi all’attività dell’azienda; (…) di non aver assicurato che ricevesse una formazione sufficiente e adeguata in materia di salute e sicurezza sui rischi, danni, prevenzione, rischi riferiti alle mansioni, danni e conseguenti misure e procedure di prevenzione e protezione caratteristiche delle operazioni da effettuare in azienda”.

In relazione alla richiesta, il Gip di Agrigento, dott.ssa Vella, ha quindi fissato l’udienza preliminare di oggi, rinviata al 20 gennaio 2021: in quell’occasione la moglie e le tre figlie della vittima si costituiranno parte civile. Nonostante tutte le richieste avanzate in questi mesi da Studio3A nel confronti dei Bonfanti e della loro azienda per risarcire i familiari dell’operaio, che con il loro caro hanno perduto anche il loro sostegno economico, e nonostante le conclusioni schiaccianti dell’inchiesta nell’accertamento delle loro responsabilità, la controparte non ha mai dato alcun riscontro non fornendo neanche le coperture assicurative.