Articolo Pubblicato il 10 agosto, 2020 alle 11:00.

Se si resta coinvolti in un incidente e si subiscono delle lesioni fisiche, non solo bisogna recarsi subito al pronto soccorso per farsi refertare, ma vanno anche riferite ai sanitari tutte le circostanze del sinistro, perché il certificato medico è un atto pubblico che fa fede fino a querela di falso sia della provenienza dal pubblico ufficiale che lo ha formato sia delle dichiarazioni rese.

Lo ha chiarito la Cassazione con l’ordinanza n. 16030/20 depositata il 28 luglio 2020 con la quale ha definitivamente respinto le pretese di un centauro che aveva agito in giudizio per ottenere dal Fondo di Garanzia per le Vittime della Strada il risarcimento dei danni subiti in occasione di un sinistro stradale occorso mentre era alla guida di un motociclo.

 

Un centauro cita in causa Generali e il Fondo Vittime per un incidente con un auto pirata

L’uomo aveva citato in causa dinanzi al Tribunale di Nola Generali Italia, quale impresa designata per la Campania dalla Consap per il Fondo che, com’è noto, interviene in caso di incidenti con veicoli non identificati o non assicurati, per ottenerne la condanna al risarcimento dei danni subiti in seguito a un incidente successo nel 2003 a San Giuseppe Vesuviano. Il danneggiato aveva asserito che un’auto di colore scuro, proveniente da dietro e a velocità sostenuta, lo aveva urtato sulla parte sinistra, facendolo sbandare e finire violentemente contro il muro di cinta della carreggiata. Aggiungendo che il conducente dell’auto, rimasta sconosciuta, si era allontanato senza prestare soccorso rendendosi irreperibile.

Domanda respinta in primo e secondo grado

Il Tribunale però aveva rigettato la domanda, ritenendo che non vi fossero, sulla base degli elementi istruttori disponibili, elementi sufficienti per comprovare una declaratoria di responsabilità del conducente dell’auto pirata. Il centauro aveva quindi impugnato la decisione dinanzi alla Corte d’Appello di Napoli, tornando a chiedere l’accertamento della responsabilità del pirata nella causazione del sinistro che gli aveva procurato danni quantificati in circa 140mila euro, e lamentando l’erronea valutazione da parte del giudice di primo grado del materiale istruttorio acquisito al processo.

 

Nel certificato medico non si riportava la circostanza dell’investimento pirata

Anche la Corte d’Appello, tuttavia, aveva respinto le sue pretese, ritenendo – e siamo al tema in questione – il certificato medico rilasciato dall’ospedale, dove il ferito non aveva riferito della circostanza dell’investimento-pirata, un atto pubblico facente piena prova fino a querela di falso; che, pertanto, esso facesse fede delle dichiarazioni rilasciate dalla vittima nell’immediatezza dell’incidente e, in assenza di querela di falso, privasse di riscontro la circostanza riferita dalla vittima, cioè di essere giunto in ospedale privo di sensi.

Il Giudice d’Appello confermava, inoltre, la decisione del giudice di prime cure che, valutata negativamente l’attendibilità di un testimone, valorizzava invece le ulteriori incongruenze rilevate nella vicenda, con particolare riguardo al lungo lasso di tempo intercorso tra il sinistro e la proposizione della querela che aveva irreparabilmente pregiudicato le indagini finalizzate all’individuazione del responsabile.

Il danneggiato ricorre le Cassazione

Il danneggiato ha quindi proposto ricorso anche per Cassazione, asserendo di essere giunto al pronto soccorso in stato di incoscienza o comunque in stato confusionale, e che perciò non avrebbe potuto rilasciare dichiarazioni ai sanitari del pronto soccorso. A supporto di tale circostanza adduceva la relazione peritale di un teste, a cui avrebbe riferito di non essere stato cosciente fino all’arrivo all’ospedale Cardarelli, e la mancata sottoscrizione delle dichiarazioni riportate nel referto sanitario. Egli censurava la sentenza di appello per avere attribuito valore confessorio alle dichiarazioni raccolte nel referto medico, in assenza di prova della consapevolezza e volontà da parte sua di ammettere fatti a sé sfavorevoli e favorevoli alla controparte ed in assenza di ogni forma di controllo della corrispondenza tra quanto verbalmente espresso e quanto trascritto dall’accertatore.

Ma secondo la Cassazione il motivo è inammissibile. “La Corte d’Appello – recita la sentenza degli Ermellini -, con una motivazione che esce immune da censure, ha dato rilievo alla dinamica del sinistro (in particolare, ai fini che qui interessano, quanto alla presenza di un’auto che avrebbe provocato l’incidente e che poi si sarebbe dileguata, senza possibilità di essere rintracciata), contenuta nel certificato redatto dai medici del pronto soccorso e ricostruita sulla scorta delle dichiarazioni che (omissis) aveva reso loro nell’immediatezza del fatto, allorché ometteva di menzionare la presenza di un’auto sconosciuta e riferiva di essere sbandato in curva mentre guidava il motorino”.

 

Il certificato medico ha natura di atto pubblico fidefacente

Queste dichiarazioni, prosegue la Suprema Corte, erano entrate a far parte del compendio probatorioattraverso il certificato del presidio medico del pronto soccorso, a cui è stata riconosciuta, in sintonia con una giurisprudenza da cui non vi è ragione di discostarsi, natura di atto pubblico fidefacente, sulla base del rilievo che esso è caratterizzato – oltre che dall’attestazione di fatti appartenenti all’attività del pubblico ufficiale o caduti sotto la sua percezione – dalla circostanza che esso sia destinato ab initio alla prova, cioè sia precostituito a garanzia della pubblica fede e redatto da un pubblico ufficiale autorizzato, nell’esercizio di una speciale funzione certificatrice”.

Il certificato medico, ribadiscono con forza i giudici del Palazzaccio, è “atto pubblico che fa fede fino a querela di falso sia della provenienza dal pubblico ufficiale che lo ha formato sia delle dichiarazioni al medesimo rese”. E dal momento che il ricorrente non aveva proposto querela di falso in danno del medico certificatore, “non può quindi non tenersi conto del fatto che le dichiarazioni riportate nel certificato siano state rilasciate dallo stesso ricorrente e che il loro contenuto sia quello verbalizzato”.

 

Respinto anche il motivo di ricorso relativo al testimone

Per inciso, la Cassazione ha respinto anche il secondo motivo del ricorso, nel quale il danneggiato lamentava il fatto che la Corte d’Appello non avesse attribuito alla dichiarazione testimoniale resa da un teste che, presente sul luogo del sinistro, ne aveva descritto la dinamica, confermando la presenza dell’auto pirata, considerandolo inattendibile, ma a suo dire senza evidenziare eventuali contraddizioni nella sua dichiarazione, quali punti della dichiarazione fossero risultati non convincenti e, in generale, gli elementi che l’avevano indotta a formulare tale giudizio, in violazione dell’art. 132, n. 4, c.p.c., privilegiando il certificato medico e la circostanza che il decorso di un così lungo lasso di tempo dall’incidente prima di presentare querela avesse irreparabilmente compromessa le indagine finalizzate all’individuazione dell’auto pirata.

La Suprema Corte ricorda che sono riservate al giudice del merito l’interpretazione e la valutazione del materiale probatorio, il controllo dell’attendibilità e della concludenza delle prove, la scelta tra le risultanze probatorie di quelle ritenute idonee a dimostrare i fatti in discussione nonché la scelta delle prove ritenute idonee alla formazione del proprio convincimento, “per cui è insindacabile, in sede di legittimità, l’accertamento dei fatti operato dal Giudice di merito, ove con la censura proposta se ne voglia sostituire un altro ad esito diverso”.

Premesso ciò, comunque, secondo la Cassazione la Corte territoriale non si sarebbe sottratta all’obbligo di spiegare le ragioni per cui aveva ritenuto inattendibile la testimonianza del teste: dichiarazioni incongruenti con quanto provato attraverso il certificato del sanitario del pronto soccorso, mancato riscontro di quanto riferito, anche in considerazione del fatto che l’autorità di polizia giudiziaria non era intervenuta nell’immediatezza dei fatti né successivamente, incongruenza con riguardo al particolare lasso di tempo lasciato intercorrere tra il sinistro e la querela. Dunque, ricorso e richiesta di risarcimento rigettati.