Articolo Pubblicato il 31 luglio, 2020 alle 11:00.

Si stima che nel mondo ne soffra il 12 per cento della popolazione, in Italia il 9 per cento degli uomini e il 18 per cento delle donne, quindi circa otto milioni di cittadini, e solo il 10 per cento dei pazienti è curato adeguatamente.

Non a caso la disabilità correlata a questa patologia è molto elevata, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità è al secondo posto tra tutte le malattie che la causano, e la disabilità grave riguarda il 61% dei casi.

 

Dal 12 agosto entra in vigore la legge sulla cefalea cronica

Dal 12 agosto questa larga fascia di popolazione sarà più tutelata: entra infatti in vigore la legge n. 81 del 14 luglio 2020 che, dopo una lunga battaglia, anche parlamentare, riconosce la cefalea primaria cronica, spesso confusa con il “banale” mal di testa, come malattia sociale e a tutti gli effetti invalidante, con le relative conseguenze, anche dal punto di vista dei diritti sul lavoro: legge approvata in Senato a larghissima maggioranza, con 235 voti a favore e solo due contrari.

Una lotta per questo riconoscimento iniziata ai primi anni Duemila, quando le principali associazioni che in Italia si occupano di questo problema avevano predisposto la Carta dei Diritti del paziente cefalagico.

La malattia deve essere accertata da uno specialista

Ovviamente qui non si parla di emicranie passeggere. Il testo della legge prevede, testualmente, che “la cefalea primaria cronica, accertata da almeno un anno nel paziente mediante diagnosi effettuata da uno specialista del settore presso un centro accreditato per la diagnosi e la cura delle cefalee che ne attesti l’effetto invalidante, è riconosciuta come malattia sociale, per le finalità di cui al comma 2, nelle seguenti forme: emicrania cronica e ad alta frequenza; cefalea cronica quotidiana con o senza uso eccessivo di farmaci analgesici; cefalea a grappolo cronica; emicrania parossistica cronica; cefalea nevralgiforme unilaterale di breve durata con arrossamento oculare e lacrimazione; emicrania continua.”

Ora però si aspetta il decreto attuativo

Come dispone il comma 2 dell’art. 1, entro 180 giorni dall’entrata in vigore della legge il Ministro della Salute deve adottare un decreto “previa intesa sancita in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano” al fine di individuare, senza nuovi o maggiori oneri per le casse dello Stato, progetti specifici il cui scopo è quello di sperimentare metodi innovativi di presa in carico delle persone affette da cefalea e individuare modi e criteri con cui le regioni attueranno detti progetti.

Finalmente, dunque, con la nuova legge sulle cefalee croniche si dà dignità a una malattia, che ha  un impatto fortissimo su qualità di vita, relazioni e produttività per il paziente e che costa in Europa 111 miliardi all’anno.