Articolo Pubblicato il 28 dicembre, 2020 alle 10:00.

Come può rivalersi la persona che vince un concorso a premi ma a cui poi non venga corrisposto il premio che gli spetta? Può chiedere e ottenere di incamerare la cauzione versata obbligatoriamente allo Stato dall’organizzatore della lotteria.

A chiarire questo principio a tutela dei consumatori la Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 22428/20 depositata il 3 novembre 2020 con cui la Suprema Corte ha affrontato appunto la questione dei concorsi a premi.

 

La normativa sui concorsi a premi: la cauzione

Per inquadrare bene il caso, va premesso che il concorso a premi è normato da una serie di disposizioni in capo a chi lo promuove, trattandosi di un’iniziativa, con fini anche in parte commerciali, diretta a favorire, nel territorio dello Stato italiano, e attraverso la promessa di premi, la conoscenza di prodotti, servizi, ditte, insegne o marchi oppure la stessa vendita di beni o servizi.

In particolare, per uel che qui preme, l’art. 7 del d.P.R. n. 430/2001 prevede che, al fine di garantire l’effettiva corresponsione dei premi promessi, “i soggetti che intendono svolgere una manifestazione a premio devono prestare cauzione in misura pari, in caso di concorsi, al valore complessivo dei premi promessi determinato ai fini dell’imposta sul valore aggiunto o della relativa imposta sostitutiva o sulla base del prezzo dei biglietti delle lotterie nazionali e delle giocate del lotto”. Cauzione di cui il Ministero delle Attività produttive può disporre l’incameramento “se, in caso di concorsi, dal verbale redatto dal notaio o dal funzionario di cui all’articolo 9, risultino commesse violazioni relative alla consegna dei premi, oppure, in caso di operazioni, si accertino, d’ufficio o a seguito di denuncia presentata dai partecipanti, la mancata corresponsione dei premi promessi“.

 

Un vincitore non “ripagato” cita in causa il Ministero per ottenere la cauzione

La premessa è importante perché la causa specifica verteva proprio sulla cauzione. Il vincitore di un concorso premi organizzato da una società lamentava la mancata consegna del premio previsto, anche bello grosso, una Porsche del valore di euro 54.500 euro, e perciò aveva chiesto al Ministero l’incameramento della cauzione di importo pari al premio, versata ai sensi del già citato art. 7 DPR 430/2001 dall’organizzatrice e che doveva avere appunto la funzione di assicurare la consegna ai vincitori dei premi ad essi spettanti ma non corrisposti dal promotore.

Il Tribunale di Roma, tuttavia, con sentenza del 2008 aveva respinto la domanda di pagamento rivolta al Ministero e la Corte di Appello capitolina aveva confermato la sentenza di primo grado. In buona sostanza, i giudici territoriali avevano affermato l’estraneità dell’Amministrazione al rapporto negoziale (e alle controversie) tra il vincitore della lotteria ed il promittente, in virtù del quale il ricorrente avrebbe dovuto agire nei confronti del promotore del concorso a premi in forza del rapporto obbligatorio esistente tra le parti da cui trae origine anche il diritto al risarcimento del danno in forma pecuniaria per non aver adempiuto alla propria prestazione.

La cauzione versata, secondo la Corte territoriale, avrebbe invece funzione di tutela della pubblica fede e garanzia della serietà del concorso a premi, e quindi lo scopo di sanzionare con il suo incameramento il trasgressore per la violazione degli interessi collettivi che lo Stato rappresenta.

Il vincitore ha dunque proposto ricorso per Cassazione asserendo invece che la cauzione, secondo la funzione assegnatale dal legislatore, doveva assicurare l’effettiva consegna dei premi spettanti ai vincitori ma non corrisposti dal promotore del concorso. Motivo che gli Ermellini hanno reputato fondato e accolto, ritenendo non condivisibile l’orientamento seguito dal giudice di merito, che, osservano gli Ermellini, riprendeva quello enunciato in un risalente arresto della stessa Cassazione del 1981, ma riferibile “a un antecedente e diverso quadro normativo.”

La datata sentenza a sui cui era riferita la Corte territoriale sosteneva che “la prestazione di cauzione da parte del promotore alla P.A. non svolge alcuna influenza sul rapporto fra il soggetto che ha bandito il concorso ed il soggetto vincitore, sicché a tale rapporto si applicano tutte le norme ed i principi in tema di obbligazioni e, in particolare, quelli in tema di risarcimento del danno in forma pecuniaria, in caso di inadempimento dell’obbligazione di consegna, a titolo di premio, di beni mobili determinati. La reintegrazione del diritto leso mediante il risarcimento in denaro rappresenta infatti, alla luce dei principi posti dall’art. 24 Cost., un naturale e necessario mezzo per assicurare, in via giurisdizionale, la tutela dell’interesse sostanziale che non ha ottenuto, o non può ottenere, soddisfacimento attraverso la prestazione cui il soggetto si era originariamente obbligato, di talché la sua negazione si traduce nell’esclusione della pienezza della tutela del diritto, la quale va assicurata non solo con gli strumenti processuali, ma anche, e soprattutto, sul piano sostanziale“.

 

La cauzione è mirata proprio a garantire l’effettiva corresponsione dei premi promessi

Partendo dal dato normativo, convengono invece oggi gli Ermellini con il ricorrente, “non può non rilevarsi che il legislatore ha ritenuto esplicitamente che la prestazione della cauzione è finalizzata proprio a garantire “l’effettiva corresponsione dei beni promessi. e tale effettiva corresponsione non può che essere realizzata con il versamento della cauzione all’avente diritto vincitore del concorso a premi.

Diversamente opinando – proseguono i giudici del Palazzaccio – dovrebbe ritenersi che la cauzione presenti una funzione meramente sanzionatoria, come sembra doversi desumere dal tenore del provvedimento impugnato. Tale finalità non solo è contraddetta dalla lettera della norma, ma anche da una lettura sistematica, posto che le sanzioni a carico degli organizzatori del concorso sono autonomamente disciplinate in un diverso ambito dello stesso decreto n. 430 del 2001”.

 

E’ il vincitore l’effettivo beneficiario della prestazione della cauzione

Del resto, conclude la Cassazione, “il fatto che sia previsto l’incameramento non vuol dire che l’amministrazione possa, dopo averla incamerata, trattenere definitivamente una somma che spetta invece al soggetto che ha vinto la lotteria. La prestazione della cauzione – che è coessenziale al rafforzamento di un’obbligazione, ed è quindi, corrisposta, in favore del creditore – deve piuttosto intendersi a garanzia dell’effettivo soddisfacimento del vincitore del premio: non essendo possibile individuarlo a priori, la cauzione stessa è versata al Ministero, ma con una specifica destinazione, che – vale bene ripeterlo – è quella di garantire la corresponsione del premio.

In sostanza, il vincitore è l’effettivo beneficiario della prestazione della cauzione, anche se individuato (necessariamente) in un momento successivo al versamento della cauzione stessa: ad esso vincitore deve essere versata la somma incamerata dal Ministero in caso di mancato pagamento del premio”.

Il ricorso è stato pertanto accolto con la cassazione della sentenza impugnata e rinvio alla Corte d’Appello di Roma che dovrà applicare questo principio.