Articolo Pubblicato il 5 luglio, 2016 alle 12:02.

TESTATA: Trevisotoday – 05/07/2016

La tragedia ha avuto origine all’Angelo. Per il Ctu del Tribunale fu colpa dei sanitari. Il Governatore Luca Zaia aveva promesso di fare chiarezza:

l’Ulss 12 lunedì non si è nemmeno presentata all’incontro di mediazione. Inevitabile la causa

L’operato del personale sanitario è stato non corretto“. Non è un’ipotesi, ma una delle conclusioni chiave della perizia medico legale disposta dalla Procura di Venezia nel procedimento penale per la morte della piccola Tasnim Mim, avvenuta il 28 maggio del 2014, neanche 24 ore dopo essere venuta al mondo nel reparto di Ostetricia e Ginecologia dell’ospedale dell’Angelo.

All’epoca il grave fatto destò vasta eco e il Governatore del Veneto, Luca Zaia, aveva assicurato che la sanità regionale avrebbe fatto chiarezza: “Sarà doveroso dare tutte le risposte – aveva dichiarato – Sarà mia cura dire al direttore generale dell’Ulss Dal Ben di chiarire la vicenda“.

Eppure, nonostante la responsabilità del proprio personale medico e infermieristico sia stata acclarata, l’Ulss 12 veneziana, presso le cui strutture si è verificato il caso di mala sanità, ha snobbato la procedura di mediazione attivata dalla famiglia per trovare una composizione sull’aspetto risarcitorio. I genitori, una coppia di origine bengalese, ma residente da tempo in Italia, a Mestre, per ottenere giustizia, attraverso il consulente personale Diego Tiso, si è rivolta fin da subito a Studio 3A, la società specializzata a livello nazionale nella valutazione delle responsabilità civili e penali, a tutela dei diritti dei cittadini, che ha seguito tutte le fasi delle vicenda a cominciare dall’esposto in Procura per denunciare l’episodio.

I fatti. La mattina del 27 maggio di due anni fa la mamma della bimba, incinta di 38 settimane e 6 giorni, viene ricoverata all’ospedale dell’Angelo per dare alla luce il suo primo figlio: la gravidanza è stata regolare, le ecografie non hanno evidenziato problemi. La signora però viene costantemente monitorata in ragione della sua condizione di diabetica e ipertesa, che tuttavia non sarà adeguatamente presa in considerazione durante il parto.

Alle 22.54 la giovane donna viene sottoposta ad episistomia medio laterale destra per facilitare l’uscita del feto: 13 minuti dopo viene espulsa la testa, ma non altrettanto avviene, come avrebbe dovuto, per le spalle. L’ostetrica, che aveva già chiamato da un po’ il medico di guardia, allertata evidentemente dalle anomalie in atto, annota la mancata uscita delle spalle nonostante due successive contrazioni, e a quel punto convoca anche l’anestesista e il pediatra, iniziando ad eseguire, su indicazione del ginecologo, alcune manovre comuni in questi casi. Solo dopo svariate prove andate a vuoto, il medico riesce a estrarre dal corpo materno la piccola Tasnim Mim, ma le sue condizioni appaiono subito gravissime: la neonata comincia a respirare solo al terzo tentativo di rianimazione.

Non essendo dotato l’Angelo di una struttura adeguata per la terapia ipotermica, determinante in questi casi, la neonata alle 4.10 del giorno dopo viene trasferita d’urgenza presso la Patologia Neonatale dell’ospedale Ca’ Foncello di Treviso, con diagnosi di asfissia grave dalla nascita e frattura dell’omero sinistro, ma alle 22.15 del 28 maggio spira.

Per mamma e papà quello che doveva essere il giorno più bello della loro vita, per la nascita della loro primogenita, diventa un incubo. Ai genitori viene detto poco o nulla e anche dopo il decesso le loro richieste di spiegazioni rimangono per lo più inevase. I due giovani coniugi, distrutti dal dolore e dall’incredulità, una volta tornati a casa trovano la forza di chiedere aiuto a degli esperti, si rivolgono a Studio 3A e denunciano i fatti all’autorità giudiziaria, che dispone l’autopsia sul corpicino.

La consulenza tecnica collegiale disposta, con estremo scrupolo, dal Pm, dott Walter Ignazzitto, vede impegnate ben tre professionalità mediche, data la delicatezza del caso: un medico legale, la dott.ssa Silvia Tambuscio, un neonatologo, il dott. Daniele Trevisanuto, e una ginecologa ostetrica, la dott.ssa Alessandra Zambon. Le conclusioni sono dunque difficilmente contestabili ed evidenziano in pieno la responsabilità medica.

Dato atto preliminarmente della discrepanza dei fatti descritta dalla documentazione sanitaria (…), l’operato del personale sanitario, principalmente del medico assistente al parto, è stato non corretto nelle seguenti fasi: tardiva diagnosi della distocia delle spalle (dopo circa tre-quattro minuti anziché un minuto come previsto), conseguentemente alla quale si è determinato un tardivo avvio delle manovre di disimpegno e di risoluzione della distocia; non adeguata effettuazione delle manovre di disimpegno; l’esecuzione delle manovre di Kristeller in condizioni non indicate“. “L’evenienza di un danno neurologico così grave da cagionare la morte entro breve tempo dalla nascita sarebbe stata evitata da una condotta professionale massimamente diligente, prudente e perita (ovvero aderente ai dettami di condotta evincibili dalle raccomandazioni clinico-scientifiche) da parte del medico di guardia che assisteva al parto“. “Si ritiene che l’eccessivo dispendio di tempo nel processo di diagnosi-risoluzione della distocia, nonché alcune ulteriori attività non adeguate, svolte durante l’assistenza al parto, abbiano avuto un ruolo eziologico nel determinare il decesso della neonata”. Questo solo per citare alcuni dei passaggi principali della consulenza, che suona già comune una condanna.

Dimostrato chiaramente il nesso di causa tra la condotta negligente e imperita del medico e la morte della piccola Tasnim Mim, la coppia bengalese, attraverso Studio 3A, ha attivato la procedura di mediazione per arrivare a una definizione bonaria della vertenza, ma al primo incontro fissato per lunedì 4 luglio 2016, presso la sede di San Donà di Piave della Camera Arbitrale, l’Ulss non si è neppure presentata comunicando di non voler aderire alla procedura e snobbando ogni tentativo di negoziazione: un altro schiaffo per i genitori.

Un atteggiamento inconcepibile, incomprensibile e che peraltro disattende gli impegni sbandierati all’indomani della tragedia dal Governatore del Veneto, Luca Zaia. Ma come? Il vertice della sanità regionale promette risposte e chiarezza e poi l’Ulss erige un muro? – osserva il Presidente di Studio 3A, dott. Ermes TrovòGià è difficile accettare che nel 2000 si muoia ancora a causa di un parto, ma vedersi anche sbattere le porte in faccia da chi è responsabile della morte della propria figlioletta è davvero troppo. I nostri assistiti si erano affidati (e fidati) ciecamente per dare alla luce la loro primogenita all’azienda sanitaria, che invece ha causato la morte della loro bambina, come comprovato inequivocabilmente dalla consulenza tecnica non di parte bensì del Tribunale. Nonostante questo punto fermo però, l’Ulss veneziana si sottrae a ogni dialogo, denegando di fatto le responsabilità contro ogni evidenza: neanche due parole di scuse a questi due poveri genitori. I quali saranno ora costretti a rivivere il loro dramma anche in una lunga e dolorosa causa“.

A questo punto, infatti, per ottenere giustizia alla coppia bengalese dovrà necessariamente procedere con un atto di citazione avanti al Tribunale di Venezia.