Articolo Pubblicato il 8 luglio, 2020 alle 11:00.

Sono in media 35 per ciascuna struttura pubblica, vale a dire uno ogni 10 giorni, i sinistri da medical malpractice registrati in un anno: è quanto emerge dal nuovo report MedMal realizzato da Marsh Italia, presentato il 2 luglio 2020 e giunto alla sua undicesima edizione.

Va subito premesso che il coronavirus non c’entra: il rapporto, infatti, analizza 13.562 sinistri con anno di denuncia dal 2004 al 2018, relativi a 66 strutture pubbliche (presidi di primo livello, aziende ospedaliere polispecialistiche e universitarie e ospedali specializzati) distribuite su tutto il territorio nazionale e appartenenti a 12 diverse regioni. In realtà, il database di partenza ammontava a 29.400 sinistri, ma sono state poi escluse le richieste di danni di lieve entità (sotto i 500 euro) e tutto ciò che non aveva a che fare con la mala sanità (danni a cose, furti, smarrimenti ed errori amministrativi).

Quest’anno è stata inserita anche una sezione dedicata alla sanità privata che considera, nel medesimo arco temporale, i sinistri di 23 case di cura specialistiche e polispecialistiche e, novità, anche 61 residenze sanitarie assistenziali (RSA), analizzate in una sezione dedicata dello studio.

 

Ogni anno 35 sinistri in media per struttura pubblica

Tornando alle strutture pubbliche, come detto la media desunta è di 35 sinistri all’anno. L’analisi dello stato delle pratiche relative alle denunce rileva una maggiore incidenza di pratiche aperte (38,6% a fronte del 32% riscontrato nell’edizione 2019 del report), mentre si conferma, seppur con una percentuale minore, la maggioranza delle pratiche chiuse (circa 61%, erano però 67% nello studio del 2019).

Per quanto riguarda la tipologia di procedimento a cui danno luogo le richieste di risarcimento per malasanità nei confronti della strutture ospedaliere, quello stragiudiziale rimane il più frequente e riguarda quasi tre quarti di tutti i casi (il 73%): il 16,8% delle denunce, poi, originano un procedimento civile, il 5,3% uno penale e infine il 4,6% una mediazione-conciliazione.

 

Le tipologie più frequenti

Ma quali sono le più frequenti tipologie di evento denunciato? Tre quarti degli eventi considerati sono rappresentati da sinistri legati all’attività chirurgica (38,4%), errori diagnostici (20,7%), errori terapeutici (10,8%) e infezioni (6,7%). Da segnalare, poi, le cadute (5,6%), gli errori per procedure invasive (4,2%), quelli anestesiologici (3,6%) e gli errori da parto (3,4%), che pesano però tantissimo sulla sanità pubblica in termini di costi.

Analizzando quindi i riscontri provenienti dalle Unità Operative, quelle più soggette a denunce risultano Ortopedia e Traumatologia (20,3%), Chirurgia Generale (12,9%) e Pronto Soccorso (12,6%), seguite da Ostetricia e Ginecologia (10,9%): queste quattro unità rappresentano insieme poco più della metà del campione.

 

I costi e l’entità dei risarcimenti

Quanto costano alla sanità pubblica gli errori medici riconosciuti? Il costo totale dei sinistri analizzati, ossia, come detto, quelli che superano i 500 euro e sono riferibili a eventi avversi su pazienti, è di oltre 1,3 miliardi di euro dal 2004 al 2018, con una prevalenza di importi liquidati (il 54% del costo totale). Il costo medio per sinistro è quindi di circa 96.800 euro, maggiore rispetto al rilevamento della precedente edizione (93.200 euro).

In termini, invece, di importo liquidato medio ai danneggiati o ai loro familiari, il report evidenzia un totale di circa 81.500 euro per sinistro: l’errore da parto presenta la più alta media di liquidato, oltre mezzo milione di euro (501.353 euro), seguito dall’autolesione/suicidio (218.024 euro), infezione (101.567), errore diagnostico (97.378), errore farmacologico (94.085), errore terapeutico (88.035) ed errore trasfusionale (86.208 euro).

Considerando invece il liquidato medio per Unità Operativa, troviamo Ostetricia e ginecologia con 223.700 euro, Chirurgia Generale con circa 90mila, Dae/Pronto Soccorso con 58.700 euro e Ortopedia e traumatologia con 51.300 euro.

 

I tempi di denuncia

Per quanto riguarda i tempi di denuncia, emerge una certa variabilità a seconda del sinistro considerato. In particolare, le infezioni risultano essere la tipologia con i tempi più dilatati, con solo il 15,3% di denunce entro i 6 mesi, denunce che soltanto dopo quattro anni superano il 70% mentre una quota residuale dell’11% persiste anche a distanza di oltre 10 anni dell’evento.

Più rapidi sono invece i tempi relativi agli errori chirurgici, il 36,5% dei quali viene denunciato entro il primo anno, per poi avvicinarsi al 90% entro i 5 anni. Gli errori diagnostici, terapeutici e soprattutto quelli collegati a procedure invasive risultano essere infine i sinistri caratterizzati dalla velocità di denuncia più elevata: negli eventi collegati a procedure invasive si raggiunge il 76% in due anni.

Il tasso di rischio

Il rapporto fornisce anche un’indicazione relativa al tasso di rischio: 7,2 sinistri ogni 100 medici, 3 ogni 100 infermieri e 1,1 ogni 1.000 ricoveri, per valori assicurativi che si attestano sui 6.823 euro per medico, 2.821 euro per infermiere e 108,63 euro per ricovero.

 

Sanità privata

Come detto, qui l’analisi è stata condotta considerando separatamente il campione delle case di cura e delle residenze sanitarie assistenziali (RSA). Relativamente alle case di cura, si evidenziano costi e frequenze inferiori alla sanità pubblica, con le maggiori differenze dovute alla diversa modalità di riservazione, che nel privato tende a escludere i costi a carico dei sanitari.

Altri fattori che contribuiscono ad alimentare questo scostamento sono la dimensione inferiore delle case di cura rispetto agli ospedali pubblici, il minore ricorso al privato per la parte di ostetricia e la diversa complessità degli interventi effettuati. In particolare, il liquidato medio per le strutture private è pari a 72.000 euro, contro gli 81.500 € del pubblico. Le case di cura sono state inoltre suddivise per classi di fatturato, sul quale è stato calcolato che il costo dei sinistri pesa, in generale, per l’1%.

L’analisi dedicata alle RSA mostra in queste strutture una prevalenza di procedimenti penali rispetto ai valori di riferimento (17% sul totale delle pratiche contro l’8,3% nelle case di cura private e il 5,3% nel pubblico), principalmente dovuta ai numerosi decessi che avvengono in tali strutture (30,4% contro 15,9% nelle altre strutture private e 13% nel pubblico). Un dato che certo va interpretato anche alla luce della specifica tipologia di utenza avanti con l’età che si rivolge alle RSA, ma che fa comunque riflettere.