Articolo Pubblicato il 5 maggio, 2020 alle 10:00.

Parlare di effetti positivi collegati a una pandemia che ha mietuto finora quasi trentamila vittime in Italia appare decisamente fuori luogo, sta di fatto che è dovuto al coronavirus, o meglio alle rigide limitazioni agli spostamenti disposte per contenerne la diffusione, il “crollo” degli investimenti mortali di pedoni registrato nel mese di aprile 2020, completamente caratterizzato dal “lockdown”: mai si erano avuti numeri così bassi.

C’è voluta un’emergenza sanitaria, verrebbe da dire, con la relativa quarantena obbligatoria per milioni di cittadini e il conseguente, drastico calo dei volumi di traffico, con punte dell’80% per quello “leggero”, per ridurre i morti sulle strade, risultato che con la crescita culturale e con i comportamenti umani non si riesce proprio a raggiungere.

 

“Solo” cinque i pedoni che hanno perso la vita dopo essere stati investiti in aprile

Stando ai dati forniti dall’apposito osservatorio dell’Asaps, infatti, dal primo al trenta aprile 2020 sono deceduti in Italia a seguito di un incidente solo cinque pedoni, 4 uomini e una donna, 4 italiani e uno straniero: nello stesso periodo del 2018 (anno per il quale si dispone degli ultimi dati ufficiali Istat) le vittime furono 39. Un dato ancora più contenuto rispetto a quello, su cui pure ha inciso il blocco da coronavirus, di marzo, che aveva visto 12 investimenti fatali ad altrettanti pedoni.

Di queste cinque persone che hanno purtroppo perso la vita, la più anziana era una donna di 76 anni, travolta a Roma mentre era in fila per andare a ritirare la pensione in posta, mentre la più giovane un uomo, aveva 32 anni, ed è stato investito da un ubriaco alla guida, in un’area di cantiere stradale: sorte, questa, toccata in aprile ad altri due operai, il che ripropone il tema della sicurezza sul lavoro, tanto più con l’avvio, dal 4 maggio, della “Fase-2” e l’entrata in vigore di nuovi protocolli per l’emergenza “Covid-19”.

A parte l’unico caso già ricordato, poi, nessun altro conducente tra quelli che hanno investito i cinque pedoni deceduti in aprile era in stato di ebbrezza alcolica (rispetto agli 11 morti a gennaio dopo essere stati investiti da un guidatore risultato positivo all’alcol test), nessuno era sotto l’effetto di sostanze stupefacenti (rispetto ai 2 del mese febbraio), e non si è registrato nessun caso di pirateria con fuga dopo l’investimento, rispetto, ad esempio, ai sei di gennaio.

Quanto alla distribuzione territoriale, dei cinque decessi di aprile, due sono avvenuti a Roma, due in Emilia Romagna, e un quinto caso in Puglia, ancora in un cantiere stradale. I veicoli investitori si distinguono in due autovetture e tre autocarri. Sui cinque pedoni morti ad aprile gli ultra65enni sono stati due, a conferma che le persone più anziane sono le più a rischio.

 

Il bilancio complessivo del primo quadrimestre

L’Asaps ha quindi realizzato anche un bilancio provvisorio del primo quadrimestre dell’anno, in cui sono morti 86 pedoni – 54 maschi e 32 femmine – a fronte dei 206 dell’anno 2018, con un calo dovuto al “lockdown” del 58,22%.  Ancora una volta, però, la categoria degli ultra65enni risulta la più colpita, con ben 36 vittime, il 42% del totale. Un solo minorenne ha perso la vita, il primo marzo: un ragazzino di sei anni in Calabria.

Per quanto concerne i dati totali dei primi quattro mesi del 2020, però, restano sempre allarmanti i casi in cui il conducente del veicolo investitore guidava in stato di ebbrezza, 13, o sotto l’effetto di sostane stupefacenti, tre, o nei quali si è dato alla fuga: 11 gli episodi di pirateria stradale

Nel primo quadrimestre la regione più a rischio è risultata il Lazio con 15 morti, seguita da Toscana con 9, Piemonte, Emilia Romagna e Provincia Autonoma di Bolzano, quest’ultima con 7 decessi tutti avvenuti nel tragico incidente di Luttago, nella notte dell’Epifania, con il conducente arrestato per omicidio stradale aggravato dall’ebbrezza alcolica.

 

I timori con la Fase-2

Ora però il timore è che, con la graduale riapertura, si torni a dover lamentare il solito bollettino di guerra e che, anzi, si assista a una recrudescenza del fenomeno alla luce del fatto che, per la paura del contagio, tante persone rinunceranno al trasporto pubblico e ripiegheranno sui mezzi privati, con conseguente aumento del traffico, specie nelle città, e quindi dei rischi per gli utenti deboli della strada.