Articolo Pubblicato il 24 dicembre, 2020 alle 10:30.

Nei giorni scorsi, in tema di bullismo, ha fatto molto parlare la sentenza del tribunale di Reggio Calabria, la n. 1087/20 del dicembre 2020, con la quale i giudici hanno condannato il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca a ristorare un giovane studente di 14 anni, frequentante la classe terza media di un istituto scolastico statale, per le conseguenze delle vessazioni poste in essere nei suoi confronti da alcuni compagni.

 

Un alunno di terza media vittima di gravissimi atti di bullismo

A quanto denunciato dai suoi genitori, il ragazzino, già più volte bersagliato e messo in imbarazzo davanti agli altri alunni, era stato minacciato con un coltello puntato all’addome e, a distanza di un mese, durante l’intervallo, era stato avvicinato nel corridoio da due coetanei che, approfittando dell’assenza del personale scolastico, sia docente che non docente, lo avevano spinto a forza nei bagni e percosso ripetutamente a calci e pugni fino a procurargli – secondo il referto del pronto soccorso – un trauma contusivo alla regione temporo-mascellare sinistra, con presenza di edema ed escoriazioni giudicate guaribili in 8 giorni.

Oltre alle lesioni fisiche, la madre e il padre del minore lamentavano come il figlio, in seguito all’accaduto, avesse riportato anche un profondo danno biologico consistente nel cronico disturbo post-traumatico da stress, oltre al danno morale, legato alle sofferenze interiori causate dai gravissimi fatti subiti.

 

I genitori del ragazzino citano per danni il Miur

Di qui la loro richiesta di condanna del Miur, in quanto ritenuto civilmente responsabile ex art. 2048 c.c. dell’illecito commesso dai suoi preposti per la violazione dell’obbligo di vigilanza sulla sicurezza e l’incolumità dell’allievo nel tempo in cui egli fruiva della prestazione scolastica, al pagamento della complessiva somma di euro 22.400, oltre ad “interessi e rivalutazione dal dovuto al soddisfo” e al rimborso delle spese mediche.

I giudici accolgono la richiesta: Ministero condannato per omessa vigilanza

Il Tribunale calabrese ha ritenuto di accogliere l’istanza della famiglia riconoscendo che gli atti di bullismo avevano avuto “una devastante incidenza sulla vita della vittima” provocandogli “vergogna e mortificazione”. Il quattordicenne, oltre al danno fisico in occasione dell’aggressione subita, aveva manifestato disturbi alimentari, dell’umore e del sonno, tendenza all’isolamento e rifiuto per la scuola.

Secondo i giudici, gli insegnanti avrebbero dovuto controllare meglio la situazione, notare le lesioni dello studente, avvisare al più presto i genitori e, da ultimo, non permettere che il ragazzo tornasse a casa da solo in quelle condizioni.

E’ ormai pacifico l’orientamento giurisprudenziale – si legge nella sentenza – in base al quale l’ammissione dell’allievo a scuola determina l’instaurazione di un vincolo negoziale dal quale sorge a carico dell’istituto l’obbligazione di vigilare sulla sua sicurezza e incolumità  nel tempo in cui questi fruisce della prestazione scolastica in tutte le sue espressioni e, quindi, di predisporre gli accorgimenti necessari affinché non venga arrecato danno agli alunni in relazione alle circostanze del caso concreto: da quelle ordinarie, tra le quali l’età degli alunni, che impone una vigilanza crescente con la diminuzione dell’età anagrafica; a quelle eccezionali, che implicano la prevedibilità di pericoli derivanti dalle cose e dalle persone”.