Articolo Pubblicato il 9 luglio, 2020 alle 11:00.

Le buche su strade e marciapiedi, vedi il caso Roma, rappresentano uno dei principali pericoli, soprattutto per gli utenti deboli della strada, ma non solo: di conseguenza, sono spesso al centro di contenziosi tra i danneggiati, che chiedono il risarcimento dei danni patiti a causa di cadute e incidenti, e la pubblica amministrazione, che invece cerca in ogni modo di discolparsi, puntando sulla presunta prevedibilità dell’ostacolo o sul caso fortuito.

Ma se la buca, o per meglio dire il cratere, nello specifico, era anche piena d’acqua, difficilmente gli Enti locali potranno esimersi dal dovuto indennizzo nei confronti delle vittime. La Cassazione, con l’ordinanza n. 14095/20 depositata il 7 luglio 2020, ha definitivamente sentenziato proprio su un caso simile.

 

Una coppia resta ferita e danneggia l’auto a causa di una grossa buca coperta d’acqua

Un uomo e una donna, rispettivamente conducente di una vettura e proprietaria e in quell’occasione trasportata nella stessa, avevano citato in causa avanti il giudice di Pace di La Spezia il Comune di Sarzana, Ente gestore della strada, per sentirlo condannare al risarcimento dei danni fisici e materiali patiti a causa di un sinistro determinato per l’appunto da una buca del manto stradale completamente ricoperta d’acqua.

La vettura c’era finita sopra con la ruota anteriore destra e, a causa dell’urto, si era improvvisamente arrestata, sbalzando gli occupanti contro le portiere, con conseguenti lesioni personali, e riportando anche danni meccanici.

Il giudice di Pace respinge la richiesta danni, ma il Tribunale la accoglie

Con sentenza del 2015 il giudice di pace di La Spezia rigettava la richiesta, ma nel 2018 il Tribunale cittadino, presso il quale la coppia aveva appellato la sentenza, in veste di giudice di secondo grado, aveva riformato la decisione, ritenendo fondato il gravame e rilevando che le risultanze processuali dimostravano come l’autovettura fosse incappata in una buca piena di acqua.

Il giudice di appello non aveva condiviso la valutazione del Giudice di pace in ordine alla prevedibilità dell’esistenza di una buca sulla base delle condizioni dell’intero tratto stradale, rilevando che, in considerazione delle caratteristiche dell’insidia stradale e della sua ubicazione, essa rappresentasse un concreto pericolo per gli utenti della strada. Trovando applicazione l’articolo 2051 del codice civile, e in mancanza di prova liberatoria da parte dell’Amministrazione comunale, il Tribunale aveva ritenuto risarcibile il danno nei limiti determinati dal consulente  tecnico d’ufficio.

Il Comune ricorre per Cassazione

Contro quest’ultima sentenza il Comune di Sarzana ha proposto ricorso per Cassazione asserendo che i due automobilisti non avrebbero fornito la prova del nesso di causalità, poiché le dichiarazioni rese da uno dei testimoni del fatto non avrebbero provato l’esistenza della buca. Inoltre, l’Amministrazione comunale ha rilevato che, contrariamente a quanto argomentato dal primo giudice, il Tribunale aveva sostenuto che i danneggiati non avrebbero potuto percepire la situazione di pericolo usando l’ordinaria diligenza, nonostante la strada fosse sconnessa, bagnata e piena di buche.

La (discutibile) tesi difensiva dell’ente locale, in altre parole, era che, percorrendo una strada così dissestata, con la sola luce dei fari, qualsiasi persona dotata di buon senso avrebbe usato maggiori cautele transitando a bassa velocità. In second’ordine, quindi, il Comune ha lamentato anche la carenza di prova circa il danno materiale e anche quello fisico, contestando il quantum stabilito dal Tribunale.

 

La Suprema Corte respinge le doglianze: condanna dell’Ente confermata

Ma per la Cassazione il ricorso è inammissibile non solo nella forma (per un difetto di notifica a mezzo Pec), ma anche nel merito. La Suprema Corte sottolinea il fatto, ad esempio, che nel ricorso non si contestano “le caratteristiche rilevanti della buca”, le cui dimensioni erano di 60 centimetri per 50 e ben 12 centimetri di profondità, e si rimarca che il giudizio di prevedibilità o meno della presenza di una buca colma di acqua, e su un tratto stradale non illuminato, costituisce valutazione di fatto, non sindacabile in sede di legittimità, lasciando comunque largamente intendere di sposare in pieno la decisione del Tribunale.

Allo stesso modo, aggiungono gli Ermellini, “il riferimento alla velocità sostenuta è del tutto ipotetico”, così come non si può desumere, dall’insufficienza della prova del danno al veicolo, anche l’inesistenza di un danno alle persone, “che al contrario era fondato su differenti elementi probatori e sul giudicato relativo alla dinamica: le censure sui danni alla persona sono infondate poiché il giudizio di compatibilità tra la dinamica e le lesioni è stato accertato dal consulente d’ufficio”, che  ha di conseguenza determinato l’invalidità permanente e temporanea.

Ergo, ricorso rigettato e condanna del Comune al risarcimento confermata.