Articolo Pubblicato il 3 maggio, 2020 alle 11:00.

Dopo la dura presa di posizione di Luca Zaia, anche l’attività di Robegano, parte lesa come la Regione, si cautelerà tramite Studio3A denunciando i fatti in Procura

Mai avrebbe pensato, la seria, onesta e storica impresa di onoranze funebri Bottacin di Robegano, nel Veneziano, di finire suo malgrado al centro di un caso di assurdo “taroccamento” dei dati relativi ai decessi da coronavirus, e di essere citata, sia pur senza fare nomi e cognomi, persino nella giornaliera conferenza stampa del Governatore del Veneto Luca Zaia. I titolari si sono subito affidati ai servizi legali di Studio3A per tutelarsi e presentare denuncia-querela nei confronti di colui che ha diffuso “l’imbarazzante audio”, per dirla con il Presidente della Regione, che con ogni probabilità procederà a sua volta.

Nel WhatsApp in questione, diventato virale tanto da arrivare, appunto, agli organi regionali, l’autore, un imprenditore toscano, racconta a un blogger, a cui l’ha affidato per diffonderlo, che alcuni suoi parenti veneziani, a cui era morto un familiare per tumore, e negativo al tampone, si erano rivolti ai titolari di un’impresa di onoranze funebri amici di famiglia per essere aiutati nelle pratiche.

E che quest’ultimi avrebbero confidato loro di aver ricevuto indicazioni che tutte le morti, anche quelle che nulla c’entrano con il Covid-19, andavano trattate come tali: “ce le fanno classificare tutte come coronavirus”. “La gente deve sapere che in tutto il Veneto viene imposto alle imprese funebri di dichiarare decedute di coronavirus anche persone morte per altre cause: tutta roba per prendere consensi” accusa l’autore dell’audio, invocando la “rivoluzione”.

Un’accusa pesante e che ovviamente non sta né in cielo né in terra. “In Veneto non c’è nessuna “strategia” per aumentare i morti – ha sottolineato nel briefing con la stampa del 29 aprile Zaia, definendo “gravissimo” il fatto che l’audio si sia diffuso, aggiungendo di aver avviato un’indagine interna e assicurando che l’autore ne risponderà, perché genera inquietudine – Le imprese di onoranze funebri non fanno nessuna classificazione: non esiste che si dica che la persona che ha avuto un incidente è morta di coronavirus. Ci sono parametri tecnico-legali per i quali i pazienti in caso di decesso hanno una loro classificazione secondo le indicazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. Siamo l’unico Paese che emana i bollettini ogni giorno”.

Tutto risolto? Non proprio, perché nell’audio si parla espressamente di un’impresa di Robegano, dove di attività del settore ne opera solo una, la Bottacin appunto, che è finita nell’occhio del ciclone. “Con questa persona non abbiamo mai parlato, del funerale in questione non sappiamo nulla e non l’abbiamo organizzato noi: finora non c’è neanche mai capitata una morte da coronavirus – chiarisce il figlio del titolare, Flavio Bottacin – Quando trasportiamo una salma in obitorio la procedura ci impone di adottare tutte le misure protettive in vigore, mascherine, guanti e quant’altro, e quando partiamo lo facciamo attrezzati di tutto punto come se dovessimo sempre prendere in carico una vittima del virus. Premesso questo, però, non ci sogneremmo mai di affermare che ci viene imposto di catalogare tutte le morti come da Covid-19, non fosse altro perché tale compito non spetta a noi. E’ il medico necroscopo, sentito il medico di famiglia del deceduto e acquisita tutta la documentazione e l’esito dell’eventuale tampone, a classificare il decesso e a indicarci come trattare la salma perché, in caso di coronavirus, com’è noto, la prassi è diversa e le precauzioni richieste più rigide”.

I Bottacin, considerato non solo il danno d’immagine alla loro attività ma anche la gravità delle false dichiarazioni che sono state loro attribuite circa una mistificazione dei dati da parte delle autorità sanitarie e regionali, hanno quindi ritenuto di farsi assistere e, attraverso l’Area manager Riccardo Vizzi, si sono affidati a Studio3A-Valore S.p.A., società specializzata a livello nazionale nel risarcimento danni e nella tutela dei diritti dei cittadini, che redigerà per i propri assistiti una denuncia-querela indirizzata all’autorità giudiziaria, finalizzata in primis a prendere con forza le distanze dai contenuti dell’audio in questione e a chiarire la propria posizione di totale estraneità.

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