Articolo Pubblicato il 19 luglio, 2020 alle 10:20.

Anche se sono dei professionisti della truffa, qualche accortezza per contrastarne le azioni criminose si può e si deve attuare, ad esempio evitando la disinvolta pubblicazione sul web e sui social di dati anagrafici e identificativi o di informazioni che possono essere carpiti e utilizzati per ricostruire false identità.

 

Frodi creditizie, un “affare” da 150 milioni di euro

È allarmante il quadro sul fenomeno, sempre più diffuso, delle frodi creditizie realizzate tramite il furto d’identità, che emerge dall’ultimo aggiornamento dell’Osservatorio apposito realizzato da Crif-MisterCredit, azienda specializzata in sistemi di informazioni creditizie, del quale dà notizia anche il Sole 24 Ore.

Secondo il rapporto, nel 2019 in Italia sono stati registrati oltre 32.300 casi, per un danno stimato che supera i 150 milioni di euro. Rispetto al 2018 l’aumento è stato del 19,7% e nei primi due mesi di quest’anno vi è stato un’ulteriore incremento del 5%. Solo il lockdown, con la drastica riduzione degli spostamenti e la chiusura della quasi totalità degli esercizi commerciali, ha posto un freno temporaneo e fatto registrare un calo del 12,8% a marzo e aprile.

 

Come funziona il raggiro

L’intero meccanismo si basa sull’acquisizione di informazioni e dati personali. In base ai dati Crif i frodatori usano soprattutto carte d’identità false o contraffatte (81,7%). Nettamente inferiore l’utilizzo di patenti (16,1%) e ancor meno quello di passaporti (1,8%) o permessi di soggiorno (0,3%) La truffa consiste nel fatto che questi i personali e finanziari trafugati vengono poi utilizzati per ottenere prestiti o acquistare beni a scapito degli ignari titolari che, nella maggior parte dei casi, non sanno che qualcuno è in possesso e sta usando i loro dati.

Le vittime e le regioni più colpite

Sono gli uomini i soggetti più colpiti (il 61,2%), mentre, per quanto riguarda il luogo di residenza delle vittime ,in cima alla lista c’è la Campania con quasi 5mila casi (il 14,5% del totale), seguita da Lombardia, Sicilia e Lazio. Gli incrementi maggiori si sono verificati però in Molise (+59,8%), Umbria (+25,9%) e Basilicata (+16,0%).

I tempi

Ma quando emerge la truffa? Nel 53% dei casi viene alla luce entro sei mesi, ma per quasi il 23% ci vogliono oltre tre anni. E più passa il tempo più è difficile risalire ai responsabili. Di solito la frode emerge perché i finanziamenti non vengono rimborsati o le rate di acquisto dei beni restano inevase. Ma ci sono anche casi di soggetti che chiedono di accendere un prestito e scoprono di non poterlo fare perché inseriti negli elenchi degli insolventi per finanziamenti che non avevano mai domandato. A questo punto parte la denuncia, la richiesta di disconoscimento dell’operazione.

Beni e importi

La metà delle frodi creditizie riguarda l’acquisto di beni e servizi. A far gola ai truffatori sono soprattutto gli elettrodomestici (il 32,6%), ma anche auto e moto (11,8%), computer e smartphone (8,6%), elementi di arredo (8,4%) e immobili (7,7%). Ci sono poi le frodi sulle carte di credito (30,7%), che stanno registrando una forte crescita dovuta sia al cambiamento nei comportamenti d’acquisto che all’incremento del ricorso all’e-commerce sotto la spinta (anche) della pandemia. Nell’ambito delle truffe sui prestiti personali (il 9,2% del totale) sta invece aumentando (+88%) il valore economico delle perdite stimate.

La maggior parte delle frodi riguarda comunque importi bassi. Il valore medio è di 4.650 euro, ma il 41,6% dei raggiri coinvolge importi inferiori a 3mila euro e il 20,3% non supera 1.500. Solo nel 18% dei casi si va oltre i 10mila euro.