Articolo Pubblicato il 5 agosto, 2016 alle 19:09.

TESTATA: NOINOTIZIE – 05/08/2016

Avvenne un anno e mezzo fa. L’ente “non era assicurato” secondo i consulenti della famiglia. Attacco al sindaco.

Alla fine non è rimasta alternativa”. Lo dice il responsabile di studio 3A. Di seguito il resto della comunicazione:

“I familiari di Francesco Mastro hanno dovuto procedere con un atto di citazione avanti al Tribunale di Bari contro il suo Comune, in ragione delle gravi responsabilità attribuitegli sul terribile incidente”.

La tragedia si è consumata il 25 febbraio 2015, alle 6 del mattino. Francesco, che aveva appena 19 anni e risiedeva a Bitonto con la sua famiglia, si stava recando al lavoro con la sua Ford Fiesta: sarebbe stato il suo primo giorno. Ha imboccato via delle Fornaci, una strada comunale che scorre al di fuori del centro abitato, parallela alla linea ferroviaria e alla Strada Provinciale 91. Ma all’altezza dell’intersezione con il cavalca-ferrovia della SP 58 e dell’intersezione a raso con la strada che lo costeggia, è successo l’irreparabile: l’auto è finita contro la spalla in cemento del cavalcavia e il giovane è deceduto in seguito ai gravi traumi riportati.

I suoi genitori però non hanno mai accettato la tesi “sbrigativa” della perdita di controllo del veicolo e per fare luce sulla dinamica, attraverso il consulente personale Sabino De Benedictis, si sono rivolti a Studio 3A, la società specializzata a livello nazionale nella valutazione delle responsabilità civili e penali, a tutela dei diritti dei cittadini. E la perizia cinematica sul sinistro affidata a uno studio tecnico di esperti incaricato da Studio 3A ha dato loro ragione: il Comune di Bitonto, proprietario della strada “incriminata”, è risultato quanto meno corresponsabile dell’accaduto, non avendo rispettato le indicazioni del Codice della Strada.Quell’insidioso ostacolo, in estrema sintesi, non era in alcun modo segnalato.

“Quella particolare configurazione in assenza di segnaletica orizzontale a delimitazione della sede stradale e di segnaletica verticale di pericolo, nonché la presenza del restringimento non segnalato della carreggiata in concomitanza con il sottopasso del cavalcaferrovia, pure questo non correttamente segnalato, determinano un’insidia per i conducenti che percorrono via delle Fornaci in direzione del sottopasso, specie nelle ore dell’imbrunire e di notte a causa dell’ulteriore mancanza dell’illuminazione pubblica – conclude la perizia – Ed è altrettanto chiara la negligenza della Pubblica Amministrazione nel non aver rispettato le indicazioni del Codice della Strada che prevede, per la situazione in questione, la presenza di adeguata segnaletica”: una grave mancanza che ha avuto il suo peso nel sinistro.

Alle accuse mosse sui media dai familiari, il sindaco di Bitonto in un primo tempo era sembrato non insensibile. “Comprendo il dolore della famiglia e sono a disposizione per ulteriori chiarimenti e verifiche. Se vorrà, ci sono margini di dialogo, per evitare la pur legittima azione giudiziaria”: aveva dichiarato alla stampa, rispondendo ai genitori e impegnandosi a facilitare il contatto e la comunicazione con gli uffici comunali preposti per fare chiarezza ed evitare ogni intoppo burocratico. Del resto, Abbaticchio era il primo ad avere interesse a scongiurare una causa, non essendo il Comune di Bitonto assicurato per tali evenienze.

Quest’apertura aveva acceso le speranze dei congiunti del diciannovenne e si era anche concretizzata in un incontro tenutosi il 30 ottobre, in municipio a Bitonto, tra il primo cittadino e gli esperti di Studio 3A. Al termine del quale Abbaticchio aveva ribadito il suo impegno, assicurando che la componente politica del suo Comune si sarebbe rapportata con quella tecnica per trovare una soluzione in grado di dare rispostealle istanze della famiglia di Francesco, che non chiedeva solo giustizia per il proprio caro ma anche un’assunzione di responsabilità da parte dell’Amministrazione comunale volta a mettere in sicurezza quella strada ed il cavalcavia per scongiurare altre tragedie.

I tempi che il sindaco aveva chiesto per le opportune verifiche erano nell’ordine delle due settimane, ma da allora il nulla: vani tutti i tentativi di Studio 3A di contattare il primo cittadino e di fissare un ulteriore incontro per dare seguito a quegli impegni. Non è così rimasto che procedere con l’atto di citazione nei confronti del Comune a comparire dinanzi al Tribunale di Bari, all’udienza che si terrà il 30 novembre.