Articolo Pubblicato il 3 novembre, 2019.

Con improbabili pretesti Direct Line (ora Verti) ha costretto dei propri assicurati di Trieste a una lunga causa per essere risarciti: il caso oggi sul Tg satirico di Canale 5

Se scoppia una fortunale, e un furgone viene investito e danneggiato da alcuni cassoni fatti volare dal vento, la causa del fatto non è lo stesso evento atmosferico? Scherziamo, è colpa delle casse, che hanno messo le “ali” piombando sul mezzo. E comunque, si badi bene, sono “assicuratibufere e uragani, ma non il… vento. Sostenendo questa tesi inverosimile, pur di non pagare, la compagnia già Direct Line, oggi Verti, ha costretto dei propri assicurati a una battaglia lunga quattro anni e mezzo, a cui finalmente ha posto fine il giudice civile di Udine condannandola all’equo e sacrosanto risarcimento. Ma la vicenda era così paradossale che il noto inviato di Striscia la Notizia Moreno Morello non poteva non dedicargli uno dei suoi graffianti servizi per la sua rubrica “Ti assicuro che non pago”, che andrà in onda, salvo stravolgimenti in extremis della scaletta, nella puntata di oggi, sabato 2 novembre 2019, a partire dalle 20.40, su Canale 5.

A Udine, teatro dell’episodio, tutti ricordano ancora bene la serata del 24 giugno 2014. La città venne flagellata da un violentissimo temporale con piogge e raffiche di vento a oltre 70 km, che produrranno una mezza devastazione, tra alberi abbattuti, case scoperchiate etc. Tra i tanti beni danneggiati anche il Fiat Doblò dell’azienda di un grossista di frutta e verdura triestino, che era parcheggiato presso il mercato agroalimentare all’ingrosso di Udine, e che è stato colpito da alcuni pesanti cassoni spostati dal vento. Il veicolo ne esce “a pezzi”: parabrezza infranto, carrozzeria tutta ammaccata. La riparazione costerà quasi seimila euro. Per fortuna l’azienda ha assicurato il furgone con una polizza “auto-rischi diversi” “Special top” che copre pressoché ogni genere di danno: furto, incendio, vandalismi, tumulti e sommosse, cristalli, eventi naturali quali terremoti, eruzioni vulcaniche, trombe d’aria, uragani, bufere, tempeste, caduta di grandine, etc. Insomma, esattamente il caso specifico. Il premio, in soluzione unica e anticipata per 60 mesi, di ben 1.384 euro, è stato regolarmente pagato, la copertura è operante.

I danneggiati, per essere seguiti, attraverso l’Area manager e responsabile della sede di Udine, Armando Zamparo, si affidano a Studio3A-Valore S.p.A., società specializzata a livello nazionale nel risarcimento danni e nella tutela dei diritti dei cittadini, che denuncia subito il sinistro alla compagnia per risarcire i propri assistiti, allegando poi anche la fattura della carrozzeria. Sembra una formalità, invece Direct Line denega incredibilmente il pagamento dell’indennizzo. Motivo? La compagnia asserisce che “trattasi di evento non coperto dalle garanzie di polizza. Il danno riscontrato sul veicolo di proprietà dell’assicurato non è da attribuirsi in via diretta all’evento naturale, bensì risulta intervenuta una casa di interruzione del nesso causale, cioè la caduta delle casse dal magazzino di proprietà dei mercarti di Udine”. E conclude con una sottigliezza “terminologica”, una vera chicca: “in ogni caso, il fenomeno atmosferico del vento non rientra tra quelli garantiti dalla polizza”, come se bufere e uragani non implicassero alcun “fiato” d’aria.

Una posizione insostenibile da cui però la compagnia non si è mai schiodata, né dopo il reclamo per il grave comportamento tenuto presentato da Studio3A all’Ivass, l’Istituto di vigilanza sulle assicurazioni, né di fronte all’invito – rifiutato – di aderire alla procedura conciliativa. Studio3A, convinta nelle proprie ragioni, ha tuttavia deciso di andare fino in fondo con i propri assistiti e la compagnia è stata citata in causa avanti al Tribunale ordinario di Udine.

Finalmente, nei mesi scorsi il giudice, dott. Lorenzo Massarelli, ha pronunciato la sentenza, dando ragione piena all’azienda triestina. Il giudice, respingendo innanzitutto il tentativo della compagnia di scaricare le colpe sul mercato ortofrutticolo, ha chiarito che i “bins ribaltatisi sul furgone erano elementi che usualmente tutti gli operatori posano all’esterno dei capannoni a colonne di tre, vuoti, in attesa che i fornitori li ritirino”. Quindi, con una punta d’ironia, ha concluso che “in realtà quello che si è verificato di fatto rientra nella definizione di “bufera”, come desumibile da comuni dizionari di lingua italiana, mentre in contratto non ci sono altre definizioni convenzionali del termine. Inoltre è provato che il danno non è stato cagionato dalla mera caduta di oggetti sul veicolo, posto che l’energia che li ha spostati (come tutti, in verità, nella zona) è quella del vento spirato durante la bufera: dunque, si tratta di sinistro causato in via diretta dell’evento naturale dedotto in polizza”. La compagnia è stata pertanto condannata a versare alla ditta proprietaria del furgone oltre 11mila euro tra spese di riparazione del veicolo e spese di causa. Una storia che questa sera racconteranno Moreno Morello e il Presidente di Studio3A, dott. Ermes Trovò, sul Tg satirico di Mediaset.

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