Articolo Pubblicato il 7 settembre, 2020 alle 12:00.

Non è un mistero che i processi in Italia, oltre che lunghi, siano anche particolarmente costosi tra spese legali, di consulenze tecniche e quant’altro: un limite che purtroppo scoraggia molti dall’adire le vie legali per far valere i propri diritti e, per inciso, è proprio per questo, ossia per dare modo ad ogni cittadino di chiedere e ottenere quanto gli spetta in conseguenza di qualsiasi danno, che Studio3A anticipa e si fa sempre e totalmente carico di questi costi per conto dei propri assistiti.

Considerata dunque la spiccata rilevanza anche economica della questione, è sicuramente di primaria importanza l’ordinanza n. 18076/20 del 31 agosto 2020 con la quale la Cassazione ha affrontato la materia e, con una decisione che va a tutela degli assicurati, ha chiarito una volta per tutte di quali spese processuali l’assicurazione deve tenerli indenni.

 

Una causa per un problema di infiltrazioni in un condominio

Con sentenza del 2012 il Tribunale di Napoli, in parziale accoglimento della domanda risarcitoria proposta da un condomino per i danni da infiltrazioni subiti dal proprio appartamento, aveva condannato il proprietario dell’alloggio al piano di sopra e il Condominio al pagamento in suo favore della somma di 13.639 euro, ripartiti per un terzo a carico del primo e per due terzi a carico del secondo, oltre che al pagamento in solido tra loro delle spese di lite in favore del danneggiato. Aveva posto inoltre a carico dei soccombenti le spese della consulenza tecnica d’ufficio, nella misura della metà ciascuno, e dichiarato prescritta la domanda di manleva proposta dal proprietario dell’appartamento che aveva causato le infiltrazioni al vicino nei confronti della compagnia di assicurazioni Axa, con cui aveva acceso una polizza per la Responsabilità Civile verso terzi.

La Corte d’Appello di Napoli, presso la quale tutte le parti avevano appellato la sentenza, aveva quindi da un lato rideterminato in aumento l’importo liquidato in favore del danneggiato a titolo di risarcimento, dall’altro aveva invece accolto la domanda di manleva del condomino condannato a risarcire il vicino unitamente al condominio, escludendo la prescrizione del relativo diritto e condannato Axa “a rivalerlo di tutte le somme poste a suo carico ed a favore di (omissis) dalla sentenza appellata e dalla presente sentenza, ivi comprese le spese di Ctu e le spese di giudizio”.

 

Il ricorso in Cassazione del condomino assicurato

L’assicurato ha tuttavia proposto ricorso per Cassazione lamentando il fatto che la Corte territoriale avesse omesso la regolamentazione degli esborsi e compensi professionali nell’ambito del rapporto assicurato-assicuratore. Il ricorrente ha fatto notare come il giudice di secondo grado si fosse limitato a condannare l’assicuratore a rifondere all’assicurato le sole spese di soccombenza, senza accordare anche quelle di resistenza, così violando la le norme del Codice civile, aggiungendo che la mancata condanna dell’assicuratrice alla rifusione delle spese e delle competenze professionali in favore dell’assicurato era ingiusta e erronea anche in relazione alla regola “chiovendiana” secondo la quale “la necessità di ricorrere al giudice non deve tornare a danno di chi abbia ragione». 3.

La Suprema Corte accoglie le doglianze

Per la Cassazione il ricorso è fondato. L’assicurato contro i rischi della responsabilità civile, ove commetta un fatto illecito dal quale scaturisca una lite giudiziaria, può andare incontro a tre diversi tipi di spese processuali rammentano i giudici del Palazzaccio: le spese di soccombenza, cioè quelle che egli è tenuto a rifondere alla parte avversa vittoriosa, in conseguenza della condanna alle spese posta a suo carico dal giudice; le spese di resistenza, cioè quelle sostenute per remunerare il proprio difensore ed eventualmente i propri consulenti, allo scopo di resistere alla pretesa della controparte; le spese di chiamata in causa, cioè quelle sostenute per convenire in giudizio il proprio assicuratore, chiedendogli di essere tenuto indenne in caso di accoglimento della pretesa del terzo danneggiato.

 

Vanno rifuse dall’assicurazione sia le spese di soccombenza che le spese di resistenza

Le spese di soccombenza – spiega la Suprema Corte – non costituiscono che una delle tante conseguenze possibili del fatto illecito commesso dall’assicurato e perciò egli ha diritto di ripeterle dall’assicuratore, nei limiti del massimale. Le spese di resistenza non costituiscono propriamente una conseguenza del fatto illecito, ma rientrano nel genus delle spese di salvataggio (art. 1914 cod. civ.), in quanto sostenute per un interesse comune all’assicurato ed all’assicuratore.

Tali spese perciò possono anche eccedere il limite del massimale, nella proporzione stabilita dall’art. 1917, comma terzo, cod. civ. Le spese di chiamata in causa dell’assicuratore, infine, non costituiscono né conseguenze del rischio assicurato, né spese di salvataggio, ma comuni spese processuali, soggette alla disciplina degli artt. 91 e 92 cod. proc. civ.”

Nel caso di specie, invece, la Corte d’appello, errando, aveva condannato la Axa Assicurazioni a rifondere all’assicurato unicamente le spese di soccombenza, non accordandogli invece anche la rifusione di quelle di resistenza, ovvero, quelle sostenute per remunerare il proprio avvocato al fine di contrastare la pretesa attorea.

Così giudicando, la Corte territoriale ha effettivamente violato l’art. 1917, comma terzo, cod. civ., in quanto ha negato all’assicurato un diritto che costituisce un effetto naturale, ex art. 1374 c.c., del contratto di assicurazione della responsabilità civile” prosegue la Cassazione, che ha quindi cassato la sentenza impugnata con rinvio alla Corte d’Appello di Napoli, in diversa composizione, per il riesame della domanda di garanzia, sulla base del principio di diritto affermato dagli Ermellini:

L’assicurato contro i rischi della responsabilità civile ha diritto di essere tenuto indenne dal proprio assicuratore delle spese processuali che è stato costretto a rifondere al terzo danneggiato, entro i limiti del massimale; nonché delle spese sostenute per resistere alla pretesa di quegli, anche in eccedenza rispetto al massimale, purché entro il limite stabilito dall’art. 1917, comma terzo, cod. civ.”.