Articolo Pubblicato il 6 luglio, 2016 alle 12:23.

TESTATA: Corriere del Veneto – 06/07/2016

Venezia. Avevano legato al suo letto un anziano che poi era morto soffocato. D tribunale di Padova ha deciso di rinviare a giudizio un’infermiera e un’assistente della casa di riposo «Brada», Annamaria Dalla Riva, 51 anni, e Maria Rosaria Pedone, 25 anni. Secondo la procura infatti, sarebbero responsabili della morte di Graziano Zilio, anziano di Dolo. La prima data del processo è per il 28 ottobre. L’accusa è concorso in omicidio colposo: secondo la pm la notte del 10 febbraio 2014 avrebbero applicato all’uomo, durante il riposo notturno, una cintura addominale di contenimento, fissata con bende al letto, in assenza di prescrizione medica. La vittima, ex infermiere, era stato dimesso pochi giorni prima dal reparto di Psichiatria dell’ospedale di Dolo ed era stato ricoverato alla Brada. Quella sera, a quanto pare, l’uomo pareva irrequieto e il personale, senza avvertire i medici, avrebbe deciso di legarlo al letto per impedire che si facesse male. Nonostante la cintura, però, l’uomo era riuscito comunque a liberarsi e a scavalcare le protezioni laterali del letto, ma era rimasto incastrato tra le spondine metalliche. La morte era avvenuta per asfissia. Le due donne sono difese dagli avvocati Gianni Morrone e Fabio Pinelli, mentre i famigliari di Zilio si erano costituiti parte civile con l’avvocato Giorgio Bortolotto. Un’altra vicenda di malasanità, quella relativa alla morte della piccola Tasmin, avvenuta nel maggio del 2014. L’inchiesta penale va avanti, e affronterà in tribunale anche la partita dei risarcimenti, visto che l’Usl 12, lunedì, ha rifiutato di presentarsi all’incontro di mediazione con i legali della famiglia della piccola. La mattina del 27 maggio di due anni fa la mamma della bimba, incinta di 38 settimane e 6 giorni, era stata ricoverata all’ospedale dell’Angelo per dare alla luce il suo primo figlio: la gravidanza era stata regolare, le ecografie non avevano evidenziato problemi. Al momento del parto, però, erano emersi delle difficoltà. «L’ostetrica — dicono dallo Studio 3A, che segue il caso — aveva già chiamato da un po’ il medico di guardia, allertata evidentemente dalle anomalie in atto. Solo dopo svariate prove andate a vuoto, il medico era riuscito a estrarre dal corpo materno la piccola». Trasferita all’ospedale di Treviso, la bimba era morta nemmeno 24 ore dopo. La consulenza tecnica della procura, svolta dai medici Silvia Tambuscio, Daniele Trerisanuto e Alessandra Zambon aveva concluso che in diverse fasi l’operato non era stato corretto. L’ospedale però non ha voluto procedere a una conciliazione, non presentandosi al primo incontro in camera arbitrale.

L’Usi 12 ha diffuso una nota per spiegare le proprie ragioni: «Gli organi di controllo aziendale hanno evidenziato il comportamento corretto dei medici e del personale del reparto. Tale comportamento è stato analizzato e confermato anche da parte dell’ente assicurativo, attivato a seguito dell’avvio del procedimento risarcitorio. La perizia dei consulenti tecnici evidenzia come non vi siano responsabilità a carico dell’azienda. E a partire da tali conclusioni abbiamo quindi comunicato all’organismo competente la non adesione alla procedura di mediazione».

Davide Tamiello