Articolo Pubblicato il 21 giugno, 2019.

Almeno una ventina i partecipanti al “Venexxia Scooter Rally”

vittima” lo scorso maggio della linea ferrata del “siluro rosso”

Partecipano al motoraduno, finiscono ruote all’aria sulle rotaie del tram, e qualcuno anche in ospedale: si ripropone l’annoso problema. Nei giorni scorsi si sono rivolti a Studio 3A-Valore S.p.A., in modo del tutto autonomo, due centauri, un 39enne di Rubano (Padova), e un 40enne di Parma, accomunati dalla passione per la vespa, dall’aver partecipato, il 19 maggio, al “Venexxia Scooter Rally” – raduno storico organizzato dagli Scooterclub Italiani Riuniti, che festeggiavano il ventennale, dal 16 al 19 maggio al Lido di Venezia – e, soprattutto, dal fare parte di quel nutrito gruppo di malcapitati rimasti vittima della solita insidia delle rotaie del siluro rosso.

Complice il maltempo di quei giorni, e, trattandosi di persone arrivate da tutta Italia, la scarsa conoscenza di un pericolo a cui i veneziani hanno dovuto fare il “callo”, sono almeno una ventina gli appassionati che durante il percorso obbligato per raggiungere l’imbarco del ferry boat, ossia il Ponte della Libertà, hanno perso il controllo delle loro vespe attraversando la linea ferrata e sono rovinati sull’asfalto, danneggiando la loro preziosa due ruote (sono esemplari da collezione) e facendosi anche male. Il ventinovenne padovano è caduto alle 11.15 di quella domenica sul Ponte in direzione Tronchetto e per fortuna se l’è cavata con ferite lievi e non ha avuto bisogno di cure mediche: ha avuto invece bisogno di una bella “ripassata” dal carrozziere la sua vespa, che ha rimediato parecchie botte e strisciate. E’ andata peggio al trentenne emiliano, che ha perso l’equilibrio sulle rotaie un paio d’ore prima, alle 9.30, sempre sul Ponte della Libertà in direzione Mestre: oltre alla moto danneggiata, lui ha riportato anche delle brutte contusioni all’anca e al ginocchio sinistro. Ha stretto i denti ma quando è tornato a Parma, persistendo i dolori, ha dovuto ricorrere alle cure del pronto soccorso dell’ospedale cittadino, dove gli hanno dato sette giorni di prognosi e, da assumere, una bella dose di antidolorifici.

Attraverso la consulente personale Alice Righi, i due motociclisti, per essere risarciti dei danni fisici e materiali patiti, si sono affidati a Studio 3A-Valore S.p.A., società specializzata a livello nazionale nel risarcimento danni e nella tutela dei diritti dei cittadini, che ha già seguito diversi casi “sul genere” e ha subito raccolto tutta la documentazione medica e fotografica e le testimonianze che comprovano i fatti esposti dai propri assistiti. E che non mancavano di certo visto anche l’elevato numero di centauri a cui è toccato lo stesso destino quel giorno.

Studio 3A invierà un’altra, doppia richiesta danni a Veneto Strade, che gestisce il tratto di strada del Ponte della Libertà, e torna, in generale, a sollecitare una soluzione al grave problema per l’incolumità degli utenti delle due ruote costituito dalle rotaie che attraversano le strade, come aveva già fatto in passato invocando, quanto meno nei tratti più trafficati, come il Ponte, una separazione tra circolazione stradale e tranviaria: solo il 3,5% delle linee del tram corrono su corsie riservate, il resto è promiscuo. Un problema ancora più grave sul Ponte della Libertà, unica via su gomma per arrivare a Venezia, che è un rettilineo e dove infatti non si contano le cadute, i feriti e anche le vittime, come Chiara Nobile, la donna deceduta l’8 giugno 2016 in seguito ad una caduta dallo scooter condotto dal marito, che rimase a sua volta gravemente ferito. Il fascicolo a carico dell’uomo per omicidio stradale è stato archiviato perché i consulenti tecnici nominati dalla Procura di Venezia conclusero, appunto, che la colpevole era la rotaia: “la sezione trasversale della sede tranviaria, con sopralzo di 5-7 millimetri del fungo della rotaia sul piano di rotolamento delle ruote del tram, determina una condizione di pericolosità per i veicoli a due ruote, soprattutto nei tratti in rettilineo come il Ponte della Libertà, dove il veicolo stradale percorre una traiettoria parallela alla rotaia del tram. Tale pericolosità può essere stata almeno una concausa dell’incidente se non l’elemento principale”.

Gli ingegneri Agostino Cappelli e Mario Piacenti, i due Ctu, avevano anche prefigurato responsabilità in capo alla commissione locale promotrice del metrobus, composta tra gli altri dal Comune di Venezia e della Pmv, per non aver rispettato le indicazioni fornite dalla commissione nazionale sicurezza del Ministero delle Infrastrutture e Trasporti, “sia in merito all’allineamento orizzontale della piattaforma (rotaia-piano di appoggio delle due ruote), sia alla realizzazione di misure che escludessero sul Ponte della Libertà la circolazione promiscua dei veicoli a due ruote sulla corsia dì circolazione del tram”: dalle misurazioni effettuate dai consulenti, in tre sezioni diverse del Ponte, il sopralzo, cioè la sporgenza, della rotaia, risultava mediamente di 7 millimetri rispetto all’allineamento della piattaforma, che sarebbe dovuta essere sullo stesso piano. Peccato che questa perizia, depositata nel 2017, sia servita solo a scagionare il marito di Chiara Nobile: la Procura, ad ora almeno, non ha preso altri provvedimenti.