Articolo Pubblicato il 8 aprile, 2020 alle 10:00.

Quante volte i cittadini italiani, sempre di più, colpiti dai ripetuti allagamenti ed esondazioni, si sentono ripetere dalle istituzioni che si è trattato di un fenomeno eccezionale, che non ci si poteva fare nulla e che bisogna solo mettersi l’animo in pace?

Ebbene, queste giustificazioni, tanto più a fronte dei cambiamenti climatici in atto, cominciano a scricchiolare, anzi, i danneggiati hanno tutta la possibilità, laddove sussistano lacune manutentive, di chiedere direttamente i danni agli enti competenti o ai soggetti responsabili, anche al di fuori dell’eventuale riconoscimento di uno stato di calamità che comunque disporrebbe sempre di fondi limitati.

 

Una significativa sentenza della Corte d’Appello di Genova

Significativa, in tal senso, una recente sentenza, la n. 1206/19, che arriva da una delle regioni più martoriate dai fenomeni alluvionali, la Liguria, più precisamente dalla Corte d’Appello di Genova, secondo la quale le forti piogge che si abbattono ormai sempre più frequentemente su determinati territori non possono essere considerate fattori eccezionali o imprevedibili tali da configurare il caso fortuito o la forza maggiore, e quindi sufficienti a escludere la responsabilità del custode per i danni verificatisi.

Al contrario, in tali evenienze, la causa dei danni deve rinvenirsi nei fattori antropici, come l’assenza, l’insufficienza o il difetto di manutenzione di fondi e fabbricati.

 

Un alluvionato chiede i danni ai vicini e al suo Comune

Il caso in questione risale al terribile evento alluvionale verificatosi in Liguria nel settembre 2006 (in foto), a seguito del quale un fabbricato aveva subito ingenti danni, costituiti dal parziale crollo del muro di contenimento del sedime della casa in costruzione, da lesioni lungo le pareti, dal cedimento di parte delle fasce della strada e dei muri in pietra posti a confine del terreno.

Il proprietario dell’edificio riteneva che la causa dell’accaduto fosse lo stato di abbandono della proprietà di un vicino confinante, posta a monte del fabbricato danneggiato, e aveva pertanto citato in causa quest’ultimo per ottenere il ristoro dei danni subiti. Nel corso del giudizio, poi, la controversia si era allargata anche ad altri due confinanti e al Comune, responsabile per la rottura di un tubo sostitutivo di un corso d’acqua.

 

La sua domanda viene accolta sia in primo grado sia in appello

A seguito dell‘istruttoria, il Tribunale aveva ritenuto fondata la domanda, ripartendo la responsabilità in diverse percentuali tra i confinanti del danneggiato e l’Amministrazione comunale. I giudici, in particolare, già nel primo grado avevano negato l’esistenza del caso fortuito o forza maggiore – invocata dai soggetti chiamati in giudizio – ex articolo 2051 cod. civ. che avrebbe escluso ogni responsabilità.

In sostanza, secondo il Tribunale la causa dell’evento dannoso era costituita dall’assenza o insufficienza di opere di controllo, manutenzione e prevenzione e non, invece, dalla forte pioggia che si era abbattuta quel giorno.

I vicini di casa del danneggiato e il Comune hanno appellato la decisione, riproponendo in buona sostanza la tesi secondo la quale nella fattispecie era da applicarsi l’articolo 2051 cod. civ. Ma anche per la Corte d’appello non si è in presenza di alcun fattore eccezionale.

 

Nessun evento eccezionale: a monte dell’evento la cattiva manutenzione

Per i giudici di secondo grado, infatti, la causa scatenante dei danni è da rinvenirsi nella predisposizione naturale del terreno, con accentuata acclività di un versante, unita alla “carenza di manutenzione, difetti di costruzione ed insufficienza di prevenzione”. T

ale causa antropica, precisa la Corte nel rigettare l’appello e confermare la sentenza di primo grado, “in tutte le sue componenti oggettive e soggettive, è stata, da sola, sufficiente a determinare l’evento dannoso, il cui nesso causale non può ritenersi affatto interrotto, sotto il profilo dell’eccezionalità, dall’evento alluvionale”.

Anche perché, conclude il Collegio, “non possono considerarsi come eventi imprevedibili alcuni fenomeni atmosferici ormai sempre più frequenti”.