Articolo Pubblicato il 22 ottobre, 2020 alle 12:00.

Non può contestare l’attribuzione delle circostanze aggravanti colui che, mettendosi al volante dopo aver alzato il gomito, provochi un incidente con una manovra scriteriata riconducibile al suo stato alterato.

A ribadire il principio la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 28729/20 depositata il 16 ottobre 2020 con cui ha respinto il ricorso di un automobilista.

 

Condannato per guida in stato di ebbrezza aggravata dall’aver causato un sinistro

L’uomo nel 2019 era stato condannato dalla Corte d’Appello di Trieste, peraltro confermando la sentenza di primo grado, per il reato di cui all’art 186 lett. c del Codice della Strada (guida in stato di ebbrezza avendo causato un incidente, nel 2015, con tasso alcolemico 1,90 g/I) alla pena (sospesa) di mesi 6 di reclusione e 1.500 euro di ammenda.

I giudici avevano altresì riconosciute le generiche equivalenti all’aggravante di cui all’art. 186, comma 2-bis, cod. strada (che recita, testuale: “Se il conducente in stato di ebbrezza provoca un incidente stradale, le sanzioni di cui al comma 2 del presente articolo e al comma 3 dell’articolo 186-bis sono raddoppiate ed è disposto il fermo amministrativo del veicolo per centottanta giorni, salvo che il veicolo appartenga a persona estranea all’illecito.

Qualora per il conducente che provochi un incidente stradale sia stato accertato un valore corrispondente ad un tasso alcolemico superiore a 1,5 grammi per litro (g/l), fatto salvo quanto previsto dal quinto e sesto periodo della lettera c) del comma 2 del presente articolo, la patente di guida è sempre revocata ai sensi del capo II, sezione II, del titolo VI.

È fatta salva in ogni caso l’applicazione dell’articolo 222), applicando  le sanzioni amministrative accessorie della confisca del veicolo e della revoca della patente.

 

L’automobilista ricorre per Cassazione attribuendo la causa dell’incidente alla pioggia

L’imputato tuttavia ha proposto ricorso anche per Cassazione lamentando la mancata assunzione della prova decisiva di una perizia di ufficio, la cui istanza, finalizzata alla verifica della contestata aggravante, era stata rigettata dalla Corte territoriale in quanto ritenuta superflua, e la “omessa, contraddittoria e manifesta illogicità” della motivazione del mancato conferimento di una Ctu.

Inoltre, l’automobilista ha contestato il vizio di motivazione ed il travisamento della prova in ordine alla sussistenza dell’aggravante della provocazione del sinistro, affermata a suo dire in modo illogico sulla base della mancata uscita di strada in quel punto di un altro conducente, che tuttavia, provenendo dal senso opposto di marcia e guidando un veicolo più stabile, avrebbe goduto di condizioni diverse rispetto alle sue: secondo il ricorrente la dinamica del sinistro era dovuta esclusivamente alle condizioni bagnate e scivolose dell’asfalto, e non allo stato di ebbrezza.

La Suprema Corte respinge il ricorso

Per la Cassazione, tuttavia, il ricorso non può essere accolto. Per la Suprema Corte i primi due motivi di doglianza sono manifestamente infondati, in quanto “la motivazione della sentenza impugnata è esaustiva e congrua, essendosi il giudice dell’impugnazione soffermato in modo puntuale sugli elementi indiziari relativi al collegamento eziologico tra l’ebbrezza dell’imputato ed il sinistro e conseguentemente avendo sufficientemente e coerentemente concluso in ordine alla superfluità dell’accertamento peritale”.

Ma gli Ermellini si soffermano, rigettandola con forza, soprattutto sulla terza doglianza, inerente la sussistenza dell’aggravante contestata. Secondo la Cassazione, i giudici di merito hanno ben evidenziato “l’anomala manovra posta in essere dall’imputato e descritta anche da un testimone”, ossia la perdita di controllo del veicolo, nell’affrontare la curva, avvenuta per un’eccessiva sterzata verso il margine destro della corsia di marcia, la repentina correzione di direzione e il successivo immediato sbandamento a destra.

 

La perdita di controllo del veicolo e l’incidente erano collegati all’alterazione alcolica

Un manovra che, proseguono i giudici del Palazzaccio, con una “motivazione completa e non manifestamente illogica, è stata ritenuta sintomatica della riconducibilità del sinistro allo stato di ebbrezza”: la Corte d’appello aveva ritenuto che “l’importante alterazione alcolica certamente concorse a cagionare il sinistro stradale con turbativa della circolazione, già solo apprezzabile alla luce del quasi contestuale sopraggiungere, nella direzione di marcia opposta, della vettura di (omissis)”.

In tema di guida in stato di ebbrezza, infatti, la Suprema Corte conclude specificando che l’aggravante di aver provocato un incidente stradale, prevista dall’art. 186, comma 2-bis, cod. strada, non può essere ascritta, “non potendosi giustificare un deteriore trattamento sanzionatorio, a carico di chi, pur procedendo illecitamente in stato di ebbrezza, sia stato coinvolto in un incidente stradale di per sé oggettivamente imprevedibile e inevitabile e in ogni caso privo di ogni connessione con il suo stato di alterazione alcolica”.

Ai fini della configurabilità dell’aggravante è necessaria “la sussistenza di un nesso di strumentalità – occasionalità tra lo stato di ebbrezza e l’incidente”, circostanza nella fattispecie ampiamente provata. Pertanto, ricorso rigettato e condanna confermata.